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Come costruire una pensione più solida

LA PREVIDENZA

Come costruire una pensione più solida

Paolo Giuliani, dirigente del Servizio Contributi e prestazioni Enpaf
Paolo Giuliani, dirigente del Servizio Contributi e prestazioni Enpaf

La riduzione del tasso di sostituzione rende sempre più difficile mantenere lo stesso tenore di vita dopo il pensionamento. Per i farmacisti, ecco quali strumenti possono rafforzare il trattamento previdenziale futuro

16 luglio 2026

di Paolo Giuliani,
dirigente del Servizio Contributi e prestazioni Enpaf

Sempre più spesso negli ultimi anni ricorre un’espressione che evoca scenari foschi per la vita futura dei cittadini italiani: si tratta del “tasso di sostituzione”, il rapporto percentuale tra l’importo del primo rateo di pensione e l’ultimo stipendio o reddito percepito prima del pensionamento.

Se l’applicazione del metodo di calcolo retributivo garantiva un tasso di sostituzione dell’80 per cento, l’introduzione a opera della legge n. 335/1995 (la cosiddetta “Riforma Dini”), del meno generoso metodo di calcolo contributivo, determina un tasso di sostituzione che dal 60 per cento potrebbe arrivare al 40 per cento, a seconda della categoria di appartenenza e del momento in cui sarà liquidata la pensione.

Al di là di quanto si possa leggere sulla stampa generalista e specializzata, i dati sono confermati dai report periodici della Ragioneria generale dello Stato. Questi numeri dovrebbero indurre tutti i lavoratori dipendenti e autonomi, ma anche i liberi professionisti, a riflettere senza ritardi su quello che sarà il loro futuro previdenziale.

È sempre più necessario, dunque, che il lavoratore o il professionista si doti di una pensione complementare, che possa integrare la pensione principale che verrà erogata dall’Inps o dalla Cassa di appartenenza, per garantirsi un tenore di vita adeguato.

Prima di addentrarsi nello specifico della previdenza complementare, è necessario sottolineare che per quanto riguarda i farmacisti lavoratori dipendenti, l’Enpaf, pur appartenendo al sistema della previdenza obbligatoria, svolge una funzione di integrazione rispetto alla pensione Inps. Sebbene l’importo sia generalmente contenuto, la pensione Enpaf può contribuire a rendere meno gravoso economicamente il passaggio dalla vita attiva al pensionamento.

Anche per l’iscritto che abbia nell’Enpaf l’unica Cassa di riferimento, l’Ente mette a disposizione strumenti utili per rafforzare la futura pensione e, tra questi, la contribuzione volontaria, che incrementa il trattamento pensionistico ed è integralmente deducibile ai fini fiscali.

La previdenza complementare si inserisce in questo quadro come un ulteriore livello di tutela previdenziale, che si affianca alla previdenza obbligatoria e contribuisce a mantenere un adeguato livello di reddito dopo il pensionamento.

Cos’è la previdenza complementare?

La previdenza complementare è una forma di risparmio volontario del lavoratore, il quale conferisce i propri contributi, il contributo del datore di lavoro e il Tfr a favore di un fondo pensione. Si parla di “secondo pilastro” perché la funzione della previdenza complementare è quella di integrare la pensione che viene erogata nell’ambito del sistema obbligatorio (Inps), o “primo pilastro”.

Le forme pensionistiche complementari si distinguono in:

  • fondi pensione negoziali, previsti dal contratto collettivo, con contribuzione a carico del datore di lavoro; il lavoratore può, a sua volta, versare il suo contributo oltre alle quote del Tfr maturando;
  • fondi pensione aperti, istituiti da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare;
  • piani individuali pensionistici, istituiti dalle imprese di assicurazioni.

I contributi versati vengono accantonati in conti individuali e investiti con la finalità di costituire il montante finale, che si convertirà in una rendita mensile.

Il ruolo del Tfr nella previdenza complementare

Uno degli aspetti che suscita maggiori dubbi riguarda la destinazione del Tfr al fondo pensione. Il Tfr rappresenta infatti la principale fonte di finanziamento per la previdenza complementare ma, al tempo stesso, il lavoratore lo ha sempre considerato un paracadute per i casi di criticità del suo percorso lavorativo.

Per incentivare l’adesione ai fondi pensione, il legislatore ha introdotto da tempo un meccanismo di silenzio-assenso. La legge di bilancio per il 2026 ha ulteriormente ridotto il termine per l’esercizio della scelta: mentre in precedenza il lavoratore aveva sei mesi dall’assunzione, in caso di prima occupazione dal 1° luglio 2026 il lavoratore avrà sessanta giorni di tempo per decidere se destinare il proprio Tfr al fondo di previdenza complementare o se lasciarlo in azienda. In caso di mancata decisione, sarà automaticamente destinato al fondo.

È comunque possibile chiedere al Fondo un’anticipazione delle somme maturate per far fronte a specifiche esigenze del lavoratore o dei suoi familiari, secondo modalità analoghe a quelle previste dal Codice civile per il Tfr.

La fase di erogazione e la proposta di FondoSanità

Al raggiungimento dei requisiti per la pensione obbligatoria e con almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, è possibile ottenere una rendita, ossia l’erogazione della pensione complementare per tutta la vita, con possibile attivazione della clausola di reversibilità a favore dei superstiti.

In alternativa, è possibile richiedere la liquidazione in un’unica soluzione di una parte del capitale accumulato, fino a un massimo del 50 per cento, destinando la parte restante alla rendita. La liquidazione dell’intera posizione maturata in capitale è invece possibile se il montante è esiguo. La tassazione applicata alle prestazioni è particolarmente favorevole.

Anche il limite della deducibilità fiscale dei contributi versati è stato recentemente incrementato, passando da 5.164,57 euro a 5.300,00 euro.

Per i professionisti dell’area sanitaria è stato istituito da diverso tempo FondoSanità, un Fondo pensione “chiuso” – al quale possono aderire volontariamente odontoiatri, medici, farmacisti, infermieri, veterinari ed altre figure professionali dell’ambito sanitario – che presenta commissioni contenute e rendimenti positivi nei diversi comparti di investimento. Il numero di iscritti, specie tra i farmacisti, è ancora limitato, ma in crescita costante.

A decorrere dal 1° ottobre 2026, FondoSanità assumerà la denominazione di FondoPro, in attuazione delle modifiche statutarie già approvate dalla Covip (la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). Il nuovo assetto è finalizzato a rafforzare il ruolo del Fondo quale punto di riferimento per tutti i professionisti, non solo quelli sanitari, iscritti agli enti di previdenza, ampliando la platea dei potenziali aderenti e le prospettive di sviluppo.

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