informazione, partecipazione, condivisione

Cosmetica, da eccellenza industriale a strategia di Paese

IL MERCATO

Cosmetica, da eccellenza industriale a strategia di Paese

@ Ufficio stampa Cosmetica Italia

All’Assemblea Pubblica 2026 di Cosmetica Italia numeri record, export in crescita e una richiesta precisa alle istituzioni: riconoscere il settore come uno degli asset strategici del made in Italy

9 luglio 2026

di Eleonora Teti, farmacista

Diciotto miliardi di euro di fatturato, 8,6 miliardi di export, una filiera che vale quasi 50 miliardi e oltre mezzo milione di persone coinvolte. Sono numeri che raccontano la forza dell’industria cosmetica italiana, ma non spiegano da soli il significato dell’Assemblea Pubblica 2026 di Cosmetica Italia, ospitata all’Ara Pacis di Roma.

Il messaggio lanciato dalle imprese va infatti oltre i risultati economici. La cosmetica italiana non chiede più soltanto di essere riconosciuta come un’eccellenza del made in Italy: rivendica un ruolo da protagonista nella politica industriale del Paese, al pari di settori come moda, agroalimentare, design e meccanica.

Non è un caso che il titolo scelto per l’evento – “Fare impresa, creare valore. Innovazione e competitività per il futuro del sistema cosmetico italiano” – richiami direttamente la necessità di costruire un ecosistema capace di sostenere la crescita delle imprese attraverso innovazione, ricerca, internazionalizzazione e dialogo con le istituzioni.

Un comparto che continua a crescere

Ad aprire i lavori è stato il presidente di Cosmetica Italia, Benedetto Lavino, che ha ricordato come il settore stia vivendo una fase di sviluppo particolarmente favorevole. Nel 2025 il fatturato dell’industria cosmetica italiana ha raggiunto 18 miliardi di euro, mentre il valore della filiera estesa – comprendendo materie prime, macchinari, packaging, distribuzione e servizi – arriva a 49 miliardi.

L’export continua a rappresentare il principale motore della crescita: 8,6 miliardi di euro nell’ultimo anno, con un incremento medio di quasi il 9 per cento annuo negli ultimi quindici anni, che colloca l’Italia al quinto posto tra gli esportatori mondiali del settore. «Vogliamo costruire una piattaforma di sistema – ha spiegato Lavino – che renda le imprese italiane sempre più competitive sui mercati internazionali». Parole che anticipano quello che sarà il filo conduttore dell’intera Assemblea: fare sistema.

L’analisi TEHA: la cosmetica è una “superpotenza” industriale

Il cuore dell’incontro è stata la presentazione dell’Osservatorio strategico realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA), illustrato dal managing partner Valerio De Molli. Lo studio fotografa un settore dalle dimensioni spesso sottovalutate. La filiera genera 31,5 miliardi di euro di valore aggiunto, garantisce lavoro a circa 500 mila persone e produce 10,5 miliardi di euro di gettito fiscale ogni anno.

«La cosmetica italiana è una superpotenza industriale ancora sottovalutata», ha osservato De Molli, sintetizzando il messaggio dell’intero rapporto. La crescita registrata nell’ultimo decennio parla da sola: +6,1 per cento medio annuo, una velocità sei volte superiore a quella dell’economia italiana nello stesso periodo. Un risultato che conferma come il comparto non rappresenti più una nicchia manifatturiera, ma uno dei motori più dinamici del made in Italy.

Non un consumo voluttuario, ma un bisogno quotidiano

Tra gli elementi più interessanti emersi dall’Osservatorio c’è un dato destinato a far discutere. Analizzando la spesa delle famiglie nei diversi livelli di reddito, TEHA ha evidenziato che il consumo di prodotti cosmetici varia molto poco tra le fasce economicamente più deboli e quelle più abbienti. Una distribuzione che avvicina la cosmetica ai beni essenziali più che ai consumi discrezionali. Per De Molli è la dimostrazione che il cosmetico è ormai parte integrante della cura della persona, dell’igiene quotidiana, della prevenzione e del benessere.

Una lettura condivisa anche da Lavino, che ha ricordato come il comparto stia investendo sempre di più in progetti di educazione all’uso consapevole dei cosmetici, a partire dalle scuole primarie.

Export: la forza del made in Italy

Se esiste un elemento che caratterizza il settore è la sua capacità di competere sui mercati internazionali. Negli ultimi quindici anni le esportazioni italiane di cosmetici sono quadruplicate, con una crescita media dell’8,9 per cento annuo. Nel 2025 il saldo commerciale ha raggiunto il record di 5,1 miliardi di euro, mentre il comparto è risultato quello con la migliore performance export tra le principali industrie manifatturiere italiane.

Particolarmente positive anche le prospettive sui mercati internazionali. Gli Stati Uniti restano il primo sbocco commerciale extraeuropeo, mentre Medio Oriente, Mercosur e India vengono indicati come le aree con il maggiore potenziale di sviluppo.

Secondo la survey presentata durante l’Assemblea, oltre il 60 per cento delle imprese prevede un export stabile o in crescita anche nel 2026, nonostante il contesto geopolitico e le tensioni commerciali.

Innovazione e sostenibilità come leve competitive

L’innovazione continua a rappresentare uno dei principali punti di forza dell’industria cosmetica italiana. Le imprese destinano alla ricerca circa il 6 per cento del fatturato, quasi il doppio rispetto alla media dell’intera manifattura nazionale.

Allo stesso tempo cresce l’impegno verso la sostenibilità. Nel solo 2024 il comparto ha investito circa 300 milioni di euro nella transizione ecologica, intervenendo su packaging, efficienza energetica, materie prime e riduzione dell’impatto ambientale.

“Fare sistema”

L’Assemblea ha registrato una significativa convergenza tra Governo, Parlamento e rappresentanti delle imprese. Nel videomessaggio inviato per l’occasione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la cosmetica «una delle eccellenze più dinamiche e innovative del made in Italy», assicurando il sostegno dell’esecutivo ai processi di innovazione e internazionalizzazione.

A chiudere l’Assemblea è stato ancora Benedetto Lavino. «Un anno fa ci eravamo lasciati con una parola chiave: fare insieme. Oggi possiamo dire di aver costruito un anno di lavoro condiviso tra imprese, associazione e istituzioni»: probabilmente la sintesi più efficace dell’intero appuntamento romano.

Se i numeri raccontano un settore in piena salute, l’Assemblea dell’Ara Pacis ha mostrato soprattutto un cambio di prospettiva. La cosmetica italiana non si presenta più soltanto come un’industria che cresce, esporta e innova. Chiede di essere riconosciuta come uno degli asset strategici del made in Italy, capace di generare occupazione qualificata, ricerca, valore aggiunto e competitività internazionale. La sfida, ora, è trasformare questa consapevolezza in una politica industriale stabile, costruita insieme da imprese e istituzioni.

0 Condivisioni

Altre news

8 Luglio 2026 ,