Dal controllare al governare: il futuro con l’AI
EFFETTI COLLATERALI
Dal controllare al governare: il futuro con l’AI

Rassicurare la categoria sostenendo che l’algoritmo non sostituirà il medico è un’illusione. L’intelligenza artificiale supererà (probabilmente) la precisione umana: per non subire la tecnologia, la medicina deve ridefinire le proprie funzioni e puntare sulla governance.
Questa rubrica, curata dal medico chirurgo Giancarlo Addonisio, vuole offrire uno sguardo curioso e talvolta irriverente su ciò che accade dentro e intorno alla sanità. Perché la medicina cura ma qualche reazione avversa la produce.
8 ottobre 2026
di Giancarlo Addonisio,
medico chirurgo, specialista in Radiodiagnostica
Qualche giorno fa ho letto, su una delle riviste di categoria, un articolo sui rapporti tra radiologia e AI. Lo metto in coda a tanti altri recentemente pubblicati sull’argomento e rimango del parere che molta della discussione su questo tema continui a essere costruita per rassicurare il radiologo, anziché per comprendere in che direzione sta andando la radiologia, e quindi la medicina, nel suo complesso.
Il paradigma ricorrente in questi articoli sembra più o meno questo: l’AI diventerà potentissima, però avrà sempre bisogno del supporto umano perché il medico possiede giudizio critico, responsabilità, empatia, capacità di contestualizzazione. Tutte cose vere oggi, ma da cui non discende affatto che l’assetto professionale attuale sia destinato a sopravvivere nel tempo.
Tre domande
Secondo me quando si affronta questo problema vengono mescolate in modo disordinato tre domande molto diverse:
- L’AI potrà fare ciò che oggi fa il medico? Per alcune funzioni, verosimilmente sì; per altre, al momento, non sappiamo ancora fino a che punto. Possiamo immaginarlo, certo, ma la conferma potrà darla solo il tempo.
- Sarà opportuno affidarle autonomamente quelle funzioni? È una questione diversa che riguarda sicurezza, validazione, organizzazione, responsabilità e normativa. Ci torneremo dopo.
- Che cosa dovrà diventare il medico quando una quota crescente del suo attuale lavoro sarà automatizzabile? Questa è la domanda critica, soprattutto se ripenso a come è evoluta la medicina di laboratorio, ed è quella che sento porre meno spesso.
Se l’AI diventa più performante, il valore del medico, anche solo in qualità di governo del sistema, non è automaticamente destinato ad aumentare. Non esiste alcuna legge naturale che possa garantirlo. Se un algoritmo arriverà a interpretare autonomamente esami standardizzati con prestazioni superiori al radiologo medio, il valore economico e professionale del lavoro medico potrebbe diminuire, invece che aumentare. Ma le AI imparano rapidamente anche il resto, non soltanto l’aspetto puramente tecnico della disciplina. Ripetere che il radiologo servirà comunque, anche in un mondo governato dalle AI, non costituisce una strategia professionale sul lungo termine, e nemmeno sul medio. In questo dissento dall’autore dell’articolo: la questione centrale è tecnica e riguarda proprio la potenza degli algoritmi.
Chi controlla il controllore?
E c’è un’altra questione altrettanto stimolante. Il mantra attuale è: l’AI propone, il medico controlla e quindi decide. Ma questo modello può funzionare soltanto finché il controllore è almeno parimenti competente rispetto al sistema controllato. Se fra dieci o quindici anni, ma è quasi scontato che accadrà tra meno tempo, un sistema artificiale arrivasse a commettere meno errori di un medico (e basterebbe anche un solo errore in meno, moltiplicato per un numero tot di prestazioni, a dargli ragione), chiedere al secondo di certificare il primo diventerebbe concettualmente curioso. Un po’ come se negli anni ’70 i matematici avessero messo un uomo davanti alla calcolatrice da diecimila lire per controllare che il risultato della divisione non fosse errato. Capite qual è il nodo della questione?
A quel punto la speranza di sopravvivenza del medico come figura professionale potrebbe assumere un’altra sfumatura: non controllare ogni singola risposta della macchina ma governare il sistema diagnostico nel suo complesso. Tipo: validare appropriatezza e protocolli; integrare imaging, clinica, laboratorio e dati della letteratura; affrontare in gruppo il problema dei casi discordanti; gestire l’incertezza; intervenire nei punti decisionali ad alto rischio; comunicare al paziente l’esito dell’esame; partecipare direttamente alle decisioni cliniche; valutare e sorvegliare l’impatto degli algoritmi nel mondo reale.
Difendere o ridefinire
Ed è qui che vedo la differenza fra le due possibili strategie professionali: da un lato chi vuole difendere le attività che oggi, e chissà per quanto tempo ancora, definiscono il medico, dall’altra chi vorrebbe ridefinire il medico prima che siano le tecnologie e il mercato a farlo al suo posto.
La seconda mi sembra la sola strada realmente percorribile. E, incidentalmente, è anche molto più inquietante della liturgia secondo la quale l’AI non sostituirà mai il medico perché “manca di umanità”. Perché l’AI potrebbe benissimo non sostituire il medico e tuttavia sostituire una parte enorme di ciò che oggi chiamiamo “lavoro del medico”. Ignorarlo vuol dire non aver compreso la natura del cambiamento che è già alle porte.