Dal Servizio sanitario al Sistema salute
IL RAPPORTO
Dal Servizio sanitario al Sistema salute

Secondo il XXI Rapporto Sanità del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea) è urgente un cambio di paradigma per l’assistenza pubblica in affanno. L’equilibrio tra equità e sostenibilità passa anche dalla farmacia
29 gennaio 2026
di Rossella Gemma
Il Servizio sanitario nazionale continua a garantire buoni risultati in termini di esiti di salute, ma mostra segnali sempre più evidenti di affaticamento sul fronte dell’equità e della sostenibilità. È quanto emerge dal XXI Rapporto Sanità del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea), che analizza in profondità le trasformazioni intervenute negli ultimi decenni e mette in luce come la tenuta del sistema sia stata assicurata anche attraverso forme di razionamento implicito, con un progressivo trasferimento di costi sulle famiglie.
Sanità sempre più privata
I dati sono chiari: rispetto agli anni Ottanta, la quota di famiglie che sostiene spese sanitarie private è cresciuta in modo significativo, passando da poco più della metà a circa il 70 per cento. Parallelamente, l’incidenza della spesa sanitaria sui bilanci familiari è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4,3 per cento e arrivando a valori decisamente più elevati tra le famiglie meno istruite e meno abbienti. Un andamento che appare in contrasto con la promessa di universalità su cui si fonda il Ssn e che segnala un peggioramento sostanziale dell’equità nell’accesso alle cure.
La crescita della spesa privata non è omogenea sul territorio. Se in passato era maggiore nelle aree con redditi più elevati, oggi si concentra soprattutto nel Centro e nel Mezzogiorno, dove sembra rispondere più a carenze del servizio pubblico che a una reale capacità di spesa. In queste aree, il ricorso a prestazioni e servizi sanitari a pagamento assume il carattere di una necessità, spesso indispensabile per accedere in tempi congrui ai percorsi di cura.
Sostenibilità a discapito della qualità
Secondo il Rapporto, la sostenibilità finanziaria del Ssn è stata garantita negli anni più attraverso tagli e contenimenti che mediante un reale efficientamento del sistema. La quota di spesa sanitaria coperta dal pubblico si è progressivamente ridotta, attestandosi su valori inferiori alla media dei principali Paesi europei. Ne è derivato un razionamento implicito delle tutele che ha colpito in modo particolare le fasce più fragili della popolazione, contribuendo all’aumento delle rinunce alle cure e delle cosiddette “spese catastrofiche”, soprattutto in ambiti come l’odontoiatria e l’assistenza ai non autosufficienti.
Cresce la spesa per i farmaci
In questo quadro si inserisce anche il tema della spesa farmaceutica, che continua a crescere a ritmi sostenuti, trainata dall’innovazione. Il Rapporto sottolinea come, nonostante i tentativi di contenimento, la dinamica della spesa per i farmaci resti un fattore critico per la programmazione, con il rischio di nuovi sforamenti dei tetti di spesa. Al tempo stesso, l’innovazione terapeutica viene riconosciuta come uno degli elementi che hanno consentito al sistema di migliorare l’efficienza complessiva, riducendo per esempio ricoveri e degenze, anche a fronte dell’invecchiamento della popolazione.
Nuovi bisogni
I bisogni di salute, nel frattempo, sono profondamente cambiati. Come ormai sappiamo bene, l’Italia è un Paese sempre più anziano, con un aumento rilevante delle persone con patologie croniche e non autosufficienti. A questi mutamenti demografici si affiancano trasformazioni sociali che rendono più frequenti i bisogni “ibridi”, in cui la dimensione sanitaria e quella sociale sono strettamente intrecciate. È proprio su questo terreno che il Ssn mostra le maggiori difficoltà di adattamento.
Le indagini condotte dal Crea indicano che la soddisfazione dei cittadini è elevata per l’assistenza della medicina generale e per l’accesso ai farmaci, mentre risulta insufficiente per l’assistenza domiciliare, la residenzialità e il supporto alla non autosufficienza. Emergono inoltre nuove aspettative legate non solo alla qualità clinica delle prestazioni, ma anche alle modalità di erogazione dei servizi, ai tempi di attesa e all’impatto dell’assistenza sulla vita quotidiana dei pazienti e delle loro famiglie.
Il ruolo strategico della farmacia
In questo contesto, la farmacia territoriale assume un’importanza sempre più rilevante. Per prossimità, capillarità e competenze professionali rappresenta uno dei punti di accesso più immediati e riconosciuti dal cittadino. La sua funzione non si limita alla dispensazione del farmaco, ma si estende all’orientamento, alla presa in carico della cronicità e all’intercettazione precoce di bisogni sanitari e sociali, soprattutto nelle fasce di popolazione più fragili.
La capacità della farmacia di garantire continuità assistenziale e di facilitare l’accesso alle cure la rende un elemento chiave nel passaggio, come auspicato dal Crea, da un modello centrato esclusivamente sul Servizio sanitario a una visione più ampia di Sistema salute. In una fase storica caratterizzata da risorse limitate e da bisogni crescenti, il rafforzamento della sanità di prossimità può contribuire a mitigare gli effetti del razionamento implicito e a migliorare l’equità complessiva del sistema.
Un cambio di paradigma
Il XXI Rapporto Sanità richiama infine la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche sanitarie, che tenga conto dell’integrazione sociosanitaria, della ridefinizione del concetto di appropriatezza e di una governance più coerente con l’approccio One Health. Senza una revisione strutturale, l’attuale assetto del SSN rischia di non essere in grado di rispondere ai bisogni in evoluzione della popolazione.
In questa prospettiva, la farmacia è chiamata a svolgere un ruolo sempre più attivo come infrastruttura sanitaria di prossimità, contribuendo non solo alla sostenibilità economica del sistema, ma anche alla tutela dell’equità, principio fondante del Servizio sanitario nazionale.