Denatalità e welfare
IL CONVEGNO
Denatalità e welfare

La crisi demografica in Italia porta a stimare quasi -1 per cento annuo sul PIL entro il 2050. Per contribuire a invertire il trend di decrescita – è stato detto in un recente convegno sul tema a Roma – sarebbe necessario implementare la Pma in tutte le Regioni, come previsto dai Lea, ed educare alla prevenzione e a preservare la fertilità
17 luglio 2025
a cura della Redazione
La denatalità in Italia rappresenta una delle principali minacce alla sostenibilità del sistema di welfare. Secondo una recente analisi condotta da Spher – Social and Public Health Economic Research, “Valutazione dell’effetto dell’incremento della natalità sulla sostenibilità dell’attuale sistema di welfare”, entro il 2050 il calo delle nascite potrebbe tradursi in una riduzione annua del PIL fino all’1 per cento, con un impatto cumulato stimato in oltre 482 miliardi di euro.
Lo studio, presentato nel corso dell’evento “Denatalità e sostenibilità del sistema di welfare” promosso da Cencora Pharmalex in collaborazione con Spher e con il contributo non condizionante di Organon, sottolinea come un maggiore ricorso alla Procreazione medicalmente assistita (Pma), in linea con quanto previsto dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), possa rappresentare una leva fondamentale per invertire il trend demografico negativo.
Investire nella salute riproduttiva
Secondo le proiezioni più favorevoli, l’adozione piena e uniforme della Pma in tutte le Regioni potrebbe far salire il tasso di fecondità totale a 1,39, generando benefici fiscali stimati in circa 263 miliardi di euro. Uno scenario che richiede una governance sanitaria stabile, fondata su innovazione, programmazione e sostenibilità.
La posizione del ministero della Salute è chiara: per garantire nel tempo un sistema sanitario equo e funzionale è necessario investire nella salute riproduttiva, eliminando le disuguaglianze territoriali nell’accesso alla Pma. «La Pma non è solo una risposta clinica all’infertilità – ha dichiarato Francesco Saverio Mennini, dirigente del ministero – ma una strategia di lungo periodo per la stabilità economica e sociale del Paese».
In Italia, le tecniche di Pma incluse nei Lea comprendono l’inseminazione intrauterina, la fecondazione in vitro (Fivet) e l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (Icsi). A evidenziarne l’efficacia è Nicola Colacurci, già professore ordinario di Ginecologia: «Sono strumenti preziosi per le coppie che non riescono a concepire spontaneamente, anche dopo terapie o procedure di primo livello. È auspicabile un’estensione dei Lea anche alla preservazione della fertilità e all’ottimizzazione del percorso nascita».
La Pma come diritto
Il tema si intreccia con dati sempre più preoccupanti. Nel 2024 si sono registrati solo 370.000 nuovi nati. Di contro, cresce il numero di bambini nati da Pma, che oggi rappresentano il 4,3 per cento del totale. Secondo Rocco Rago, direttore del Dipartimento materno infantile della Asl Roma 2, «un’applicazione capillare dei Lea in ambito di fertilità potrebbe portare la Pma a coprire fino al 7 per cento delle nuove nascite, allineando l’Italia alla media europea e rafforzando il welfare nazionale».
In vent’anni, i cicli di trattamento Pma e i relativi tassi di successo sono raddoppiati. Solo nel 2022, i nati vivi da Pma sono stati 16.718. Per le donne over 40, una nascita su cinque avviene oggi grazie a queste tecniche. Si tratta, come evidenziato anche da Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, di un ambito che necessita maggiore informazione e sensibilizzazione: «Serve una cultura della prevenzione e del sostegno alla genitorialità. Parlare di fertilità significa tutelare un diritto, non solo curare una patologia».
Anche a livello regionale, si registrano segnali positivi. Il Lazio, per esempio, ha già attivato una rete capillare per assicurare l’accesso omogeneo alla Pma. «Non deve essere un privilegio, ma un diritto», ha sottolineato Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio Regionale. «I nuovi Lea rendono l’accesso più sostenibile e creano le basi per politiche strutturali di contrasto alla denatalità».
La farmacia, presidio sanitario di prossimità, può giocare un ruolo attivo nel sensibilizzare, orientare e informare le coppie sul tema della fertilità, contribuendo alla costruzione di una cultura più aperta, consapevole e inclusiva.