Dove è finito il giornalismo d’inchiesta?
L'EDITORIALE
Dove è finito il giornalismo d’inchiesta?
Ennesimo attacco sul Corriere della Sera alle farmacie. Con repliche puntuali di Federfarma e del sottosegretario Marcello Gemmato e ulteriori risposte delle giornaliste. Il seguito alla prossima puntata
26 febbraio 2026
di Laura Benfenati
Dalla perdita di qualità e dal trionfo dell’approssimazione che si registra in tanti settori – non ultimo lo scandaloso refuso “Repupplica” a Sanremo – non è immune il giornalismo, purtroppo. Un certo giornalismo d’inchiesta all’italiana parte da una tesi che si vuole dimostrare e ignora tutte le fonti che porterebbero alla tesi contraria. E va dritto per la sua strada anche se l’errore viene segnalato da chi la materia la conosce bene.
Esiste insomma un giornalismo ideologico, che fa brutte figure e non fa onore al vero giornalismo d’inchiesta, quello obiettivo, imparziale, che non va “contro” a prescindere. “Report” e Milena Gabanelli sono un’istituzione nel nostro Paese e hanno davvero spesso fatto un servizio pubblico. Sulla sanità però, soprattutto da quando la famosa giornalista ha lasciato a Ranucci la “sua” trasmissione e collabora con il Corriere della Sera e a La 7, non sono mancati negli ultimi anni clamorosi abbagli. Sempre accuratamente segnalati dai soggetti coinvolti a lei, alla collega Ravizza e al direttore del Corriere Fontana.
Che gli sprechi in sanità non riguardino la spesa convenzionata, sempre sotto i tetti previsti, lo sanno tutti e il trasferimento di gliptine e gliflozine in farmacia ha comportato un costo che era già previsto per la distribuzione diretta (quindi non un costo ulteriore). Distribuiti in Dpc, inoltre, quei farmaci avrebbero creato molti più disagi e perdite di tempo ai pazienti, come è noto a tutti i farmacisti che ogni giorno lavorano al banco delle farmacie.
E qui veniamo al presunto conflitto di interesse del sottosegretario: nella replica pubblicata oggi sul Corriere della Sera alle puntualizzazioni di Marcello Gemmato, le due giornaliste hanno, in modo molto grave, accusato il direttore tecnico scientifico di Aifa Pierluigi Russo di aver “taroccato” i dati e poi deciso che una fonte (il ministero della Salute, nella persona del suo sottosegretario) non è interpellabile sulla questione spesa farmaceutica per un presunto conflitto di interessi (peraltro già più volte chiarito). Dopo aver contestato per anni l’incompetenza di certi ministri o politici, oggi la competenza è uno stigma invece che un valore?
Che l’attacco alle farmacie questa volta fosse strumentale pare evidente ma non è più accettabile, si vada a indagare dove ci sono i veri sprechi in questo Paese e le vere inefficienze. Se ne facciano una ragione le due colleghe, il nostro sistema di distribuzione dei farmaci sul territorio è un’eccellenza di competenza, servizio e passione. Molto più apprezzato, indubbiamente, di un giornalismo generalista sempre più alla ricerca di audience e di like sui social che di verità.
