Facciamo conoscere la farmacia di comunità
LA COMUNICAZIONE
Facciamo conoscere la farmacia di comunità
Servizi, telemedicina e prevenzione: il nuovo volto della farmacia al centro del corso di aggiornamento Unamsi-Federfarma
28 maggio 2026
di Laura Benfenati
La farmacia dei servizi come pilastro della nuova sanità territoriale, capace di integrare prevenzione, telemedicina, presa in carico del paziente cronico e contrasto alle disuguaglianze di accesso alle cure. È questo il messaggio emerso dal corso per giornalisti organizzato a Roma dall’Unione nazionale medico scientifica di informazione (Unamsi) guidata dal collega Nicola Miglino e da Federfarma con l’Ufficio comunicazione diretto da Paolo Betto, con l’obiettivo di fornire strumenti e chiavi di lettura per comprendere l’evoluzione della farmacia di comunità all’interno del Servizio sanitario nazionale.
Al centro del confronto il tema della prossimità: una rete di circa 20mila farmacie e oltre 83mila farmacisti che ogni giorno, come il presidio sanitario più diffuso sul territorio, intercetta 4 milioni di persone.
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Federfarma Marco Cossolo, che ha sottolineato la necessità di aiutare il mondo dell’informazione a comprendere il valore della farmacia dei servizi e le opportunità offerte ai cittadini dalle evoluzioni normative degli ultimi anni: «La farmacia di comunità non è più soltanto il luogo della dispensazione del farmaco, ma uno spazio sanitario di prossimità dove si erogano servizi, prevenzione e assistenza».
Una visione richiamata anche dal vicepresidente Alfredo Procaccini, che ha ripercorso le origini storiche della farmacia italiana come “struttura dello Stato accanto al cittadino”, ricordando come la sua funzione si sia progressivamente evoluta: dalla farmacia di cura alla farmacia di relazione e prevenzione.
La nuova farmacia ha il paziente al centro
Tra gli interventi più articolati quello del direttore di Federfarma Alberto D’Ercole, che ha delineato il cambio di paradigma richiesto alla sanità territoriale. Non più una logica centrata sulla singola prestazione, ma sul paziente “al centro”, preso in carico nella sua globalità: «Non si deve ragionare su quanto costa l’Ecg, ma quanto costa in meno il paziente preso in carico», è stato uno dei concetti chiave emersi durante il confronto.
«Il Pnrr indica il percorso di riorganizzazione della sanità – ha ricordato D’Ercole – migliorare l’assistenza di prossimità e la telemedicina, promuovere l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione, potenziare il Ssn alimentando i servizi a vantaggio dei pazienti. Farmacia dei servizi oggi significa dispensazione attiva del farmaco, aderenza terapeutica, farmacovigilanza, monitoraggio del paziente cronico, riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso ed erogazione di servizi come telemedicina, holter cardiaci e pressori, spirometria, screening e vaccinazioni».
“Casa” come contesto di prossimità
Il dibattito si è inevitabilmente intrecciato con il tema della riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal Pnrr e dal Dm 77 del 2022. Il direttore di Federfarma ha evidenziato come il concetto di “casa” come primo luogo di cura debba essere interpretato non soltanto come abitazione privata, ma come contesto di prossimità. In questo scenario, la farmacia viene vista come uno dei principali presidi di accesso alla sanità territoriale, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli Comuni.
Un nodo cruciale riguarda infatti le case di comunità: è stato ricordato che il 70 per cento dei Comuni italiani ha meno di 5mila abitanti e che un’unica Casa di comunità serve territori molto vasti (40.000/ 50.000 abitanti). Un modello che rischia di non rispondere adeguatamente ai bisogni di prossimità, soprattutto nelle aree rurali. «Le case di comunità avviate oggi sono 781 ma ci sono servizi limitati, manca l’equipe multidisciplinare, c’è scarsa integrazione con i medici di medicina generale». D’Ercole ha sottolineato anche il peso economico degli accessi impropri al Pronto soccorso: circa il 22 per cento degli accessi non porta a ricovero e ogni accesso improprio costa al Ssn circa 187 euro.
Nelle premesse al Dm 77 del 2022 sulla riorganizzazione della sanità territoriale si ricorda che le farmacie convenzionate con l’Ssn sono presidi sanitari di prossimità ma poi nel testo del decreto la farmacia non è nominata: «Le farmacie pilastri di un nuovo Ssn di prossimità sono già strutturate per diventare sul territorio unità sanitarie di base e per intercettare i bisogni di salute di bacini di utenza a partire da 3.000 abitanti, garantendo un effetto demoltiplicatore e complementare rispetto all’attività delle case di comunità e degli ospedali. La farmacia è l’elemento di un team che interagisce fattivamente con altri professionisti sanitari», ha concluso D’Ercole.
La tecnologia corre, la burocrazia rallenta
Ampio spazio è stato dedicato alla telemedicina e all’intelligenza artificiale con l’intervento di Francesco Gabbrielli, medico e responsabile scientifico della commissione Telemedicina e AI dell’Ordine dei Medici di Roma, che ha chiarito le definizioni dei diversi strumenti digitali previsti dai decreti attuativi del Pnrr. «La televisita è un atto medico», è stato precisato, ricordando le definizioni anche teleconsulto (atto medico), teleconsulenza (attività sanitaria), telemonitoraggio e telecontrollo. Centrale il tema dell’interoperabilità dei dati e dell’integrazione con il Fascicolo sanitario elettronico, rispetto al quale persistono ancora forti differenze regionali: «La piattaforma digitale è l’architrave per rendere sostenibile il sistema, ma l’Italia è ancora lontana da una piena uniformità nazionale nella gestione dei dati sanitari. Purtroppo, mentre la tecnologia accelera, nel nostro Paese gli aspetti amministrativi e burocratici rallentano la messa a terra di queste innovazioni».
Farmacia facilitatrice di prevenzione
Un altro tema centrale è stato quello della prevenzione e delle vaccinazioni in farmacia, affrontato da Caterina Rizzo, Ordinaria di Igiene e Medicina preventiva all’Università di Pisa.
La farmacia, è stato ribadito, rappresenta oggi una vera infrastruttura di sanità pubblica fondata su prossimità, fiducia, accessibilità e continuità. Un presidio fondamentale anche nel contrasto alla disinformazione sanitaria. Particolare attenzione è stata dedicata al suo ruolo nelle vaccinazioni: «Secondo la letteratura scientifica internazionale, la vaccinazione in farmacia può aumentare le coperture vaccinali dal 14 per cento al 51 per cento, grazie alla riduzione delle barriere logistiche e alla maggiore accessibilità», ha spiegato Rizzo.
Oltre a quelli contro influenza e Covid, tra i vaccini sui quali le farmacie potrebbero svolgere un ruolo crescente sono stati citati quelli per Hpv, pneumococco, herpes zoster e richiami dell’adulto contro difterite, tetano e pertosse. La docente ha inoltre richiamato il ruolo della farmacia negli screening e nella diagnosi precoce, soprattutto per intercettare cittadini che non aderiscono ai programmi istituzionali di prevenzione.
L’esperienza delle Marche
Questo è stato fatto sicuramente nelle innovative Marche, tra le prime Regioni ad aver sperimentato in modo strutturato la farmacia dei servizi, come raccontato dal presidente della Federfarma regionale Marco Meconi: «Nella Regione, il 75 per cento delle farmacie è attivo nel modello di presa in carico territoriale. I numeri parlano di oltre 55mila esami diagnostici effettuati, con una riduzione dei tempi medi di attesa del 40 per cento, 22.540 vaccinazioni nel 2025 (influenza, Covid, herpes zoster, pneumococco, Hpv) e 4.566 pazienti cronici presi in carico. La farmacia integra, non sostituisce – ha precisato Meconi – e la prossimità e la riduzione delle liste d’attesa sono la misura del suo valore».
Alla farmacia i cittadini sono fedeli
I dati della ricerca annuale presentata da Annalisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, hanno confermato l’alto livello di fiducia e fedeltà dei cittadini nei confronti della farmacia: soltanto l’8,5 per cento ricorre infatti a farmacie occasionali. «Tra il 70 per cento e l’80 per cento delle farmacie che abbiamo interpellato offre oggi servizi di telemedicina, mentre meno del 15 per cento non eroga alcun servizio. Restano però criticità legate alla frammentazione dei sistemi informatici e al mancato accesso al Fascicolo sanitario elettronico».
Secondo Mandorino, il principale gap da colmare è ancora culturale: far percepire pienamente la farmacia come presidio integrato del Servizio sanitario nazionale.
A chiudere il corso è stato Cesare Buquicchio, giornalista, docente di Comunicazione della salute all’università di Roma La Sapienza, che ha illustrato alcuni dati Censis sulla relazione tra cittadini e farmacia: il 71,3 per cento degli italiani entra in farmacia almeno una volta al mese e oltre il 91 per cento dichiara di avere fiducia nei farmacisti con cui interagisce: «Un rapporto di fiducia che rappresenta uno degli asset strategici della sanità territoriale del futuro. La logistica, l’e-commerce, l’intelligenza artificiale offrono logistica, la farmacia offre cura».



