Farmaci, 37 miliardi la spesa nel 2024
IL RAPPORTO
Farmaci, 37 miliardi la spesa nel 2024
La fotografia sul nostro Paese la scatta il Rapporto OsMed diffuso in questi giorni. I consumi sono stabili ma i costi sono in salita. Il presidente di Aifa, Nisticò: «Innovazione e sostenibilità vanno bilanciate»
13 novembre 2025
di Carlo Buonamico
In un Paese che invecchia – e conseguentemente si cura di più – la spesa per i farmaci continua a salire. Il conto complessivo nel 2024 ha superato i 37 miliardi di euro, con un incremento del 2,8 per cento rispetto all’anno precedente. A fotografare la situazione è il Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), diffuso questa settimana, che racconta una sanità farmaceutica sospesa tra la necessità di innovare e quella di contenere i costi. «Si colgono segnali positivi come l’aumento delle terapie avanzate e dei farmaci orfani rimborsati dal Servizio sanitario nazionale – ha commentato il presidente di Aifa Robert Nisticò – ma serve ancora migliorare l’appropriatezza prescrittiva e promuovere di più l’uso dei generici». Perché la vera sfida è «bilanciare innovazione e sostenibilità, promuovendo un uso ottimale delle risorse e un dialogo costante con le Regioni per garantire equità di accesso alle cure su tutto il territorio».
Spesa pubblica in crescita, trainata dagli ospedali e dalle nuove terapie
Ma da cosa è composta l’impressionante cifra di 37 miliardi? Per 26,8 miliardi di euro si parla di spesa pubblica – in crescita del sette per cento rispetto al 2023 – a cui si aggiungono circa 10 miliardi di euro di out-of-pocket. Cioè 10 miliardi che i cittadini hanno dovuto tirare fuori dal proprio portafogli per pagare farmaci non coperti dal Ssn, con un’incidenza crescente dei farmaci di fascia C e dell’automedicazione.
A trainare la crescita della spesa farmaceutica italiana è soprattutto la componente ospedaliera, che con 17,8 miliardi di euro (+10 per cento) risente dell’ingresso sul mercato di terapie geniche e cellulari, farmaci orfani e prodotti ad alto costo.
Secondo il direttore tecnico-scientifico dell’Agenzia, Pierluigi Russo, la fotografia che emerge «mostra una spesa pro-capite in linea con la media europea, ma con prezzi tra i più bassi».
Una condizione favorevole, «che tuttavia non elimina le aree di criticità: i nuovi antidiabetici, efficaci anche nella riduzione del peso, gli psicofarmaci in età pediatrica, le terapie avanzate e i farmaci orfani richiedono un’attenzione particolare, tanto dal punto di vista clinico quanto da quello economico».
Cardiovascolari in testa, ma antitumorali e immunomodulatori guidano la spesa
Nel 2024 sono state erogate 1.895 dosi di farmaco al giorno ogni 1.000 abitanti. I medicinali per il sistema cardiovascolare restano i più prescritti, seguiti da quelli per il metabolismo, ma la spesa è dominata da antitumorali e immunomodulatori, che insieme assorbono 8,2 miliardi di euro.
Del resto, un italiano su tre è in terapia cronica e il 68 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una prescrizione nel corso dell’anno.
Un dato, questo, che si accompagna alla crescita delle prescrizioni di psicofarmaci tra i più giovani, tema che Nisticò definisce «un segnale d’allarme sulla salute mentale di bambini e adolescenti, che va affrontato come priorità di salute pubblica».
Aderenza e politerapie: la prossimità del farmacista è la chiave
Naturalmente la spesa maggiore è relativa ai cittadini con più di 65 anni, per i quali la media per paziente supera i 570 euro l’anno, giacché quasi uno su tre assume più di dieci principi attivi diversi. Il che pone anche il problema dell’aderenza terapeutica: solo il 50 per cento dei pazienti cronici mantiene la terapia per più di un anno. In questo scenario, la farmacia di comunità si conferma un presidio strategico: il farmacista può diventare un interprete dell’appropriatezza, un facilitatore di aderenza e un punto di contatto tra cittadini e sistema sanitario. Counselling, servizi digitali e monitoraggio costante dei trattamenti rappresentano strumenti centrali per ridurre sprechi, migliorare la qualità della cura e contribuire alla sostenibilità complessiva del sistema.
Antidiabetici e biosimilari: luci e ombre del mercato
Tra i capitoli di spesa più dinamici emergono gli antidiabetici, con 1,64 miliardi di euro (+13,2 per cento) e un forte spostamento verso farmaci innovativi come GLP-1 e gliflozine. Il consumo di semaglutide, in particolare, è cresciuto del 60 per cento, segno di una trasformazione profonda nei protocolli terapeutici.
Gli antibiotici restano sostanzialmente stabili, ma con differenze territoriali marcate: al Sud ne fa uso il 43 per cento della popolazione, contro il 30 per cento del Nord. Anche in questo caso il richiamo di Aifa è sull’importanza dei programmi di uso razionale di questi medicinali, in cui il farmacista può svolgere un ruolo decisivo nell’informazione al paziente.
Sul fronte dei farmaci equivalenti, l’Italia può fare ancora molto: rappresentano solo il 31,6 per cento dei consumi e il 23,5 per cento della spesa. Meglio, invece, il dato sui biosimilari, che coprono il 72 per cento dei consumi e il 60 per cento della spesa pubblica, segnando un cambio di passo nell’accettazione da parte di clinici e pazienti.
Innovazione e terapie avanzate
Nel 2024 il Servizio sanitario nazionale ha rimborsato 12 terapie avanzate, tra cui 5 CAR-T e 4 geniche, per un totale di 194 milioni di euro, in aumento del 60 per cento rispetto all’anno precedente. La spesa per i farmaci orfani invece ha raggiunto 2,36 miliardi di euro, pari all’8,3 per cento della spesa pubblica complessiva.
«L’impegno sull’innovazione terapeutica e sulla tutela della salute pubblica è evidente», ha riconosciuto Nisticò, che però avverte: «Per mantenere la sostenibilità del sistema serve un uso ottimale delle risorse e la collaborazione di tutti gli attori, in particolare delle Regioni e delle farmacie, che rappresentano un presidio insostituibile di prossimità».
Farmacisti, custodi dell’equilibrio
La conclusione del Rapporto è chiara: l’Italia resta tra i Paesi europei con i prezzi dei farmaci più bassi, ma la sostenibilità del sistema dipenderà dalla capacità di governare l’innovazione e di ridurre le disuguaglianze territoriali.
In questo scenario, il farmacista non è più solo un distributore di medicinali, ma un attore della governance del farmaco, punto di equilibrio tra mercato, paziente e sistema pubblico.
La sfida dei prossimi anni sarà conciliare innovazione terapeutica e sostenibilità economica. Come ha sintetizzato il presidente di Aifa, «l’obiettivo è garantire ai cittadini le migliori opportunità di cura senza compromettere l’equilibrio del Servizio sanitario nazionale». Un traguardo ambizioso, che passa anche dal banco della farmacia.

