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Farmaci con ricetta in vendita on line: ce lo chiede l’Europa?

UNA DOMANDA A…

Farmaci con ricetta in vendita on line: ce lo chiede l’Europa?

Contrariamente alle ipotesi circolate, le direttive comunitarie e le recenti decisioni del Parlamento UE confermano il pieno allineamento con la disciplina europea del divieto italiano di vendita a distanza dei medicinali soggetti a prescrizione medica

14 maggio 2026

risponde Quintino Lombardo, avvocato
Lombardo e Cosmo Iusfarma Studio Legale, Milano e Roma
quintino.lombardo@iusfarma.it

Nelle scorse settimane, prendendo spunto dalle audizioni parlamentari delle associazioni di categoria in occasione dell’esame del progetto di legge delega sul Testo unico di riordino della normativa farmaceutica, si è tornato a parlare della possibilità di consentire la vendita on line anche dei medicinali dispensabili solo con prescrizione medica. Ma è vero che ce lo chiede l’Europa?

Direi proprio di no, perché la normativa italiana, che consente la vendita on line solo dei medicinali dispensabili senza ricetta e da parte di farmacie e parafarmacie dotate di un farmacista responsabile, è perfettamente coerente con il quadro europeo.

Ricordiamo infatti che la disciplina europea della vendita on line dei medicinali è costituita principalmente dall’art. 85 quater della Direttiva 2001/83/CE, introdotto dalla Direttiva 2011/62/UE (cd. Falsified Medicines Directive).

Si tratta del cosiddetto Codice europeo dei medicinali per uso umano che, accogliendo alcune precedenti sollecitazioni della Corte di Giustizia, è stato novellato per disciplinare la vendita a distanza al pubblico dei medicinali a condizioni rigorose, fissate per prevenire la circolazione di medicinali falsificati e per garantire la sicurezza dei pazienti.

In Italia, per l’appunto, la direttiva europea è stata attuata con l’art. 112 quater del D.LGS. n. 216/2009: la vendita on line riguarda solo farmacie e punti vendita legittimati (parafarmacie) per medicinali senza ricetta e richiede l’ottenimento e l’utilizzo del logo comune UE, nonché la previa notifica all’autorità sanitaria, coinvolgendo la piena responsabilità professionale del farmacista, sia esso il direttore della farmacia o il responsabile della vendita dei prodotti medicinali in parafarmacia.

La lettura della norma europea non lascia dubbi sul fatto che gli Stati membri possano vietare la vendita on line dei medicinali etici, perché già al comma 1 sono espressamente “fatte salve le disposizioni legislative nazionali che vietano la vendita a distanza al pubblico di medicinali soggetti a prescrizione medica mediante i servizi della società dell’informazione…”

Non solo, al comma 2 del medesimo art. 85 quater troviamo anche affermato il principio ulteriore che “Gli Stati membri possono imporre condizioni, giustificate da motivi di tutela della salute pubblica, per la fornitura al dettaglio sul loro territorio di medicinali venduti a distanza al pubblico mediante i servizi della società dell’informazione”; principio che, in altre parole, legittima gli Stati membri ad arricchire la disciplina della vendita on line dei prodotti medicinali con ulteriori regole a tutela della salute pubblica, purché ovviamente coerenti e proporzionate rispetto all’obiettivo.

Mi pare, infine, che durante il processo di revisione della legislazione farmaceutica UE attualmente in corso (e in fase di conclusione, perché a dicembre 2025 Consiglio e Parlamento UE hanno chiuso l’accordo politico sul “pacchetto farmaceutico”, mentre a marzo sono stati pubblicati i primi testi finali, in attesa dell’adozione formale), fosse stato proposto un emendamento che avrebbe permesso agli Stati membri di consentire la vendita on line anche dei medicinali soggetti a prescrizione. Tuttavia, il Parlamento europeo ha rigettato questo emendamento, accogliendo le richieste del Pharmaceutical Group of the European Union (PGEU) e delle associazioni di categoria. Il quadro di riferimento resta chiaro, dunque: non è certo l’Europa che ci chiede di acconsentire alla vendita on line dei medicinali soggetti a prescrizione medica e, sul punto, il divieto italiano risulta perfettamente allineato alla disciplina europea.

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