Farmaci inutilizzati, la seconda vita parte dalle farmacie
LA SOLIDARIETÀ
Farmaci inutilizzati, la seconda vita parte dalle farmacie

Il progetto Recupero farmaci validi coordinato dal Banco Farmaceutico in Lombardia è il modello che fa scuola. Con Franco Lo Mauro, direttore generale della Fondazione, parliamo di come funziona il sistema, appoggiato da una legge regionale che introduce un sostegno economico per le attività necessarie al recupero
4 dicembre 2025
di Carlo Buonamico
Ogni giorno, in centinaia di farmacie lombarde, entrano cittadini con una confezione in mano: un antibiotico mai iniziato, un farmaco appena acquistato ma poi non necessario. Da tempo, invece di finire tra i rifiuti speciali, quelle scatole prendono un’altra strada: vengono recuperate, tracciate e redistribuite agli enti che assistono chi non può permettersi nemmeno un analgesico.
È il progetto Recupero farmaci validi, coordinato dal Banco Farmaceutico, che in Lombardia ha trovato il suo bacino di sviluppo più avanzato. «Siamo un ente sussidiario di secondo livello: aiutiamo chi aiuta», spiega Franco Lo Mauro, direttore generale della Fondazione. «Non incontriamo direttamente il bisognoso, ma sosteniamo gli enti assistenziali che operano sul territorio contro la povertà sanitaria. E il recupero dei farmaci validi è uno strumento sempre più strategico sia per evitare che i medicinali, che sono un bene prezioso, vengano sprecati generando anche un danno ambientale, sia per rispondere a una necessità».
Dentro le farmacie: come funziona il recupero
Il meccanismo è semplice, ma strettamente regolato. In 177 farmacie lombarde è stato installato un contenitore sigillato, simile a quelli usati per lo smaltimento, ma con una differenza: il farmacista può inserire i medicinali donati, ma non può prelevarli. La chiave per l’accesso è in mano al Banco Farmaceutico o all’ente assistenziale collegato che ne preleva il contenuto.
«Questo dettaglio permette ai farmaci di entrare legalmente nel circuito solidale», chiarisce Lo Mauro. Ma non tutti i farmaci possono seguire questo percorso. Per poter essere ridistribuite a chi ne ha bisogno, le confezioni devono rispettare condizioni rigidissime: avere almeno sei mesi di validità residua ed essere con confezione integra. Sono poi esclusi da questa progettualità i farmaci a temperatura controllata e gli psicofarmaci.
Una volta che i cittadini hanno consegnato le confezioni in farmacia, il farmacista effettua un primo controllo di queste caratteristiche. A ogni farmaco viene applicato un bollino che ne evidenzia il carattere donativo e di recupero. Poi ogni pezzo viene tracciato tramite la piattaforma BFOnline, che registra quantità, luogo di raccolta e destinazione finale. «La tracciabilità è totale – sottolinea Lo Mauro – tanto da permetterci di conoscere esattamente i numeri, le tipologie dei farmaci e l’efficacia della raccolta rispetto al bisogno farmaceutico. Tali numeri, mostrano la rapidità della crescita: 142.686 confezioni recuperate nel 2024, per un valore di 2,62 milioni di euro e 127.820 pezzi già raccolti nel 2025 (al 31 ottobre). Il che ci fa presupporre che quest’anno supereremo i numeri del 2024», anticipa il direttore.
La rete degli enti
In Lombardia i farmaci recuperati arrivano a 55 enti che operano sul territorio. Tra questi, realtà storiche come Opera San Francesco, Fondazione Fratelli di San Francesco, Caritas, Oikos, Pane di Sant’Antonio. «Distribuiamo soprattutto sul territorio regionale, ma quando arrivano farmaci non richiesti dagli enti li inviamo all’estero attraverso canali istituzionali certi», aggiunge Lo Mauro. Le destinazioni includono Paesi con sistemi sanitari in sofferenza, come il Venezuela.
Una legge regionale che cambia lo scenario
La Lombardia è oggi il laboratorio più avanzato del progetto di Banco Farmaceutico grazie a una legge regionale approvata nel 2025, con voto bipartisan. La norma – che recepisce la legge Gadda nazionale sulle eccedenze (166/2016) – introduce un sostegno economico diretto alle piattaforme digitali e alle attività logistiche necessarie al recupero.
La Regione ha stanziato 200mila euro per il 2026, risorse che potranno essere accessibili tramite bandi o convenzioni. «Non è solo un regolamento: è la decisione di una Regione di investire sul terzo settore sanitario considerandolo un partner di pari livello, nell’ottica della coprogrammazione e della coprogettazione», sottolinea Lo Mauro. La sostenibilità economica è un tema cruciale: servono contenitori certificati, personale dedicato, strumenti informatici adeguati anche in grado di recepire le prossime direttive del nuovo codice Data Matrix per l’identificazione dei farmaci.
Un sistema in espansione
La stessa legge regionale prevede la creazione di un Osservatorio sulla povertà sanitaria: un tassello ritenuto strategico dal Banco Farmaceutico, che già cura a livello nazionale un rapporto annuale, presentato in Aifa e alla Camera. «Per combattere la povertà sanitaria bisogna conoscerla. E i dati del terzo settore dicono che esso copre un quinto delle esigenze sanitarie non garantite dal sistema pubblico», ricorda Lo Mauro. Nel 2025 la rete lombarda che aderisce al Recupero Farmaci Validi è in forte crescita. E una confezione lasciata in un contenitore continua a produrre ricadute ben oltre il banco della farmacia. In Lombardia, sempre di più, sta diventando un pezzo strutturale della risposta alla povertà sanitaria.
Le Giornate di Raccolta del Farmaco
Si avvicina l’iniziativa più nota di Banco Farmaceutico: «Dal 10 al 16 febbraio si svolgono le Giornate di Raccolta del Farmaco. Allora, tutti potranno contribuire. Fin da subito, però, è il momento che tutte le farmacie aderiscano, dando la propria disponibilità per ospitare e rendere possibile la Raccolta».