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Farmacia interattiva, Pavia punta al “modello 360 gradi”

LA FORMAZIONE

Farmacia interattiva, Pavia punta al “modello 360 gradi”

Formazione tra laboratorio e farmacia -Laboratorio Farmacia interattiva, Università di Pavia
Immagine generata con AI

Il laboratorio del dipartimento di Scienze del Farmaco dell’ateneo pavese entra nella fase operativa con attività didattiche strutturate nei corsi di laurea e si prepara ad ampliare gli scenari oltre la dispensazione dei medicinali. Cresce l’interesse di altri atenei. La direttrice Simona Collina: «Chi ha sperimentato il simulatore arriva in farmacia più preparato»

22 ottobre 2026

di Carlo Buonamico

Dalla dispensazione dei medicinali alla farmacia dei servizi, passando per la galenica e la diagnostica. Il Laboratorio di Farmacia interattiva dell’Università di Pavia si prepara ad ampliare il proprio raggio d’azione, con l’obiettivo di offrire agli studenti una preparazione sempre più vicina alla complessità della professione. Dopo il lancio del progetto, basato sulla piattaforma MyDispense adattata al contesto italiano (ne avevamo parlato qui), l’iniziativa entra in una nuova fase: le esercitazioni vengono integrate nei corsi ufficiali e si lavora a un’estensione dei casi di simulazione, con l’ambizione di essere operativi già da questo anno accademico. L’obiettivo è trasformare la simulazione da esperienza formativa circoscritta a strumento integrato nel percorso degli studenti, per ridurre la distanza tra formazione universitaria e attività professionale.

Dalla teoria alla pratica, prima del tirocinio

Uno dei punti di forza del progetto è la possibilità di iniziare a confrontarsi con situazioni professionali realistiche già durante il percorso universitario. «I ragazzi cominciano a sperimentare questo tipo di attività già a metà del loro percorso di studi», sottolinea Simona Collina, direttrice del dipartimento di Scienze del Farmaco dell’ateneo pavese. Le esercitazioni coinvolgono anche gli insegnamenti dedicati agli integratori e ai prodotti nutraceutici, collocati al terzo anno del corso di laurea. La simulazione consente di mettere alla prova le conoscenze teoriche, allenare il ragionamento e familiarizzare con le decisioni che il farmacista deve prendere nella quotidianità, prima di affrontare il tirocinio professionalizzante.

I primi riscontri raccolti attraverso il confronto con i farmacisti territoriali sono incoraggianti. «Chi ha provato a utilizzare il laboratorio arriva in farmacia più robusto rispetto a chi non l’ha ancora sperimentato», riferisce la direttrice. Un’indicazione qualitativa, maturata attraverso le interlocuzioni con i professionisti coinvolti, che suggerisce come l’esperienza simulata possa contribuire a rendere più solido il passaggio dall’aula al banco.

Il prossimo passo

La nuova fase del progetto punta a superare i confini iniziali della simulazione, concentrata soprattutto sulla dispensazione dei medicinali. La proposta di ampliamento, che l’ateneo sta sviluppando, mira a includere tutte le altre competenze e attività ad ora non ancora rappresentate. «L’idea è quella di operare un’apertura ulteriore: si potrebbe parlare di una farmacia interattiva a 360 gradi», spiega Collina. Tra gli ambiti che si vorrebbero introdurre figurano la galenica, la diagnostica, i farmaci veterinari e, più in generale, le attività riconducibili alla farmacia dei servizi.

L’intenzione è quella di ampliare progressivamente il repertorio degli scenari, offrendo agli studenti occasioni di esercitazione che riflettano una professione sempre più articolata. Quindi, non soltanto la corretta dispensazione di un farmaco, ma anche la capacità di orientarsi tra servizi e competenze che stanno assumendo un peso crescente nel lavoro del farmacista. Il progetto di estensione è ancora in fase di sviluppo, ma l’obiettivo temporale è già delineato: «Speriamo di poter essere operativi nel prossimo anno accademico», auspica Collina.

Clinical pharmacy, una competenza da sviluppare

Accanto all’evoluzione del laboratorio di farmacia interattiva, si apre una riflessione più ampia sul futuro della professione: il ruolo del farmacista clinico e la sua possibile integrazione nei percorsi di cura, anche in ambito ospedaliero.

La direttrice sottolinea come la collaborazione tra medici e farmacisti nella valutazione delle terapie rappresenta una prospettiva importante. «Dalle interazioni che abbiamo con i medici risulta evidente che avere un farmacista che collabora con il medico per individuare la terapia più appropriata in base alle condizioni del singolo paziente, spostando l’attenzione dalla semplice conoscenza del farmaco al suo utilizzo concreto e personalizzato, sia il futuro», afferma Collina.

La docente sottolinea però un nodo ancora aperto nel contesto italiano: il riconoscimento e la definizione del ruolo professionale del farmacista clinico, che «oggi non è ancora del tutto riconosciuto in Italia».

L’esigenza, secondo Collina, nasce anche dalla complementarità delle competenze. La conoscenza approfondita del farmaco può offrire un contributo specifico alla valutazione delle terapie e alla collaborazione con il medico, soprattutto quando si tratta di considerare le caratteristiche dei medicinali e le possibili criticità del loro impiego. Per tradurre questa prospettiva in un percorso concreto, tuttavia, servono ulteriori passaggi organizzativi e una definizione più chiara delle responsabilità. La formazione universitaria può contribuire a sviluppare le competenze necessarie, ma non può da sola risolvere le questioni legate al riconoscimento della figura e alla sua collocazione nel sistema sanitario.

Un modello replicabile?

Il progetto pavese sta suscitando attenzione anche al di fuori dell’ateneo pavese. Collina riferisce di aver raccolto interesse da colleghi universitari di altre sedi in occasione di incontri e congressi. Un’attenzione che potrebbe tradursi, in prospettiva, in una collaborazione tra atenei per arricchire il repertorio dei casi e valutare la possibilità di estendere l’esperienza ad altri contesti formativi e a nuovi scenari, favorendo uno scambio di esperienze e contenuti.

A contribuire alla circolazione dell’iniziativa sono anche gli stessi studenti, che hanno organizzato spontaneamente un seminario dedicato alla clinical pharmacy per condividere le esperienze e coinvolgere i colleghi.

La diffusione delle esperienze maturate a Pavia, tuttavia, potrebbe passare proprio attraverso il tirocinio. Gli studenti, infatti, non svolgono necessariamente la propria esperienza professionale nella provincia in cui studiano, ma possono inserirsi in farmacie distribuite su tutto il territorio nazionale. Così, quando arrivano ad avere familiarità con la simulazione, possono contribuire a far conoscere il modello anche ai farmacisti che li accolgono.

Il Laboratorio di Farmacia interattiva si trova dunque davanti a una doppia sfida: ampliare i contenuti per rappresentare una professione che va oltre la dispensazione e verificare se l’esperienza possa diventare un modello replicabile anche in altri atenei.

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