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Farmacie: un ruolo potenziato nella sanità territoriale

L’ATTUALITÀ

Farmacie: un ruolo potenziato nella sanità territoriale

Il lungo percorso di sempre maggiore integrazione nel Ssn, partito con la farmacia dei servizi e con il prezioso lavoro svolto dai farmacisti durante la pandemia, non è ancora concluso. Senza la prossimità delle farmacie la riorganizzazione della sanità territoriale non può essere realizzata

14 maggio 2026

di Laura Benfenati

Prossimità, servizi, integrazione con l’Ssn: queste le direttrici della farmacia del futuro emerse nelle relazioni al convegno istituzionale di Cosmofarma. Non c’erano politici quest’anno, a parte il sottosegretario Marcello Gemmato che – gli fa molto onore – non si è perso l’appuntamento con i colleghi nonostante un lutto familiare.

Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Cannavò, ha esordito con una domanda provocatoria: «Se fosse passata la liberalizzazione della pianta organica si potrebbe oggi parlare di farmacia prossima e capillare? Le farmacie non sono punti vendita ma presidi polifunzionali in cui i farmaci non si vendono ma si dispensano e più rispondono ai bisogni dei cittadini più saranno utili». E sulla prevenzione si può fare moltissimo, come ha sottolineato il presidente di Utifar Eugenio Leopardi: «La farmacia dei servizi deve entrare nelle famiglie come concetto ma attenti a non perdere la fiducia degli italiani con i colleghi che sui social si esprimono in modo non scientifico e con una guerra al ribasso sulla scontistica, ricordiamoci che siamo professionisti sanitari». Sul tema dei social Andrea Mandelli ha spiegato che a breve si interverrà a livello di Codice deontologico in concerto con altre professioni sanitarie.

La svolta

Quella che però è rimasta sospesa, nella tre giorni di Cosmofarma, è stata la domanda: “Testo Unico, DM 77, smantellamento della 405: si arriverà a mèta prima della fine della Legislatura?”.

«Esiste una curva del cambiamento e ora la prudenza va superata», ha puntualizzato Marco Cossolo. «Ricordiamoci che tre milioni di vaccini Covid sono stati fatti in farmacia durante la pandemia, io penso che il farmacista debba fare conoscere i servizi alle quasi 200 persone in media che entrano ogni giorno. La progressiva integrazione con il Ssn sarà la svolta: io sono un sostenitore del DM 77 ma bisogna avere il coraggio di migliorarlo, va cambiato il modello organizzativo che va dalla casa di comunità a quella del paziente. Sarà indispensabile usare bene le farmacie e anche i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli infermieri di comunità, ciascuno nel proprio ruolo per garantire qualità ed efficienza al percorso».

L’importante è che ognuno nel suo territorio sia catalizzatore di queste reazioni con i medici, con la Regione, ha aggiunto Andrea Mandelli: «Se noi riuscissimo a sdoganare il fatto che un Ecg in farmacia è fatto con il Servizio sanitario regionale, si comprenderebbe che è la normalità. Dobbiamo stringere rapporti più stretti con le società scientifiche e promuovere campagne di comunicazione sul cittadino».

I farmacisti? Presenti!

Ha destato grande commozione il fatto che il sottosegretario Marcello Gemmato, che alla mattina del sabato aveva partecipato a Bari ai funerali del suocero, sia poi arrivato a Bologna per il consueto appuntamento organizzato dalla Fondazione Cannavò all’Hotel Baglioni.

Gemmato ha sottolineato quanto questo Governo di legislatura abbia consentito di riportare al centro la politica e di lavorare su provvedimenti di breve, medio e lungo periodo. Il sottosegretario ha ribadito la volontà di rafforzare la filiera della farmaceutica, ha rivendicato l’importanza del passaggio dei farmaci dalla diretta alla convenziona con risparmi per lo Stato e ha annunciato ulteriori spostamenti: «Stiamo smontando la legge 405 pezzo su pezzo e abbiamo il favore dei cittadini che da questo traggono beneficio. Ora abbiamo le 1.038 case di comunità e il decreto Schillaci prevede che ci vadano medici di medicina generale dipendenti. In questa fase le farmacie possono assumere un ruolo davvero fondamentale, sono in convenzione parte importante della sanità territoriale. A noi non interessa chi eroga il servizio: il privato convenzionato è un diversamente pubblico, l’importante è la presa in carico del paziente in base ai Lea. Il ruolo del farmacista è oggi completamente rinnovato: la sanità territoriale ha bisogno di essere irrobustita e la categoria ha risposto “Presente!”».

In un anno, prima del cambio di legislatura – con tutte le incognite che questo comporta – si riuscirà a completare il processo di integrazione?

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