Farmindustria: l’Europa non sia vessatoria
LA FILIERA
Farmindustria: l’Europa non sia vessatoria

«È il momento delle scelte politiche, del coraggio, della velocità, di regole chiare per la competitività e l’accesso alle cure», ha detto il presidente Marcello Cattani la scorsa settimana all’assemblea dell’associazione delle imprese del farmaco
10 luglio 2025
di Laura Benfenati
All’assemblea di Farmindustria di quest’anno, a Roma, il tema centrale è stato quello di un’Europa che non ascolta, che rallenta e ostacola l’industria in un mondo che accelera e in cui la concorrenza e la dipendenza da altre nazioni, Cina in primis, diventano sempre più preoccupanti.
La premier Giorgia Meloni nel suo videomessaggio in apertura ha sottolineato che «alla farmaceutica è legata una parola chiave, valore, perché l’importanza di questo settore va oltre i suoi numeri straordinari: i farmaci cambiano la vita delle persone. Investire sulla farmaceutica significa investire sul futuro».
E allora vediamoli questi numeri straordinari:
- 56 miliardi di produzione (l’Italia è leader in UE con Germania e Francia)
- 2 per cento del Pil con l’industria farmaceutica, direttamente e con l’indotto
- +18 per cento di crescita di valore aggiunto nella farmaceutica tra il 2022 e il 2024, rispetto al +1,4 per cento del Pil
- 54 miliardi di export, +157 per cento in dieci anni (l’Italia è al quarto posto nel mondo per export complessivo)
- 71.000 addetti nel settore, con un incremento del 21 per cento di under 35 negli ultimi cinque anni e con un’alta percentuale di donne (45 per cento del totale)
- 4 miliardi di investimenti (1,7 in produzione e 2,3 in R&S)
Molto più in sintonia con il Governo rispetto ad altri anni, Farmindustria alla presenza dei ministri Tajani, Schillaci e Bernini e del sottosegretario Gemmato ha indicato le priorità a livello nazionale:
- stop ai pay back ospedale + farmacia
- prevenzione al 7 per cento del Fondo sanitario nazionale
- più velocità nell’accesso ai farmaci e no differenze regionali.
Il problema è l’Europa
«L’export sta dando risultati straordinari alla nostra industria, ma possiamo crescere di più nei prossimi cinque anni. Aumentano le guerre, crescono in Europa i costi strutturali che le imprese devono sopportare per essere competitive, pensiamo al vetro oltre che all’energia», ha spiegato il presidente di Farmindustria Marcello Cattani. «Dipendiamo dall’import dalla Cina per le materie prime, i nuovi farmaci arrivano in ritardo, il numero dei brevetti è in declino. La Cina ha avuto la possibilità di accelerare sulla ricerca clinica in 10 anni, portandosi a livello degli Stati Uniti, dall’Europa otteniamo provvedimenti che invece creano problemi all’industria».
Cattani li ha elencati, evidenziandone le criticità: il dossier sulla legislazione farmaceutica UE che riduce la proprietà intellettuale, le direttive sulle acque reflue che comportano costi per le imprese e rischi per le produzioni, il Critical Medicines Act in cui è assente la componente industriale e poi gli incentivi agli investimenti, inefficaci e privi di una visione sul futuro scientifico e tecnologico. Infine, la Life Sciences Strategy UE, anch’essa priva di una visione strategica industriale.
«L’Europa oggi non c’è, è il momento delle scelte politiche, del coraggio, della velocità, di regole chiare per la competitività e l’accesso alle cure: se l’Europa non cambia, l’industria muore».
Le risposte della politica
Molti, come si è detto, gli esponenti politici presenti all’assemblea, tra i quali il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Senza industria non c’è lavoro e il sostegno al vostro settore non può essere che parte di una strategia più ampia. Grazie alla qualità possiamo competere a livello internazionale, anche per la farmaceutica deve esserci una garanzia in un contesto globale: credo che si debba arrivare a un grande mercato libero occidentale che comprenda Europa, Canada, Stati Uniti e Messico. Non abbiamo bisogno di troppe regole europee ma che l’Europa risolva problemi che non si possano risolvere a livello nazionale. Siamo la quarta potenza commerciale nel mondo, senza di voi non c’è crescita. Le ambasciate devono diventare trampolino di lancio per le nostre imprese nel mondo».
Il pay back va azzerato
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, sottolineando che centrale deve essere il cittadino, il suo diritto di accesso al farmaco e la miglior cura – che consentono poi risparmio per le casse dello Stato e rendono sostenibile il nostro Servizio sanitario pubblico – ha ricordato che siamo il secondo Paese più longevo al mondo e abbiamo il quarto sistema sanitario pubblico al mondo.
Lo spostamento di farmaci dalla diretta alla convenzionata consente, oltre a una migliore accessibilità di questi farmaci da parte dei cittadini, anche di ridurre il pay back alle aziende, e il Governo ha l’obiettivo di azzerare quello sulla convenzionata: «Abbiamo già azzerato quello sui dispositivi medici, quello sulla diretta è più complesso, le Regioni fondano la loro sostenibilità anche su questo: si vuole ridurlo senza che abbia un impatto negativo sui bilanci delle Regioni». Particolarmente a cuore sta a Gemmato la questione della produzione di farmaci dipendente da altri Paesi: «Noi oggi produciamo l’80 per cento dei principi attivi e degli eccipienti in India e Cina e se ci fosse una crisi diplomatica rimarremmo senza farmaci: si deve riportare qui la produzione di principi attivi essenziali, è una scelta strategica che potrebbe prevedere anche investimenti pubblici».
Un dialogo non ideologico
Che il pay back vada rivisto lo ha ribadito anche il ministro Orazio Schillaci nell’intervento conclusivo dell’assemblea, aggiungendo: «Il farmaceutico è strategico per il nostro Paese e l’Italia è all’altezza delle sfide. L’aspettativa di salute cresce ma serve conoscere il reale impatto di una terapia sul paziente, è necessaria un’elaborazione di dati, c’è sempre il rischio di sopra o sottovalutare l’impatto di una terapia. Con questo Governo c’è sicuramente un cambio di passo, un dialogo con l’industria mai ideologico, per il benessere dei cittadini. Abbiamo riformato Aifa, c’è un tavolo permanente di dialogo con le Regioni, una progressiva riduzione dei tempi di accesso alle terapie per i pazienti. Vogliamo inoltre semplificare la legislazione farmaceutica e istituiremo un tavolo sulla governance farmaceutica, vogliamo proporre un testo unico che semplifichi la normativa sulla ricerca e risolvere le disomogeneità regionali nell’accesso al farmaco. Siamo e saremo in Italia sempre di più un modello europeo di innovazione, produttività e accessibilità terapeutica».

