Farmindustria: «L’innovazione è un valore strategico».
LA FILIERA
Farmindustria: «L’innovazione è un valore strategico».
L’industria del farmaco all’annuale assemblea chiede riforme per difendere leadership e competitività in un momento così complesso. Il presidente Cattani: «La peggiore strategia è restare fermi e non fare nulla»
25 giugno 2026
di Laura Benfenati
Geopolitica, innovazione, competitività e accesso alle cure. Sono questi i quattro assi attorno ai quali si è sviluppata l’assemblea pubblica di Farmindustria, che ha riunito a Roma rappresentanti delle istituzioni, del Governo e dell’industria farmaceutica per riflettere sul ruolo strategico del comparto per la salute nella crescita economica del Paese.
Il messaggio inviato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha individuato nel “valore” la parola chiave dell’industria farmaceutica: valore dell’innovazione, della ricerca e della capacità industriale di un settore che rappresenta per l’economia italiana uno dei principali motori e contribuisce alla sicurezza e alla resilienza del Paese.
Un settore trainante
Ad aprire i lavori è stato il presidente degli industriali del farmaco, Marcello Cattani, appena rieletto per il prossimo biennio: «Viviamo più a lungo e meglio grazie ai nuovi farmaci e ai vaccini. La vita media, in crescita, è oggi di 84 anni (più 3 mesi all’anno negli ultimi 50 anni) e la mortalità è diminuita del 31 per cento negli ultimi 25 anni». L’industria farmaceutica si conferma inoltre uno dei comparti più dinamici dell’economia europea e l’investimento in nuovi farmaci ha generato dal 2014 al 2024 un miliardo di ore di lavoro in più e 21 milioni di giornate di ospedalizzazioni evitate.
«Il settore – ha spiegato Cattani – continua a trainare l’economia europea, generando occupazione qualificata, investimenti in competenze, produttività del lavoro e alta formazione. In Italia il 2025 si è chiuso con una crescita della produzione (74 miliardi di euro), dell’export (69 miliardi, il 75 per cento della crescita totale italiana), dell’occupazione specializzata (il settore occupa 72.200 persone) e degli investimenti, mentre nei primi quattro mesi del 2026 il surplus estero è aumentato di 6,4 miliardi di euro».
I rischi e le priorità
Accanto ai risultati, il presidente di Farmindustria ha però evidenziato i rischi che minacciano la leadership del Vecchio Continente. «L’Europa è sottoposta a forti tensioni geopolitiche», ha spiegato, ricordando la dipendenza da Paesi extraeuropei per materie prime strategiche come l’alluminio e gli ingredienti attivi. «La concorrenza di Cina e India, l’aumento dei costi energetici e l’eccesso di regolamentazione europea rappresentano elementi di forte criticità. Oggi la Cina scopre più farmaci di Europa e Stati Uniti messi insieme e la sua quota nella ricerca clinica cresce a discapito dell’Europa», ha osservato il presidente di Farmindustria, ricordando anche i 400 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi cinque anni già annunciati in Usa dopo il Most favored nation (Mfn) di maggio.
Cattani ha ribadito alcune priorità: ridurre i tempi di accesso ai nuovi farmaci («Non è accettabile che l’accesso ai farmaci innovativi richieda da zero a sedici mesi a seconda della Regione»), superare il sistema del payback («una tassa sulle tasse che mette a rischio la competitività dell’Italia e il mantenimento degli investimenti»), investire nella prevenzione e nell’immunizzazione e valorizzare i dati sanitari per la ricerca e la programmazione.
«L’Europa, dopo l’introduzione del Mfn dell’amministrazione Usa rischia di diventare meno competitiva. Già oggi osserviamo segnali preoccupanti: nei 10 mesi successivi all’annuncio della Mfn si è registrata una riduzione del 40 per cento nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo. Occorre un patto per compensare gli investimenti in Italia e gli oneri per le aziende, perseguendo una logica win-win», ha affermato Cattani.
Infine, desta preoccupazione la revisione del prontuario terapeutico avviata dall’Aifa: «La personalizzazione delle cure è una delle grandi conquiste della medicina moderna, non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo per il Ssn, farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi. Siamo inoltre in una fase di forte aumento dei costi della produzione, in un contesto che opera su prezzi amministrati e quindi fissi, e di concorrenza internazionale, che determina un forte e rapido riposizionamento a livello globale degli investimenti in ricerca e produzione».
La politica sostiene l’industria
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato il peso strategico del comparto: «Innovazione, ricerca e formazione sono i tre elementi che caratterizzano l’industria farmaceutica italiana», ha dichiarato, definendola «uno dei fiori all’occhiello del sistema industriale italiano». Il ministro ha inoltre ribadito l’impegno della Farnesina a sostenere le imprese sui mercati internazionali, trasformando ambasciate e rete diplomatica in strumenti di supporto alla competitività.
Sul tema delle politiche industriali è intervenuto anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha ricordato quanto il Governo punti sulla stabilità normativa e sulla programmazione di medio-lungo periodo. Gemmato ha evidenziato l’aumento delle risorse destinate alla farmaceutica nell’ultima legge di bilancio, richiamando la necessità di nuovi modelli organizzativi in grado di garantire sostenibilità e accesso.
Tra gli esempi citati, il trasferimento di alcune categorie terapeutiche dalla distribuzione diretta alla convenzionata, che ha agevolato i cittadini e generato risparmi, ma anche la revisione della legislazione farmaceutica, in cantiere con il Testo Unico, che anche gli industriali del farmaco ritengono un’occasione unica di semplificazione del settore.
«La peggiore strategia in un momento così complesso – ha concluso il presidente Cattani – è restare fermi e non fare nulla».


