Forum salute: innovazione e accesso le sfide decisive
IL CONVEGNO
Forum salute: innovazione e accesso le sfide decisive
Dall’evento Adnkronos emergono criticità ormai strutturali: iter lunghi per i farmaci innovativi e prestazioni difficili da ottenere nei tempi. Payback, appropriatezza e divari regionali mettono sotto pressione il sistema
23 aprile 2026
di Carlo Buonamico
Farmaco e accesso alle prestazioni. Sono due punti nodali attorno a cui si è articolato il confronto tra istituzioni, industria e stakeholder della sanità all’evento “Salute, prevenzione e risorse: le sfide”, promosso da Adnkronos. Due i fronti strettamente intrecciati che sono stati messi in luce: la capacità del sistema sanitario di sostenere l’innovazione e quello, non meno urgente, di garantire tempi certi ai cittadini.
Farmaci innovativi, regole da aggiornare per restare competitivi
Sul versante della legislazione farmaceutica, il dibattito ha evidenziato un’urgenza condivisa: aggiornare le regole per stare al passo con uno scenario globale sempre più competitivo. A sottolinearlo è stato il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani: «Dobbiamo guardare la situazione per la realtà dello scenario internazionale, che è quello che determinerà tante dinamiche e tante opportunità ma anche sfide immediate». Il punto critico resta l’accesso ai farmaci innovativi. L’Italia garantisce una copertura ampia, ma paga tempi ancora troppo lunghi: «Abbiamo ancora 439 giorni a livello nazionale», ha ricordato Cattani, indicando nella riforma normativa lo strumento per ridurre i ritardi e rendere più omogeneo l’accesso tra le diverse aree del Paese.
Tra le priorità, il superamento del meccanismo del pay back – «Due miliardi e 300 milioni è insostenibile» – e la necessità di strumenti strutturali per l’early access, così da evitare che l’innovazione arrivi troppo tardi rispetto ad altri Paesi europei. Il rischio, è stato sottolineato, è duplice: perdere competitività industriale e rallentare l’accesso dei pazienti alle nuove cure.
Accanto all’industria innovativa, il comparto dei farmaci equivalenti ha rivendicato il proprio ruolo nella tenuta del sistema. «Siamo un asse portante della sostenibilità del Sistema sanitario nazionale», ha affermato Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, ricordando come i risparmi generati negli ultimi anni abbiano consentito di finanziare proprio l’introduzione di terapie innovative. Da qui la richiesta di regole più equilibrate, soprattutto nei meccanismi di rimborso e nelle gare pubbliche, per non comprimere un settore strategico.
Liste d’attesa, domanda impropria o carenze strutturali?
Se il farmaco rappresenta il motore dell’innovazione, il secondo grande scoglio è quello della sua traduzione concreta in prestazioni accessibili. Ed è qui che emerge con forza il tema delle liste d’attesa.
A fotografare la criticità l’indagine di AdnKronos su un campione di seimila italiani: «il 70 per cento dei rispondenti non è riuscito a ottenere le prestazioni nel tempo dovuto proprio per le lungaggini delle liste d’attesa», ha illustrato Davide Maria Desario, direttore dell’agenzia di stampa. Un dato in crescita che segnala come il problema sia ormai strutturale e incida direttamente sulla fiducia dei cittadini nel sistema pubblico.
Il fenomeno, però, non può essere letto in modo semplicistico. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone, ha invitato a distinguere tra domanda reale e domanda indotta: «Se la domanda fosse qual è la percentuale di esami veramente utili che non si è riusciti a fare, non siamo sicuramente su quelle percentuali». Il tema dell’appropriatezza diventa quindi centrale: secondo Bellantone, prescrizioni non sempre necessarie finiscono per saturare il sistema e allungare i tempi per chi ne ha davvero bisogno.
Sul piano politico, la lettura converge sulla natura strutturale del problema. «Le liste d’attesa sono la punta dell’iceberg», ha osservato Marina Sereni, responsabile Salute e Sanità del Partito Democratico, collegando i ritardi a carenze di personale, debolezza della medicina territoriale e diseguaglianze crescenti. Una pressione che spinge sempre più cittadini verso il privato, spesso per necessità più che per scelta.
Eppure una soluzione per risolvere, almeno in parte, questo nodo ci sarebbe. «Nelle Regioni dove si ricorre correttamente alla farmacia dei servizi si ha un calo delle liste d’attesa», ha affermato Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ricordando che «nelle Marche, per esempio, c’è stata una riduzione del 18 per cento delle liste d’attesa, soprattutto nella telecardiologia. Anche in Piemonte il contributo alle liste d’attesa è stato importante, tant’è che la Regione ha chiuso la sperimentazione ed è andata in proroga».
Un sistema frammentato: il nodo delle diseguaglianze territoriali
A complicare il quadro è la frammentazione del sistema. «Abbiamo 21 sistemi sanitari regionali», ha ricordato Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali alla Camera in quota Forza Italia, sottolineando come le differenze territoriali incidano in modo determinante sull’accesso alle cure. Senza un coordinamento più efficace e strumenti di monitoraggio condivisi, il rischio è quello di ampliare ulteriormente i divari.
Le soluzioni indicate passano per una riorganizzazione complessiva: più sanità territoriale, maggiore integrazione tra servizi, digitalizzazione e investimenti sul personale. Ma resta un elemento trasversale, emerso più volte nel corso del confronto: il tempo. Perché gli effetti delle riforme richiedono anni per diventare visibili.
Governare l’innovazione farmaceutica e ridurre le liste d’attesa, in sintesi, non sono sfide separate ma parti di un’unica equazione: rendere il Servizio sanitario nazionale più equo, efficiente e capace di rispondere a una domanda di salute sempre più complessa.



