Generation Next: la farmacia del futuro tra servizi, formazione e sinergie
IL CONVEGNO
Generation Next: la farmacia del futuro tra servizi, formazione e sinergie

L’evento organizzato da TradeLab ha visto gli stakeholder del settore salute riuniti per commentare i risultati di una ricerca sul ruolo del farmacista oltre la dispensazione, con una case history internazionale e un focus sul rapporto tra medici e farmacisti
30 ottobre 2025
di Laura Benfenati
La farmacia è sempre più protagonista dell’evoluzione del sistema sanitario territoriale e in futuro la connessione con i medici di medicina generale ma anche con l’industria dovrà essere sempre più forte, a vantaggio prima di tutto dei pazienti. È quanto emerso dal convegno “Generation Next: Connessioni (tra professioni e professionisti) per la salute sul territorio. Prospettive, attese e richieste delle nuove generazioni di medici, farmacisti (e cittadini)” organizzato da TradeLab, che ha riunito a Milano farmacisti, medici, rappresentanti delle istituzioni e dell’industria farmaceutica.
Medici e farmacisti: un dialogo sempre più stretto
Andrea Parachini, Bdm Pharma e Healthcare di Trade Lab ha presentato la ricerca Generation Next 2025 che ha previsto una case history internazionale sul ruolo del farmacista territoriale oltre la dispensazione, una ricerca sulla popolazione che ha coinvolto 6.000 persone (analisi Shopper) più 750 cittadini interpellati su un focus tematico dedicato alla gestione della salute. E poi un confronto qualitativo con Mmg e specialisti per esplorare l’evoluzione della pratica clinica e le aree di collaborazione con i farmacisti territoriali e una rilevazione estensiva su 1.000 medici (di medicina generale, pediatri e specialisti) per indagare i fattori che sostengono un’efficiente presa in carico del paziente in un ecosistema interconnesso. L’indagine sui farmacisti è stata realizzata in collaborazione con Futurpharma.
Uno dei dati più interessanti che è emerso è che i medici di medicina si interfacciano molto con i farmacisti territoriali non solo per scambi di tipo burocratico ma anche per collaborazione nella gestione di pazienti cronici, supporto nell’educazione del paziente e condivisione di informazioni su reazioni avverse, interazioni o segnalazioni cliniche. Il 63 per cento dei medici interpellati esprime qualche apertura anche nei confronti della figura del farmacista prescrittore (contro il 37 per cento che la ritiene competenza esclusiva del medico). Ci sono medici collaborativi che vedono nel farmacista un partner clinico con cui condividere la presa in carico del paziente e medici supervisori che riconoscono l’utilità operativa del farmacista e sono disponibili a delegare alcune attività. E poi ci sono i conservatori per cui i confini dell’attività consulenziale del farmacista non sono negoziabili e gli integralisti che relegano il farmacista a una figura tecnica e commerciale. «Il networking tra le due figure risulta possibile ma è tutto da costruire – ha spiegato Parachini – mancano canali diretti di scambio clinico o aggiornamento condiviso del paziente, c’è ridondanza di passaggi (visite, esami, diagnosi). L’interazione tra medico e farmacista è frequente ma spesso non strutturata, mentre con gli specialisti i farmacisti hanno rapporti sporadici e spesso problematici».
Esperienze internazionali e impatti economici
Nicole Croci, Phd Student in Pharmaceutical Sciences all’università di Milano ha raccontato come evolve il ruolo del farmacista in altri Paesi: «Nel confronto europeo, spicca l’esempio del Regno Unito, dove il pharmacist prescriber può rinnovare prescrizioni, trattare disturbi lievi e supportare l’aderenza alla terapia in pazienti che iniziano un nuovo farmaco per patologie a lungo termine (ne abbiamo parlato sul numero di ottobre della rivista iFarma, NdR). Con il programma New Medicine Service, attivo in oltre 14.000 farmacie, sono state effettuate 5,7 milioni di consultazioni, generando un risparmio stimato di 651 milioni di sterline tra il 2011 e il 2018 (144 sterline di risparmio per paziente)».
Applicando modelli simili al contesto italiano si potrebbero ottenere 330 milioni di euro di risparmi complessivi e un miglioramento dell’aderenza del 10 per cento, a beneficio di oltre due milioni di pazienti.
I farmacisti sono pronti
La farmacia dei servizi è già realtà, i numeri parlano chiaro: una farmacia su due in Lombardia effettua vaccinazioni, lo ha raccontato la presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca. Dall’inizio della campagna vaccinale 2025, il 13 ottobre, sono state somministrate oltre 110.000 dosi: 87.000 antinfluenzali, 20.000 anti-Covid e 3.000 antipneumococco. L’obiettivo è ora, con l’approvazione del Ddl semplificazioni, la somministrazione di tutti i vaccini in farmacia.
Andrea Parachini ha illustrato il Laboratorio Generation Next dello scorso anno che aveva coinvolto giovani farmacisti e laureandi in workshop ed è stato realizzato anche con 1.200 interviste a farmacisti under 35: «I giovani farmacisti sono pronti a essere davvero protagonisti dei sistemi di cura ma hanno bisogno di maggiori competenze di prodotto, cliniche, sul territorio e di spazi di conoscenza comuni come tavoli multidisciplinari per nuovi protocolli di cura».
Enrico Piroddi, Pm Pharma e Healthcare di Trade Lab, ha raccontato che il 42 per cento degli italiani entra in farmacia almeno due volte al mese, e il 26 per cento considera il farmacista la prima fonte di informazione sanitaria dopo il medico. Per molti cittadini, il farmacista è “ascolto e consiglio”: un interlocutore fidato, a cui ci si rivolge quando non si comprendono le spiegazioni del medico o per piccoli problemi di salute. L’84 per cento dei farmacisti si percepisce come supporto quotidiano del paziente, e il 93 per cento si dichiarerebbe pronto a prescrivere rimedi per disturbi lievi. Tra le priorità indicate: prevenzione, screening, formazione clinica e comunicazione, oltre a una migliore integrazione tecnologica tramite il Fascicolo sanitario elettronico. Certo servono modifiche legislative ma «la legge – ha ricordato Paola Minghetti, ordinario di Tecnologia e legislazione dei medicinali e dei prodotti per la salute a Milano – arriva sempre dopo il bisogno del paziente. Le farmacie, invece, sono già pronte a rispondere».
Innovazione, formazione e partnership con l’industria
La giornata di lavori, dopo vari interventi di farmacisti e medici, si è conclusa con una tavola rotonda moderata da Paolo Bertozzi, Partner e HOI Pharma & Healthcare TradeLab a cui hanno partecipato Davide Polimeni, Chief BU Officer, Primary & Specialty Care, Dompé, Maurizio Chirieleison, Consumer Healthcare BU Executive Director, Angelini Pharma, Alessandro Bruschi, Direttore Generale Farmá Plus, Cristiano Molteni, Sales Director GX Teva Italia. «Si profilano grandi opportunità ma anche la necessità per le farmacie di evolvere nella direzione di una sempre maggiore generazione di valore. È emersa la volontà delle farmacie e dei farmacisti di assumere un ruolo più ampio. Ma servono risorse: come e dove trovarle?», ha chiesto Bertozzi.
La capacità di attrarre le risorse economiche necessarie ad acquisire, costruire e rinforzare competenze, progetti e innovazione, strumenti e tecnologia e per reclutare e fidelizzare collaboratori di valore dipende dal valore generato dal progetto retail e percepito dai clienti.
Nella “filiera della salute”, industria e distribuzione hanno un comune interesse: il benessere e la soddisfazione dei clienti finali. «In un contesto nel quale in entrambi gli stadi della filiera cresce la competizione (orizzontale tra brand e orizzontale tra insegne) – ha proseguito Bertozzi – il valore della partnership dipende dal contributo che le parti si danno reciprocamente al raggiungimento di tale obiettivo. Ciò ha significato finora: per l’industria non fermarsi al sell-in ma sviluppare iniziative che favoriscano il sell-out, per la distribuzione/retail integrare le logiche di acquisto con quelle di vendita».
Tutti d’accordo sul fatto che si dovrebbe partire soprattutto dall’ascolto: non sempre in passato si è dato alla farmacia quello che davvero serve e può essere utile al farmacista (e quindi al suo cliente). Su questo c’è ancora molto lavoro da fare.