Guidare l’innovazione, una competenza che si deve imparare
LA FORMAZIONE
Guidare l’innovazione, una competenza che si deve imparare
Uno sguardo dal MiMS: perché le skills manageriali diventano imprescindibili per il futuro professionale in farmacia, e più in generale nel settore salute
6 novembre 2025
Francesca Lecci, direttrice MiMS – SDA Bocconi Milano
C’è un filo rosso che attraversa il futuro dei giovani laureati in farmacia e nelle discipline affini, qualunque sia il percorso professionale che sceglieranno: la crescente necessità di saper governare la complessità. Lo vedo quotidianamente dal mio osservatorio al Master in Management per la Sanità (MiMS) della SDA Bocconi, dove farmacisti, biologi, chimici, ingegneri biomedici — ma anche economisti, giuristi, medici e psicologi — si ritrovano a condividere un percorso avanzato che li prepara a interpretare, e non solo a subire, la trasformazione del settore salute.
L’ecosistema sanitario è oggi un sistema aperto, interconnesso e orientato ai dati. Secondo l’Ocse, oltre il 70 per cento delle innovazioni sanitarie attese nei prossimi dieci anni avrà una componente digitale o data-driven. Le catene distributive si integrano con piattaforme on line, le farmacie diventano hub di servizi di prossimità e le aziende farmaceutiche si muovono verso modelli di partnership con start up di intelligenza artificiale e realtà del digital health.
In questo contesto, il farmacista del futuro – che si tratti di un direttore di farmacia territoriale, di un market access manager o di un project leader in una multinazionale – non potrà più limitarsi alla competenza tecnico-scientifica. Dovrà saper leggere i modelli di business, gestire processi complessi, valutare impatti economici e sociali e tradurre l’innovazione tecnologica in valore per il paziente e per il sistema.
Prendiamo l’intelligenza artificiale: nel solo 2023 sono stati avviati oltre 200 progetti di AI applicata alla ricerca farmaceutica in Europa. Ma il vero punto critico non è la tecnologia in sé: è la capacità di integrarla nei processi decisionali, nei modelli organizzativi e nelle relazioni con professionisti e cittadini. Servono competenze di governance, data stewardship e change management; serve una cultura della misurazione e del miglioramento continuo, che completi il sapere tecnico con quello economico e manageriale.
Anche le modalità di erogazione dei servizi sanitari stanno evolvendo rapidamente. L’espansione delle farmacie dei servizi, il consolidamento di reti e catene, e l’ingresso di nuovi canali digitali impongono di progettare e gestire organizzazioni ibride: strutture che uniscono prossimità territoriale e competenze clinico-gestionali, strumenti digitali e interfacce umane. In questo scenario, la formazione manageriale non è più un plus ma una condizione necessaria per incidere davvero.
Al MiMS abbiamo osservato negli ultimi anni una vera metamorfosi delle carriere. Accanto ai ruoli più noti – policy advisor, market access strategist, innovation manager, healthcare controller, data-driven project lead – stanno emergendo figure del tutto nuove: AI & Data Strategy Manager, Pharmacy Innovation Lead, Healthcare Transformation Officer, AI Governance Specialist, PharmaTech Business Developer.
Profili che riflettono un mercato del lavoro in piena trasformazione: secondo Farmindustria, oltre il 60 per cento delle aziende del comparto sta oggi investendo in competenze digitali e gestionali per la gestione dell’innovazione. E non è un caso: il settore farmaceutico e sanitario in Italia vale oltre il 12 per cento del Pil e rappresenta uno dei bacini occupazionali più dinamici per i laureati Stem e Life sciences.
Ciò che accomuna questi percorsi non è la destinazione finale, ma la consapevolezza che la complessità del sistema salute richiede una nuova grammatica professionale: quella del management. La buona notizia è che questa grammatica si può imparare. Ed è proprio questo il ruolo di programmi come il MiMS: formare una nuova generazione di professionisti capaci di connettere saperi scientifici e manageriali, visione strategica e attenzione etica, rigore analitico e sensibilità umana.
Non stupisce che un numero crescente di aziende – pubbliche e private – si rivolga al MiMS per individuare giovani capaci di affrontare le sfide del presente e del futuro: quelle che ancora non vediamo chiaramente, ma di cui intuiamo la portata dirompente. E la domanda è così forte da averci spinto ad aumentare il numero di agevolazioni economiche per attrarre i migliori profili e rispondere alle richieste del mercato del lavoro (sdabocconi.it/mims/ammissioni), cui si sono recentemente aggiunte le convenzioni con Fenagifar (due esoneri parziali riservati ai soci Agifar) e Aisfa (esonero parziale di 4.800 euro per i soci laureati in Farmacia, CTF e corsi di laurea affini al settore farmaceutico, aperta anche agli studenti che conseguiranno il titolo di laurea entro aprile 2026).
Il futuro professionale in farmacia, e più in generale nel settore salute, non sarà nel saper “stare al passo” con l’innovazione, ma nel saperla guidare. E questa, oggi, è una competenza che si può e si deve imparare.


