«I sali di magnesio non sono tutti uguali»
I LUOGHI COMUNI
«I sali di magnesio non sono tutti uguali»

Il bisglicinato ha la reputazione di essere il sale superiore, ma le prove disponibili dicono che non è del tutto vero
I luoghi comuni in farmacia sono duri a morire. In questa rubrica partiamo da un’affermazione che sentiamo ripetere quotidianamente al banco, la smontiamo con le evidenze disponibili e infine offriamo strumenti pratici per trasformare un concetto poco robusto in un momento di counseling reale. Tutte le puntate qui
17 settembre 2026
di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it
Bisglicinato, orotato, pidolato… sembra che nei sali di magnesio si faccia a gara a trovare il nome più pittoresco, sempre più efficace degli altri. Si leggono tabelle curiose, in cui a ogni sale corrisponde un’indicazione differente. Peccato che ci si dimentichi che il focus della terapia è l’integrazione del magnesio, non del controione. Ma la letteratura disponibile non conferma gerarchie di efficacia o salificazioni che modificano l’indicazione principale.
La ipomagnesemia è piuttosto rara e sottodiagnosticata. Si manifesta con perdita di appetito, nausea, tremori, debolezza, apatia. L’eziologia generalmente è un basso introito di magnesio o un’aumentata escrezione. Le cause principali sono: diarrea cronica/malassorbimento, alcolismo, diabete, farmaci come inibitori di pompa, platino, oppure ipokalemia e ipocalcemia concomitanti.
Per quanto riguarda l’ipomagnesemia vera, le linee guida (Guerrera et al., 2009) indicano come primo intervento la correzione della causa sottostante. L’integrazione orale va da 240 a 1000 mg totali al giorno in più dosi, per un massimo di 350 mg di magnesio elementare die (il medico può decidere di superare questo limite per ipomagnesemie serie). Nessuna preferenza viene espressa per un sale specifico.
Cosa dice la scienza
La review di Merschmann et al. (2025) confronta la biodisponibilità di diversi sali di magnesio misurata tramite escrezione urinaria. L’ossido di magnesio mostra una biodisponibilità del 4,7-9,5 per cento, la più bassa tra i sali esaminati. Il cloruro di magnesio ha un range molto ampio (9,0 per cento–105,5 per cento), indicativo di alta variabilità tra studi. Il citrato raggiunge il 66,0 per cento. La conclusione generale della review è che i composti organici tendono a superare quelli inorganici, ma con variabilità considerevole tra prodotti e disegni di studio. Il dato più rilevante per il luogo comune sul bisglicinato viene dalla tabella comparativa di Brown (2022): negli studi a dose singola con escrezione urinaria come esito, il glicinato di magnesio non mostra differenze rispetto all’ossido (Schuette et al., 1993 e 1994). In uno studio a 60 giorni con misurazioni su urine, siero ed eritrociti, il citrato risulta superiore sia al glicinato che all’ossido.
La stessa tabella mostra che cloruro, lattato e aspartato superano l’ossido in studi a dose singola (Firoz e Graber, 2001). In uno studio a quattro settimane con magnesio intracellulare come esito, l’ossido supera il citrato (Shechter et al., 2012): un risultato che ricorda come la scelta dell’esito di riferimento pesi sui risultati quanto la scelta del sale.
La zona grigia
La variabile che emerge con più forza dalla letteratura non è il sale in sé, ma la forma farmaceutica. Merschmann et al. (2025) segnalano che combinare l’ossido con altri sali, come il glicerofosfato, o l’uso di formulazioni effervescenti può migliorarne significativamente la biodisponibilità. Brown (2022) riporta uno studio in cui le compresse effervescenti di ossido di magnesio superano le capsule dello stesso sale. Un prodotto di ossido in formulazione effervescente può quindi comportarsi meglio di un bisglicinato in compressa.
C’è anche una considerazione pratica sull’etichetta: l’ossido di magnesio in soluzione acquosa forma idrossido, che in presenza di acido citrico diventa citrato. Un prodotto dichiarato come “ossido” può di fatto formare il sale citrato se formulato in bustina effervescente con acido citrico. Vale la pena leggere la composizione completa, non solo il nome del sale.
Bisogna ricordare il caso d’uso specifico per l’ossido: la sua bassa biodisponibilità, considerata uno svantaggio per la supplementazione sistemica, diventa un vantaggio nell’uso lassativo, dove l’effetto osmotico intestinale è l’obiettivo e non l’assorbimento. Tuttavia, in questi casi, le dosi efficaci superano di gran lunga quelle consigliate per l’integrazione (più del doppio).
Riferimenti bibliografici
Guerrera MP, Volpe SL, Mao JJ. Therapeutic uses of magnesium. Am Fam Physician. 2009;80(2):157–62. PMID: 19621856.
Merschmann R, Burgmer C, Eckert GP, Wagner AE. Bioavailability of Magnesium and Potassium Salts Used as Potential Substitutes for Sodium Chloride in Human Nutrition — A Review. Mol Nutr Food Res. 2025;69(22):e70227. doi:10.1002/mnfr.70227. PMID: 40931546.
Brown B. Bioavailability, food supplements, and clinical efficacy. Nutr Med J. 2022;1(2):6–11.