Il capitale umano al centro
L’EVENTO
Il capitale umano al centro

Cosa intendiamo quando parliamo di welfare? Con “Cura il tuo team”, l’evento promosso da iFarma, con il patrocinio di Federfarma, Fenagifar e Federfarma Bologna, e con il contributo non condizionante di Alfasigma, si è cercato di darne una definizione, di raccontare le percezioni di titolari e collaboratori e di tracciare delle prospettive
15 maggio 2025
di Rossella Gemma
Flessibilità, benessere, ascolto, valorizzazione: non sono slogan da manuale, ma i principi su cui poggia la farmacia del futuro. Un modello in cui il capitale umano non è più una voce di costo, bensì un vero motore di innovazione e crescita. È con questa consapevolezza che si è tenuto l’8 maggio, nella sede di Federfarma Bologna, il convegno “Cura il tuo team. Welfare aziendale in farmacia”, organizzato da iFarma con il patrocinio di Federfarma, Fenagifar, Federfarma Bologna e con il contributo non condizionante di Alfasigma.
Titolari e collaboratori: un divario culturale
Il convegno si è aperto con la presentazione di un’indagine condotta su oltre 400 professionisti del settore, i cui risultati hanno rivelato una distanza significativa tra le percezioni dei titolari e quelle dei collaboratori. Mentre infatti i primi associano il welfare a strumenti tradizionali come la formazione e la flessibilità, i secondi chiedono interventi più tangibili e personalizzati, come buoni pasto, sanità integrativa e misure per la conciliazione vita-lavoro. Questo scollamento segnala l’urgenza di promuovere una cultura del welfare più condivisa e strutturata.
Investire per superare l’improvvisazione
Ad aprire i lavori, Gian Matteo Paulin, presidente di Federfarma Bologna, che ha evidenziato come la gestione del personale rappresenti oggi una delle principali criticità per le farmacie. Ha lanciato un appello ai titolari a superare l’improvvisazione e ad adottare un approccio sindacalmente maturo, dove il benessere delle persone sia messo al centro come fattore determinante della qualità del servizio.
Sulla stessa linea il presidente di Federfarma Marco Cossolo, che ha ribadito l’importanza del capitale umano nel bilancio reale di una farmacia. Una squadra competente e motivata è la condizione per affrontare con successo le trasformazioni in atto nel settore. Per questo, strumenti di welfare che migliorano la relazione lavorativa senza gravare eccessivamente sui costi sono da considerare investimenti strategici.
Modelli aziendali più inclusivi e motivanti
In un contesto segnato da carenza di farmacisti, Alfredo Procaccini, vicepresidente vicario di Federfarma, ha ricordato come le difficoltà attuali non dipendano solo da un calo vocazionale, ma anche da fattori strutturali come l’accesso limitato alla professione e le condizioni lavorative. «Il sistema Q2, introdotto dal contratto collettivo per valorizzare il merito, deve oggi diventare più concreto e legato agli obiettivi della farmacia dei servizi».
Il welfare è anche una questione generazionale, come ha sottolineato Francesco Ferro Russo, vicepresidente Fenagifar. «I giovani farmacisti chiedono modelli più inclusivi, motivanti, capaci di valorizzare le differenze individuali. Serve una narrazione nuova della professione, che parta già dalle scuole, per restituire alla farmacia un’immagine attrattiva».
A offrire un quadro aggiornato delle esigenze valoriali post Covid ha pensato Adelaide Raia di Alfasigma, commentando i dati raccolti in una ricerca Ipsos. La salute mentale emerge come priorità globale, mentre cresce il desiderio di rallentare e trovare nuovi stimoli. Per Raia, anche le farmacie devono interrogarsi su come diventare luoghi in cui le persone scelgono di restare e crescere: «Il welfare, in questa prospettiva, è uno strumento potente, se usato con intelligenza e responsabilità».
Il welfare in farmacia: definizione, percezioni e prospettive
La seconda parte dell’incontro ha offerto uno sguardo più tecnico. Emanuele Acconciamessa (Focus Management) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di definire meglio cosa si intenda per “welfare in farmacia”. I dati raccolti dalla ricerca mostrano in effetti una conoscenza ancora frammentaria: il 46 per cento degli interpellati ha solo una comprensione superficiale del tema, ma oltre il 90 per cento lo riconosce come leva strategica per attrarre e trattenere personale. La sua evoluzione, oggi, guarda al benessere psicologico e alla personalizzazione, prendendo esempio da realtà strutturate come Luxottica o Vodafone.
Per Nicola Posa (Shackleton Group), è tempo di abbandonare l’approccio emergenziale. Serve una strategia preventiva che parta dall’ascolto reale dei bisogni dei collaboratori. Solo così il welfare può diventare una leva efficace contro turnover e demotivazione. La “slow pharmacy” di cui parla Posa è un modello in cui si investe sulle persone con continuità, costruendo relazioni solide e durature.
Dal punto di vista economico, Giovanni Trombetta (Studio Guandalini) ha spiegato come «molte forme di welfare, soprattutto i benefit in natura e i premi di produttività, siano vantaggiose sia per il titolare sia per il collaboratore, grazie alla fiscalità agevolata». Tuttavia, come ricordato da Marcello Tarabusi, «su un campione di 150 farmacie, solo un terzo applica forme di welfare visibili: un potenziale ancora troppo poco sfruttato».
A chiudere, le esperienze dirette di due farmacisti: Claudia Mattioli Oviglio, che ha sperimentato un modello di gestione partecipativa e attenta alla qualità della vita, e lo stesso Francesco Ferro Russo, che ha costruito un sistema di incentivi strutturati, con obiettivi condivisi e momenti di confronto regolari. Due testimonianze che confermano come il cambiamento sia possibile, a patto di partire dall’ascolto e dal coinvolgimento attivo della squadra.
Il messaggio che emerge dal convegno è chiaro: il welfare non è più una voce accessoria, ma un investimento necessario. Un’alleanza tra benessere e strategia, da cui dipende il futuro stesso della farmacia.