Il deblistering in farmacia
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Il deblistering in farmacia

La riorganizzazione dei farmaci per razionalizzarne e facilitarne l’assunzione è davvero utile all’aderenza terapeutica?
Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttarne i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui
20 marzo 2025
di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it
In questo periodo in Italia si parla molto del deblistering dei medicinali come dell’ultima novità in termini di miglioramento dell’aderenza terapeutica. Consiste nel togliere le capsule/compresse dal loro alloggiamento originario, per ogni farmaco parte di una terapia, e inserirle in un packaging alternativo – un blister di grandi dimensioni, una bustina o altro – per la loro organizzazione razionale: ogni alloggiamento corrisponderà al momento-assunzione di uno o più farmaci, così che il paziente o il suo caregiver lo aprano nel giorno/ora programmato e lo svuotino completamente.
Il ruolo reale nell’aderenza
Questa pratica, tuttavia, non è una vera novità, a livello internazionale viene svolta fin dagli anni ’70. Per quanto riguarda la sua utilità, le prove sono poche e di bassa qualità. In particolare, mancano conferme sia sulla soluzione in sé sia sulle indicazioni di come, quando o da chi il deblistering dovrebbe essere usato.
La letteratura su questa modalità di organizzare i medicinali è infatti limitata e riguarda soprattutto le case di riposo. Il ruolo del deblistering all’esterno di questi setting non è stato indagato a fondo. Rispetto alle case di riposo, la diversità della popolazione e la mancanza di una sorveglianza attiva omogenea rende la valutazione piuttosto problematica.
Una metanalisi che vuole fare chiarezza
Una metanalisi apparsa su BMC Health Services Research nel 2016 ha selezionato otto studi, di cui sette randomizzati e controllati e uno longitudinale, che riportano gli effetti di questi MOD (acronimo che significa Medication Organization Devices, dispositivi che organizzano i medicinali) sull’aderenza terapeutica. In cinque studi su otto, l’aderenza ha superato l’80 per cento sia nel gruppo controllo sia in quello con l’intervento di riorganizzazione dei medicinali. Tre studi hanno riportato un miglioramento significativo dell’aderenza per i MOD, mentre altrettanti non hanno notato differenze.
Spesso si parla di deblistering per diminuire il ricorso al medico o al pronto soccorso, come conseguenza di un’assunzione sbagliata dei medicinali. Anche da questo punto di vista i risultati non supportano l’affermazione, anzi: in uno studio si segnala un aumento delle spese da parte dei pazienti che si sono avvalsi del deblistering, rispetto al gruppo controllo, senza un risparmio di alcun tipo in senso alternativo.
La metanalisi conclude che c’è una scarsità di prove a sostegno dei dispositivi di organizzazione dei medicinali ed è necessario studiare ancora al fine di poterne affermare l’utilità in termini di impatto sull’aderenza alla terapia, perlomeno nei contesti in cui operano le farmacie territoriali.
A fronte di questa corposa metanalisi, esistono tuttavia piccoli studi che permettono maggiore ottimismo sugli esiti del deblistering. Tra tutti, vale la pena citare quello apparso nel 2021 sul Journal of Pharmacy Practice, un’analisi retrospettiva che confronta l’aderenza terapeutica tra un piccolo gruppo (26) di nativi americani in due anni consecutivi: uno con l’uso di un “blister pack” e uno senza. Nonostante il 60 per cento avesse problemi cognitivi e il 36 per cento dei regimi terapeutici fosse di una certa complessità, si è segnalata una medication possession ratio (comune unità di misura dell’aderenza terapeutica) notevolmente migliore durante l’anno in cui i pazienti godevano del “blister pack”, un “blisterone” di terapia personalizzata.
In conclusione
Pur mostrando qualche segno di utilità, davanti alle prove scientifiche il deblistering sembra non mantenere le promesse. A cosa può essere dovuto? Innanzitutto, la realtà territoriale è molto eterogena, rispetto al reparto ospedaliero o alla casa di riposo. Probabilmente conviene agire sull’individuazione delle persone che hanno più bisogno degli interventi, anziché in maniera sistematica su chiunque. In secondo luogo, questi risultati confermano un teorema noto a chi si occupa di aderenza terapeutica: non esiste una singola strategia che sia efficace per tutti i pazienti, tutte le condizioni, tutti i setting. L’aderenza alla terapia è complessa e merita approcci multidimensionali.
Bibliografia minima:
Navin LS. Blister Packaging Medications for Adherence for American Indians/Alaska Natives in the Outpatient Setting. J Pharm Pract. 2021 Feb;34(1):97-102. doi: 10.1177/0897190019851357. Epub 2019 Jun 27. PMID: 31248338.
Watson SJ, Aldus CF, Bond C, Bhattacharya D. Systematic review of the health and societal effects of medication organisation devices. BMC Health Serv Res. 2016 Jul 6;16:202. doi: 10.1186/s12913-016-1446-y. PMID: 27381448; PMCID: PMC4933998.
Si ringrazia la dottoressa Giovanna Cadeddu per la consulenza nella stesura dell’articolo