Il dialogo tra economia e salute agli Stati generali di Varese
IL CONVEGNO
Il dialogo tra economia e salute agli Stati generali di Varese

Tre giorni intensissimi di lavoro con tutti gli stakeholder della sanità. Perché è l’ora delle scelte, bisogna restituire tempo alla cura
26 marzo 2026
di Laura Benfenati
Una gran bella intensa tre giorni di lavori la prima edizione degli Stati generali dell’Economia della Salute, organizzati a Varese dal 19 al 21 marzo dal presidente della Commissione Welfare della Regione Lombardia Emanuele Monti. Moltissimi i contributi di tutti gli stakeholder della sanità – rappresentanti politici nazionali, regionali, locali, delle aziende, delle categorie, delle associazioni pazienti – all’insegna di un unico filo conduttore: come sarà possibile sostenere, con la scarsità di risorse, un Ssn che richiede sempre più finanziamenti per una popolazione che invecchia e ha sempre più patologie croniche?
«L’idea degli Stati generali – ci ha raccontato Monti – è unire i due mondi, quello della salute e quello dell’economia, intesa come gestione della spesa pubblica ma anche come opportunità per le imprese, la ricerca e l’innovazione. Abbiamo scelto di organizzare questa tre giorni di lavoro a Varese perché la gran parte delle persone in Italia vive in provincia e non nelle grandi città, dove si svolgono sempre questi eventi ed è quindi un importante messaggio nel messaggio che vogliamo lanciare. Mettere a confronto economia e salute è oggi fondamentale perché è sempre più chiaro come non comunichino, devono invece pianificare, programmare, fare strategia insieme. È mancato finora un luogo dedicato a questo dibattito, in cui si possa seriamente affrontare il tema. In Lombardia abbiamo sperimentato molto, siamo uno dei grandi motori d’Europa da un punto di vista economico e industriale, è un modello anche nella salute sia come ricerche scientifiche sia come qualità dei servizi. Tutto questo si scontra con una popolazione che invecchia sempre di più. Da quando il Servizio sanitario nazionale è stato ideato e approvato nel 1978 ogni anno ha prodotto tre mesi di vita in più degli italiani, questo significa sempre più costi assistenziali rispetto a quando era stato pensato e programmato: oggi il Servizio sanitario va riaggiornato e riadattato, e gli Stati generali, con 106 speakers, vogliono dare un importante contributo alla discussione».
La responsabilità è una questione di scelte
«Per noi l’orizzonte è costruire interventi di sostenibilità ma la sostenibilità è una questione di scelte – ci ha detto il direttore scientifico degli Stati generali Carlo Nicora – e la responsabilità politica di chi governa la Regione e le aziende sanitarie sta nel tradurre quelle scelte in azioni efficaci ed efficienti». Un esempio? «Non ci si può più permettere medici ospedalieri che prendono 2.500 euro a fronte di gettonisti che guadagnano molto di più. Abbiamo coinvolto la politica – ministri, sottosegretari, assessori, presidenti di grandi istituzioni pubblico-private –abbiamo anche le associazioni di pazienti e i giovani che hanno diritto di avere voce. Sappiamo tutti che non ci sono risorse a sufficienza, dobbiamo investire sulla prevenzione, dobbiamo lavorare sul territorio».
L’economia della salute è parte fondamentale dell’economia del Paese ma servono metodo, evidenze e concretezza in un equilibrio tra finanze pubbliche, governance regionale, nuove tecnologie: «Gli obiettivi sono molteplici: garantire la sostenibilità, ridurre i divari territoriali, portare l’innovazione ai pazienti, costruire una governance efficace».
Nuovi modelli organizzativi
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sottolineato che nel 1978 c’era una società completamente diversa, c’era il boom economico, si facevano figli: «Oggi ci sono 1,18 bambini per donna, siamo ultimissimi in Europa, la cronicità assorbe l’80 per cento delle risorse del Fondo sanitario nazionale, la spesa sanitaria evidentemente è destinata ad aumentare ma tra non curare e spendere troppo c’è una via di mezzo. Oggi abbiamo il Governo più longevo nella storia della Repubblica, abbiamo aumentato le risorse dedicate alla sanità ma servono nuovi modelli organizzativi, soprattutto servono linee di orizzonti dal punto di visto legislativo, una semplificazione. E ricominciare a produrre in Italia è una questione di sicurezza nazionale: l’80 per cento dei principi attivi che servono per i farmaci salvavita sono prodotti in India e Cina, rischiamo di non avere i medicinali per curare gli italiani, l’industria farmaceutica è una misura strategica geopolitica».
Burocrazia: un virus che rallenta
Molto forte e molto apprezzato dalla platea l’intervento dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, che ha esordito sottolineando che non si può parlare di responsabilità condivisa, scelte, sostenibilità se prima non si eradica un virus che c’è nel nostro Paese, la burocrazia: «Se continuiamo così andiamo a sbattere, dobbiamo investire prima di tutto in prevenzione ma nulla di quello di cui discuterete in questi tre giorni sarà possibile se non si eradica il virus. Il tempo è un aspetto prioritario, noi in Lombardia, per esempio, abbiamo un sistema efficace nella cura ma meno nell’organizzazione, perdiamo tempo, paradossalmente la lentezza aumenta».
Bertolaso ha proiettato due slide molto interessanti, una sulla velocità che appunto è lentezza in Italia, l’altra sulla burocrazia difensiva in sanità: «Ci sono aree di intervento prioritarie per restituire tempo alla cura, siamo la prima Regione italiana che si è posta l’obiettivo di ridurre il carico burocratico: abbiamo creato un nucleo operativo interdisciplinare, se ci sono leggi nazionali che ci rallentano ne adotteremo altre a livello regionale per snellire le procedure. Tenete presente che se avessimo seguito tutte le procedure burocratiche i ragazzi di Crans Montana sarebbero ancora in Svizzera: otto sono a casa e cinque ancora al Centro ustioni ma fuori pericolo. Facciamo presto, restituiamo tempo alla cura».
Curare costa più dei farmaci
La ricerca ci dà farmaci sempre innovativi ma anche sempre più costosi: «Dobbiamo portare al paziente ciò che di meglio ci offre la ricerca. I farmaci stanno cambiando natura, modificano la storia naturale delle malattie, non sono più quelli di una volta, non possono essere guardati soltanto in termini di costo: come si può dire, per esempio, che 2 milioni sono tanti se salvano un bambino da un tumore? Dobbiamo capire bene il valore reale di ogni nuovo farmaco e stiamo lavorando su un nuovo strumento normativo sull’accesso precoce agli innovativi».
E l’industria è un’eccellenza nel nostro Paese: «Nel 2025 l’export è cresciuto di 19 miliardi e 15 arrivano dalla farmaceutica, che spesso è in Lombardia», ha detto il direttore di Farmindustria Carlo Riccini. «E il valore della farmaceutica è indiscutibile nelle scienze: 10 anni fa i farmaci in sviluppo nel mondo erano 12.000 ora sono 25.000. E curare le persone costa molto di più dei farmaci».
Massimo Scaccabarozzi, direttore del Think Thank On Radar della Fondazione Menarini ed ex presidente di Farmindustria, non ha risparmiato critiche sul tema revisione del Prontuario: «Il Prontuario terapeutico deve essere la base scientifica delle terapie non si deve intervenire su di esso perché la spesa farmaceutica è fuori controllo. Oggi il prezzo dei medicinali rasenta il ridicolo: la metformina va da 1,27 a 1,97 euro di prezzo al pubblico, mediamente quelli in farmacia costano quattro euro: è insostenibile la produzione con i costi dell’energia, dei trasporti, si rischia di andare incontro a chiusure di produzioni, carenze, perdite di posti di lavoro».
Interessante anche la tavola rotonda con i presidenti di Lombardia e Friuli Venezia Giulia Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga e agli Stati generali hanno partecipato anche i farmacisti con Annarosa Racca e Andrea Mandelli, ve lo raccontiamo la prossima settimana.
