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Il riconoscimento contrattuale è il punto di partenza, non quello di arrivo

LA VOCE DELLA BASE

Il riconoscimento contrattuale è il punto di partenza, non quello di arrivo

(c) syda_productions/magnific.com

Il dibattito sul contratto dei farmacisti apre una questione più ampia: finché il sistema continuerà a remunerare prevalentemente la dispensazione del farmaco, sarà difficile riconoscere pienamente il valore delle competenze cliniche e dei servizi professionali. Una riflessione sul futuro economico e sanitario della farmacia

2 luglio 2026

di Gianni Scancariello, farmacista

L’articolo del presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma Giuseppe Guaglianone, “Il banco della salute e il gabbio del commercio”, affronta una questione che accompagna da anni l’evoluzione della farmacia italiana, ovvero che l’inquadramento del farmacista all’interno di un contratto del commercio è sempre meno coerente con il livello di responsabilità deontologica e sanitaria richiesto oggi dall’esercizio della professione.

È una riflessione che merita di essere condivisa, perché riconosce un dato ormai evidente. Il farmacista territoriale non svolge più esclusivamente un’attività distributiva, ma partecipa in maniera crescente ai processi di presa in carico del paziente, alla prevenzione, al monitoraggio terapeutico e alla continuità assistenziale. La progressiva implementazione della farmacia dei servizi, l’evoluzione del quadro normativo e l’applicazione del DM 77/2022 hanno reso la farmacia uno degli snodi fondamentali dell’assistenza territoriale.

Il riconoscimento della specificità sanitaria rappresenta quindi un passaggio necessario. Tuttavia, proprio perché il ragionamento è corretto, credo che debba essere sviluppato fino alle sue conseguenze sistemiche. Il contratto di lavoro costituisce infatti il livello finale del problema, non la sua origine. La radice della questione risiede nel modello economico che continua a sostenere la farmacia italiana.

In economia sanitaria la remunerazione non rappresenta semplicemente uno strumento di pagamento delle prestazioni. Essa costituisce uno dei principali strumenti di governance del sistema. Attraverso i meccanismi di remunerazione il decisore pubblico orienta i comportamenti organizzativi, determina gli investimenti, incentiva determinate attività professionali e, nel lungo periodo, contribuisce a definire l’identità stessa delle professioni sanitarie.

Esiste un principio consolidato nell’health economics: ciò che viene remunerato diventa progressivamente la funzione riconosciuta di una professione.

Questo principio è osservabile in tutti i sistemi sanitari. Il medico viene remunerato per la valutazione diagnostica e terapeutica. L’infermiere per l’assistenza. Il fisioterapista per l’intervento riabilitativo. La remunerazione definisce il valore che il sistema attribuisce all’atto professionale.

Nel caso della farmacia italiana permane invece una caratteristica storica: il principale flusso economico continua a derivare dalla dispensazione.

Oggi il farmacista però non genera valore esclusivamente attraverso la disponibilità del medicinale, bensì attraverso competenze professionali che incidono direttamente sulla sicurezza delle cure. Eppure, il modello economico continua a trasmettere un messaggio differente. Non è un problema culturale, ma la conseguenza della struttura degli incentivi.

Per questo motivo il dibattito sul contratto non può essere separato dal dibattito sulla remunerazione, le due questioni sono strettamente interdipendenti.

Non è un caso che molti sistemi sanitari europei abbiano progressivamente introdotto forme di remunerazione dedicate agli atti professionali del farmacista. Nei Paesi Bassi la medication review, il monitoraggio dell’aderenza e altri servizi cognitivi sono parte integrante dei contratti con gli assicuratori. Nel Regno Unito i servizi clinici e l’evoluzione verso il farmacista prescrittore hanno richiesto modelli di finanziamento specifici. In Svizzera la dispensazione comprende componenti professionali chiaramente identificate e remunerate. Anche in Germania, con la recente riforma, il dibattito si è concentrato sulla necessità di rafforzare economicamente il ruolo professionale della farmacia, pur mantenendo ancora il farmaco come principale riferimento del modello remunerativo.

L’Italia sta seguendo un percorso analogo attraverso la farmacia dei servizi. Il passaggio decisivo sarà però quello di integrare stabilmente gli atti professionali all’interno del sistema di remunerazione, superando una logica nella quale il valore della farmacia continua a essere prevalentemente associato alla movimentazione del prodotto.

Il riconoscimento della specificità sanitaria rappresenta dunque un passaggio fondamentale, ma non può costituire il punto di arrivo. La vera evoluzione sarà raggiunta quando ruolo professionale, responsabilità clinica, organizzazione dei servizi e modello economico saranno finalmente coerenti tra loro.

Perché una professione sanitaria non viene definita soltanto dalle competenze che possiede o dalle responsabilità che assume. Viene definita, soprattutto, dal valore che il sistema sanitario decide di attribuire a quelle competenze attraverso i propri meccanismi di governance e di remunerazione.

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