Il welfare aziendale conviene a tutti
IL WEBINAR
Il welfare aziendale conviene a tutti
Il secondo incontro on line del progetto “Cura il tuo team”, realizzato con il patrocinio di Federfarma e Fenagifar e con il contributo non condizionante di Alfasigma, ha affrontato il tema in relazione ai conti economici dell’azienda e al benessere del team
18 settembre 2025
di Rossella Gemma
Quanto costa davvero far star bene chi lavora in farmacia? Non si tratta solo di numeri e buste paga, ma di un equilibrio delicato tra sostenibilità economica e valorizzazione delle persone. È stato questo il filo conduttore del webinar “Quanto mi costa farti stare bene? L’impatto del welfare aziendale in farmacia”, organizzato da iFarma Editore nell’ambito del progetto “Cura il tuo team”, con il patrocinio di Federfarma e di Fenagifar e il contributo non condizionante di Alfasigma.
Protagonisti dell’incontro sono stati Giovanni Trombetta e Marcello Tarabusi dello Studio Guandalini di Bologna, che hanno affrontato il tema del welfare aziendale in farmacia partendo da un presupposto chiaro: la sostenibilità economica e organizzativa della farmacia è imprescindibile, ma il benessere dei collaboratori rappresenta non un semplice costo ma un investimento strategico.
Welfare versus aumenti retributivi
Trombetta ha mostrato in modo pratico l’impatto di diverse forme di incentivazione: dall’aggiunta in busta paga di 100 euro, che tra contributi e tasse pesa molto di più sul titolare, fino alle opzioni alternative come superminimi, premi di risultato e incentivi una tantum. Ha evidenziato come il welfare aziendale, a differenza degli aumenti retributivi tradizionali, possa garantire un maggior valore netto ai collaboratori e allo stesso tempo un risparmio per la farmacia, grazie al regime fiscale agevolato.
Un passaggio centrale è stato dedicato alla conversione dei premi di risultato in servizi welfare, che permette ai dipendenti di accedere a benefit concreti (buoni pasto, spese scolastiche, previdenza integrativa, assistenza sanitaria) e al titolare di ridurre il cuneo fiscale, rafforzando al contempo il legame con il team. Da dove cominciare? «Valutando l’incidenza del personale nella propria azienda sul fatturato ma soprattutto sul primo margine, poi facendo un budget, vedendo fin dove ci si può spingere con l’incidenza del personale e mettendo a disposizione quella cifra per strumenti di welfare. A quel punto sarà probabile un incremento del primo margine e si potrà rimodulare la cifra a disposizione».
Tra normativa e opportunità
Marcello Tarabusi ha approfondito invece l’aspetto giuridico e fiscale. «La gestione accurata dei dipendenti serve a garantire continuità e solidità all’azienda. Le risorse per finanziare piani di welfare e incentivi – ha spiegato – possono derivare in parte dalla ottimizzazione della fiscalità del dipendente e del titolare, ma in parte possono costituire un reinvestimento degli utili». Tarabusi ha ricordato come il welfare aziendale non debba mai essere confuso con una forma di retribuzione mascherata: i benefit devono essere rivolti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee e non erogati ad personam, solo così si può beneficiare delle agevolazioni previste dal legislatore: «I benefici fiscali sugli strumenti di welfare aziendale devono perseguire obiettivi di utilità sociale e per il benessere dei dipendenti, altrimenti si espongono a contestazioni del fisco. Ci sono poi strumenti che possono essere dati individualmente – tablet, macchina, casa nelle farmacie stagionali – e altri a tutto il team». Ha poi illustrato anche i limiti e le possibilità concrete: dai voucher ai fringe benefit sotto soglia, fino alle particolarità dei buoni pasto e delle cosiddette “mense diffuse”. Particolare attenzione è stata posta al rischio di utilizzare impropriamente lo strumento welfare, con conseguenze fiscali indesiderate: «Attenzione agli amministratori delle società di persone, o all’amministratore unico, perché in quel caso i benefit non andrebbero erogati».
Oltre gli incentivi le persone
Il messaggio che è emerso con forza è semplice ma non scontato: investire nel benessere dei collaboratori conviene a tutti. Non è solo una leva fiscale o gestionale, ma una scelta capace di generare valore a più livelli. Un piano di welfare ben strutturato, infatti, non si limita a ridurre il costo del lavoro o ad alleggerire il cuneo fiscale, ma contribuisce a creare un ambiente professionale più sereno e motivante, in cui i collaboratori si sentono riconosciuti e parte di un progetto comune. Questo clima positivo si riflette direttamente sulla qualità del servizio offerto ai cittadini: una squadra più motivata e coinvolta è anche più attenta, disponibile e pronta a rispondere ai bisogni dei pazienti. In altre parole, il welfare aziendale in farmacia non è un lusso, ma una strategia di crescita: migliora la vita dei dipendenti, rafforza il ruolo sociale della farmacia e consolida la sua sostenibilità nel tempo. Perché far star bene chi ci lavora significa, inevitabilmente, far star bene anche chi ogni giorno varca la soglia della farmacia. «Siamo partner terapeutici per le farmacie, promotori di benessere e di cultura», ha detto al webinar Veronica Pauletto, Trade Marketing Manager di Alfasigma. «Avere verso il team la stessa relazione e cura che avete nei confronti dei vostri pazienti non è solo una leva gestionale importante ma anche un investimento umano: per questo abbiamo sostenuto con entusiasmo questo progetto di formazione sul welfare aziendale in farmacia».


