Intelligenza artificiale, in crescita il mercato italiano
L’INNOVAZIONE
Intelligenza artificiale, in crescita il mercato italiano
Una ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano mostra un forte aumento di interesse e investimenti nella progettualità basata su AI e in particolare AI generativa. In ritardo le PMI, grandi passi avanti per la pubblica amministrazione
20 febbraio 2025
di Claudio Buono
Il 2024 ha confermato il crescente interesse delle imprese nei confronti dell’intelligenza artificiale, gli investimenti in aumento su dati e modelli fondazionali, le rapide evoluzioni tecnologiche, ma anche le crescenti preoccupazioni su impatti professionali, sociali e democratici. A fornire un quadro aggiornato delle tendenze sono gli ultimi risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, presentati nel corso del convegno “Artificial Intelligence, e questo è solo l’inizio”. Con l’occasione sono stati illustrati i numeri del mercato in Italia nel 2024, le progettualità più diffuse e le principali novità tecnologiche.
Per Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio, «il 2024 ha evidenziato una crescita incessante di interesse e di spesa dedicata all’AI, a fronte di un’offerta di mercato in fermento e in continua evoluzione. I decisori aziendali sono chiamati oggi ad affiancare approcci agili e veloci con una strategia di lungo periodo che permetta di traguardare obiettivi di produttività individuale, efficienza nei processi e capacità di innovare prodotti, servizi e modelli di business».
Lo scenario AI in Italia
Nel 2024 il nostro mercato dell’AI ha raggiunto un nuovo record, toccando 1,2 miliardi di euro, con una crescita del +58 per cento rispetto al 2023. A trainare lo sviluppo sono soprattutto le sperimentazioni che utilizzano anche l’AI generativa (o GenAI, 43 per cento del valore).
Tra le diverse soluzioni di intelligenza artificiale nel nostro Paese, la quota più elevata del mercato (34 per cento) viene dai progetti di Data exploration, Prediction & optimization systems (come sistemi di previsione della domanda, ottimizzazione dei flussi di trasporto o piani di produzione, identificazione di attività anomale o fraudolente). A seguire, le soluzioni di Text analysis, Classification & conversation systems (32 per cento) che fanno registrare la crescita più elevata (+86 per cento), in particolare grazie ai sistemi di Retrieval Augmented Generation su normative, manuali o documentazione.
Al terzo posto, le soluzioni di Recommendation systems (17 per cento), un algoritmo di intelligenza artificiale che utilizza Big Data per suggerire o raccomandare prodotti ai consumatori, basandosi su vari criteri (acquisti precedenti, cronologia delle ricerche, informazioni demografiche o altro). Qui la GenAI sta dando un notevole contributo, catturando tramite i Large language models (LLM) la semantica dell’interazione con i beni e servizi fruiti, e ricavando suggerimenti pertinenti.
Guardando la spesa media per azienda, i settori più attivi sono Telco&Media e Insurance, seguiti da Energy, Resource&Utility e Banking&Finance, ma si segnala anche una forte accelerazione del GDO&Retail. Anche nella pubblica amministrazione si realizzano passi avanti significativi: la PA oggi pesa infatti il 6 per cento del mercato, con un tasso di crescita superiore al 100 per cento.
PMI in ritardo
L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese italiane è molto inferiore a quella delle grandi realtà. Nonostante il 58 per cento dichiari di essere interessato al tema, solo il 7 per cento delle piccole e il 15 per cento delle medie imprese ha avviato progetti in merito. Un forte limite all’adozione progettuale dell’AI è l’immaturità nella gestione dei dati. Tuttavia, anche fra le PMI, seppur in percentuale limitata (8 per cento), si registra l’adozione di strumenti di GenAI pronti all’uso tramite licenze.
Il confronto con l’Europa
Nonostante la crescita significativa, le imprese italiane si stanno approcciando all’intelligenza artificiale più lentamente rispetto ad altri Paesi europei come Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Regno Unito e Spagna. Mediamente, l’89 per cento delle grandi imprese europee ha valutato almeno un progetto AI, rispetto all’81 per cento di quelle italiane. Ancora più evidente il divario nei progetti attivi: la media europea delle aziende che hanno un progetto in corso è del 69 per cento, contro il 59 per cento delle italiane.
Un dato in controtendenza emerge invece nell’utilizzo di strumenti di AI generativa pronti all’uso, in cui eccelliamo: il 53 per cento delle grandi aziende italiane ha acquistato licenze di strumenti come ChatGPT o Microsoft Copilot, più di Francia, Germania e Regno Unito, e il 39 per cento di quelle che li utilizzano ha riscontrato un effettivo aumento della produttività (un ulteriore 48 per cento però non ha ancora valutato in modo quantitativo gli impatti).
La percezione dei cittadini
Dalla ricerca emerge che il 99 per cento degli italiani ha sentito parlare di intelligenza artificiale e l’89 per cento di AI generativa. L’opinione verso questa tecnologia è prevalentemente positiva (59 per cento), anche se si osserva un trend decrescente rispetto al 2023 (-8 punti percentuali). Le principali preoccupazioni riguardano il rischio di manipolazione delle informazioni e l’impatto sul mercato del lavoro.
