Investire oggi per garantire la salute domani
L’ATTUALITÀ
Investire oggi per garantire la salute domani

In un Paese che invecchia e in uno scenario internazionale caratterizzato da instabilità, servono politiche sanitarie lungimiranti. Indispensabile considerare la prevenzione un investimento sul futuro e non un costo: di questo si è parlato nell’Investing for life health summit di MSD a Roma
5 marzo 2026
di Laura Benfenati
Investire oggi per la salute di domani: questo il filo conduttore del densissimo e sempre interessante appuntamento annuale di MSD Investing for life health summit che si è svolto ieri al Maxxi di Roma. In apertura il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato quanto questo Governo abbia destinato più risorse alla prevenzione, in particolare per estendere alcune fasce di screening: «Accanto alla prevenzione oncologica dobbiamo però investire a livello territoriale nella prevenzione cardiovascolare, che in Italia rappresenta la prima causa di morte. Dobbiamo inoltre proseguire nel rafforzamento della medicina territoriale con le case di comunità e gli ospedali di comunità, nella digitalizzazione del Ssn e nella governance del farmaco, con un accesso rapido a tutte le terapie sul territorio. Il nostro obiettivo è favorire l’innovazione senza mettere a rischio la sostenibilità, renderle più semplice l’accesso al mercato anche grazie al nuovo Testo unico sulla farmaceutica, che darà certezze dal punto di vista regolatorio». Per quel che riguarda le liste d’attesa, il ministro ha spiegato che il Governo ha deciso di non ignorare l’annoso problema e di affrontarlo con una legge organica che introduce misure chiare e incisive che spetta però alle Regioni attuare: «Oggi ci sono già regole e strumenti di controllo ma è necessario il contributo fattivo delle Regioni per un cambio di passo che non è più procrastinabile. Il nostro Ssn è un’eccellenza, vogliamo continuare a tutelarlo».
Le aspettative degli italiani
Quali sono le priorità e le aspettative degli italiani per un nuovo Ssn? Le ha raccontate Alessandra Ghisleri, direttrice Euromedia Research che ha condotto un’indagine su 1.000 cittadini dai 18 ai 75 anni: «La salute è al centro dei pensieri degli italiani, le persone si sentono più povere se hanno la sensazione di essere prive di diritti. La nostra ricerca ci racconta che il 46 per cento dei cittadini italiani interpellati ritiene che il diritto alla salute, sancito dall’Articolo 32, non sia pienamente rispettato nel nostro Paese. Al centro delle preoccupazioni e delle priorità percepite: liste d’attesa, Pronto soccorso e servizi d’emergenza e assistenza ospedaliera».
I dati dell’indagine infatti confermano le liste d’attesa come il problema principale del Ssn, anche se in lieve calo (58 per cento degli intervistati vs il 62 per cento nel 2024); seguono altre priorità percepite dai cittadini, quali l’organizzazione dei Pronto soccorso e dei servizi di emergenza (38 per cento) e l’assistenza ospedaliera (25 per cento). «Si registra inoltre una crescita della domanda di un ruolo più incisivo dello Stato, non per sostituire le Regioni ma per assicurare standard uniformi e ridurre le disuguaglianze territoriali», ha spiegato Ghisleri. «Il voto medio che si dà al Servizio sanitario nazionale è 5,74 su 10: solo il 15 per cento degli intervistati dà voto tra 8 e 10. Cresce la percezione di un diritto alla salute non soddisfatto soprattutto nelle Regioni del Sud, molto meno in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna».
Le paure maggiori riguardano l’oncologia e le malattie cardiovascolari, poi malattie neurologiche, epatite C, malattie respiratorie: «In Italia c’è la percezione che si spenda meno che in altri Paesi UE per la sanità, che non manchino i fondi ma una gestione efficiente delle risorse e che ci sia troppa burocrazia. Il 60 per cento degli intervistati crede che la sanità privata rubi risorse, personale e attenzione alla sanità pubblica, il 44 per cento ritiene importante lo sforzo di ricerca e sviluppo dell’industria farmaceutica nella lotta alle principali malattie e l’80 per cento ritiene stimolante per la crescita dell’economia italiana il settore sanitario e in particolare quello farmaceutico».
Il Paese deve rimanere competitivo
L’amministratore delegato di MSD Italia Nicoletta Luppi ha innanzitutto ricordato i numeri che caratterizzano l’azienda: 72.000 dipendenti nel mondo, 200 farmaci e vaccini, 18 miliardi investiti in ricerca e sviluppo, 50 molecole in fase due, 30 in fase 3, 13 nuovi lanci nei prossimi cinque anni: «L’immunoterapia di MSD potrebbe tradursi nei prossimi 10 anni in 78.000 vite salvate, 20.000 recidive evitate, 21.000 anni di vita guadagnati in piena salute. La nostra forza è operare in ecosistemi open e in network, la scienza cresce grazie alla condivisione e noi procediamo con acquisizioni e investimenti in start up innovative». Luppi ha sottolineato poi quanto l’azienda contribuisca allo sviluppo economico, scientifico e sociale del nostro Paese: «MSD contribuisce al Pil per un miliardo di euro, garantisce 9.000 posti di lavoro, investe in ricerca quasi 130 milioni con 4.000 pazienti randomizzati negli studi attivi». Ma servono politiche pubbliche lungimiranti in un mondo complesso caratterizzato da instabilità, disuguaglianza ed eventi globali che hanno un grande impatto sullo stato di salute e il benessere sociale, soprattutto in Paesi con la curva demografica dell’Italia. «L’obiettivo non è solo vivere più a lungo ma vivere meglio, l’invecchiamento della popolazione e il crollo delle nascite stanno compromettendo la qualità degli ultimi anni di vita, l’impatto della demografia sulla spesa pubblica è preoccupante, serve una riforma sistemica che incentivi la progettualità industriale, sostenga la ricerca e valorizzi le soluzioni innovative». Quattro le azioni prioritarie perché l’Italia resti competitiva: eliminare il pay back farmaceutico, adottare un modello value based per la determinazione del prezzo, accelerare l’introduzione dei farmaci innovativi, escludere immunizzazione e screening dalla spesa corrente perché sono un investimento: «Passi in avanti ne sono stati fatti: per la prima volta il Governo ha stanziato 485 milioni di euro in prevenzione, che non è un costo ma un investimento, ora queste risorse si trasformino in servizi, in programmi. Il futuro non si aspetta ma si costruisce», ha concluso Luppi.
Visione strategica
Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della Programmazione dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del ministero della Salute, ha precisato subito che il pay back non può essere eliminato perché ci sono vincoli di finanza pubblica che lo impediscono ma bisogna adeguare i tetti di spesa ai reali fabbisogni e rendere vincolante per le Regioni reinvestire nella sanità e nel farmaco i proventi del pay back: «La nostra intenzione è comunque di eliminarlo, ma non ci sono tempistiche precise. Oggi abbiamo raggiunto il record nel finanziamento del Fondo sanitario nazionale, abbiamo alzato quello per la prevenzione come mai era stato fatto prima. Certo se spendere in armi è considerato un investimento lo deve essere anche farlo in prevenzione e immunizzazione».
La necessità di una maggiore concretezza, visione strategica e velocità è stata sottolineata anche dal presidente di Farmindustria Marcello Cattani: «Le risorse devono essere allocate dove c’è bisogno, devono essere aboliti i Prontuari terapeutici regionali e invece sentiamo parlare di clausole di salvaguardia e di revisione dei prontuari. Il pay back riduce la competitività delle aziende e le nostre imprese farmaceutiche generano invece benefici in produzione, export e innovazione: siamo la prima industria manifatturiera della nazione. Dobbiamo investire di più e meglio, se vogliamo nuovi vaccini e nuovi farmaci dobbiamo fare queste riforme».
La rivoluzione gentile
Le conclusioni della intensa mattinata di interventi, con molte tavole rotonde moderate dalla brava giornalista Rai Giorgia Cardinaletti, le ha tratte il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, precisando subito le questioni inerenti alle recenti polemiche giornalistiche: «Non vi è un tema di sforamento di spesa farmaceutica, che cresce ineluttabilmente per la popolazione che invecchia e per l’immissione sul mercato di farmaci più innovativi. Come ministero della Salute ci stiamo impegnando per contribuire alla sostenibilità del Ssn, abbiamo investito mezzo miliardo in più sulla prevenzione, trasferiamo alle farmacie territoriali medicinali dalle strutture ospedaliere liberandole dal costo di gare, magazzini, energia, scaduti e furti. Questi trasferimenti hanno fatto risparmiare in un trimestre 9,3 milioni di euro – Aifa ha certificato i dati – e si può arrivare a sfiorare i 36 milioni di euro di risparmio. Siamo inoltre impegnati nell’elaborazione del Testo unico sulla farmaceutica, in cui abbiamo coinvolto tutti gli stakeholder. Pensate che la legislazione farmaceutica è oggi normata da due testi del 1934 e 1938 e da 700 norme successive. Vogliamo dare quadri di riferimenti certi, la nostra è una rivoluzione gentile».


