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La dermatologia cambia paradigma con le nuove terapie biologiche

DALLE AZIENDE

La dermatologia cambia paradigma con le nuove terapie biologiche

Il controllo del prurito è il principale obiettivo terapeutico nella dermatite atopica e nella Prurigo nodularis. Dalla medicina di precisione arrivano anticorpi monoclonali come nemolizumab, in grado di interrompere i meccanismi immunologici che alimentano l’infiammazione

2 luglio 2026

a cura della Redazione

Per anni la dermatologia ha curato soprattutto ciò che era visibile sulla pelle. Oggi il bersaglio è diventato ciò che accade sotto la superficie: le vie immunologiche che sostengono l’infiammazione e, soprattutto, generano il prurito cronico. È il cambio di paradigma raccontato nel corso dell’incontro organizzato da Galderma la scorsa settimana a Milano e moderato da Silvia Cantini, Country Medical Director e Carola Cappello, Therapeutic Dermatology Marketing Manager dell’azienda.

Una nuova strategia terapeutica

Con 45 anni di storia e quattro stabilimenti produttivi, Galderma punta a consolidare il proprio ruolo di dermatology power house, integrando tre aree strategiche – dermatologia terapeutica, dermatologia estetica e dermocosmetica – con un ingresso sempre più deciso nel settore dei farmaci biologici.

L’azienda ha infatti annunciato il lancio di nemolizumab in Italia per il trattamento sia della dermatite atopica sia della Prurigo nodularis severa. L’Aifa ha approvato, basandosi sui risultati ottenuti dai programmi degli studi clinici di fase III Arcadia e Olympia, la rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale di questo anticorpo monoclonale. Ora è dunque disponibile per uso sottocutaneo per il trattamento della dermatite atopica da moderata a grave in pazienti di età pari o superiore a 12 anni candidati alla terapia sistemica, e per uso sottocutaneo per il trattamento di adulti con Prurigo nodularis da moderata a grave, candidati alla terapia sistemica.

«L’annuncio di oggi ci rende orgogliosi perché dimostra l’impegno e la dedizione di Galderma che ha portato al lancio di nemolizumab. Entrare nel mondo del biologico rafforza la nostra missione e ci consente di cambiare concretamente la vita dei pazienti», è stato il messaggio condiviso dal management guidato da Stefania Fabiano, General Manager di Galderma Italy e Southern Europe.

La dermatite atopica non riguarda solo i bambini

Malattia cutanea infiammatoria comune, cronica con riacutizzazioni, la dermatite atopica è caratterizzata da prurito persistente e da lesioni cutanee ricorrenti. Si stima che in Italia interessi il 15 per cento della popolazione pediatrica, tra il 2-5 per cento degli adulti secondo alcune fonti e tra il 5-8 per cento secondo altre.

«La dermatite atopica dell’adulto esiste ed è molto più frequente di quanto si pensi», ha sottolineato Giuseppe Micali, Direttore UOC Clinica Dermatologica e della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologica dell’Università di Catania. «Coinvolge circa 200 milioni di persone nel mondo e la prevalenza è significativamente più elevata nei Paesi industrializzati, a conferma dell’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Non si tratta semplicemente di una pelle secca o irritata, nella dermatite atopica la barriera cutanea è alterata: cambiano la composizione delle ceramidi e la capacità della cute di difendersi dagli stimoli esterni. Molti pazienti non tollerano lana, tessuti sintetici o persino le etichette degli indumenti. E il vero protagonista della malattia è il prurito. Le citochine infiammatorie prodotte dal sistema immunitario non provocano soltanto infiammazione cutanea: attivano direttamente le terminazioni nervose, generando un prurito continuo che alimenta il circolo vizioso del grattamento e del peggioramento delle lesioni».

Nemolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce bloccando il recettore dell’interleuchina-31, che svolge un ruolo centrale nella patogenesi della dermatite atopica, in particolare nella genesi e nel mantenimento del prurito, ma contribuisce anche all’infiammazione cutanea. «Intervenendo direttamente sul dialogo tra sistema immunitario e sistema nervoso, il farmaco interrompe il circolo vizioso prurito-grattamento», ha spiegato Micali. «Le evidenze degli studi registrativi rendono nemolizumab una nuova e importante opzione terapeutica per i pazienti con dermatite atopica moderata-severa, soprattutto per coloro nei quali il prurito rappresenta il principale fattore di compromissione della qualità di vita».

Malattie che cambiano la vita

In entrambe le patologie, il prurito è spesso infatti segnalato come uno dei sintomi più problematici per i pazienti: l’87 per cento di quelli affetti da dermatite atopica dichiara di desiderare di liberarsi dal prurito, mentre il 75 per cento dei pazienti affetti da Prurigo nodularis riferisce che il prurito persistente influisce negativamente sulla propria qualità di vita.

«Lo sviluppo di numerosi farmaci biologici, come nemolizumab, ha veramente cambiato lo scenario terapeutico e reso possibile per tutti i pazienti la speranza di un miglioramento della qualità di vita», ha sottolineato Mario Coccioli, presidente ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica. «Il prurito accompagna le persone giorno e notte, compromette il sonno, il rendimento lavorativo, la vita sociale e il benessere psicologico. Nei casi più gravi il grattamento provoca lesioni profonde e favorisce le sovrainfezioni batteriche, aumentando il ricorso agli antibiotici e il rischio di antibiotico-resistenza». Coccioli ha spiegato che a tutto questo si aggiunge un percorso assistenziale spesso frammentato: il paziente non sempre viene indirizzato rapidamente allo specialista dermatologo e manca ancora un Pdta nazionale dedicato alla dermatite atopica.

Prurigo nodularis: quando il prurito diventa devastante

La Prurigo nodularis è una malattia cutanea neuroimmunitaria cronica, debilitante, invalidante e distinta dalla dermatite atopica, caratterizzata da prurito intenso e noduli cutanei, papule, placche che interessano ampie aree del corpo; in Europa si stimano circa 30-35 casi ogni 100.000 abitanti, la prevalenza in Italia si attesta tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, con una probabile sottostima.

«Nemolizumab è un farmaco molto interessante in quanto va a bloccare la subunità alfa del recettore dell’interleuchina-31, che rappresenta la citochina cruciale nella patogenesi della Prurigo cronica nodulare» ha sottolineato Angelo Valerio Marzano, Direttore SC Dermatologia Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia dell’Università degli Studi. «Quindi, nemolizumab agisce in modo mirato (target therapy) sul bersaglio molecolare, che rappresenta la via principale responsabile della malattia. Oltre al miglioramento del prurito nel 90 per cento dei pazienti, si è osservata una regressione completa dei noduli in oltre il 75 per cento dei pazienti, con un lungo periodo libero da malattia, una persistenza dei risultati e mantenimento della risposta, che addirittura migliorano fino alle 100 settimane».

Il ruolo del farmacista

Il farmaco è in distribuzione ospedaliera ma il farmacista sempre più spesso sarà il primo professionista sanitario a intercettare pazienti con prurito cronico persistente, chiamato a riconoscere i segnali di una possibile malattia infiammatoria sistemica e a favorire un tempestivo invio allo specialista.

Parallelamente, il farmacista continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nell’educazione terapeutica, promuovendo una corretta idratazione della cute, favorendo l’aderenza alle terapie e spiegando che il prurito non è un sintomo da sopportare, ma un obiettivo terapeutico da trattare.

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