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La dimensione etica e sociale della salute

IL CONVEGNO

La dimensione etica e sociale della salute

Stati Generali dell’Economia della Salute, 19-21 marzo 2026, Ville Ponti di Varese.
Stati Generali dell’Economia della Salute, 19-21 marzo 2026, Ville Ponti di Varese.

Agli Stati generali dell’economia della Salute di Varese si è parlato anche del Terzo Settore come elemento fondamentale per la sostenibilità delle cure. E nella tavola rotonda con i rappresentanti delle Regioni si è sottolineato che non basta aumentare le risorse. Seconda parte del report sull’evento della scorsa settimana

2 aprile 2026

di Laura Benfenati

L’intervento di monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, presidente Fondazione Età grande ETS, ha commosso la platea agli Stati generali dell’economia della Salute di Varese. Don Vincenzo – come l’ha chiamato la moderatrice – ci ha parlato della dimensione etica e sociale della salute intesa come cura, come responsabilità collettiva e valore fondante della comunità: «Gli anziani vanno curati a casa – su questo punto ha insistito molto – pensiamo a quelli nelle grandi città ma anche nelle aree interne, nei piccoli paesi, prendiamoci cura di tutti i nostri vecchi a casa loro, assistendoli. Spenderemo anche meno ma con più efficacia: stiamo lavorando in zone disagiate con giovani che diventano operatori di comunità e si prendono cura degli anziani. Oggi c’è troppa frammentazione tra servizi sociali e sanitari, la vecchiaia non è uno scarto ma una grande risorsa: se tutti stiamo meglio in salute l’economia andrà meglio. Il valore di una nazione si misura con il rispetto che dà ai più fragili: la fragilità se condivisa diventa un magistero per chi pensa di non essere fragile. Il rischio di una cultura tesa alla performance è terribile, è cultura della forza, dell’impossibilità del limite. La fragilità è una grande lezione, nessuno si salva da solo».

E i farmacisti? abbiamo chiesto a monsignor Paglia, raccontandogli il nostro evento sulla farmacia solidale: «Sono preziosissimi, rappresentano la prossimità, reclutiamoli!».

Il ruolo cruciale del terzo settore

«Ai miei studenti ricordo che il nostro Ssn è stato costruito faticosamente e non si può dare per scontato. Bisogna prendersene cura»: ha esordito così Luca Pesenti, docente di Sociologia all’Università Cattolica e direttore scientifico dell’Osservatorio sulla povertà sanitaria di Banco Farmaceutico-Fondazione ETS. «Il nostro sistema salute mobilita 185 miliardi di risorse tra spesa sanitaria pubblica e privata. Il 30-35 per cento della spesa out of pocket è inappropriata o inutile e le famiglie povere spendono meno per la salute, rinunciando soprattutto alla prevenzione, questione che poi ha un impatto su tutta la società». Pesenti ha poi proseguito segnalando che in modelli di integrazione virtuosa come quello lombardo elementi di miglioramento sono individuabili, per esempio, nel distretto sanitario, il punto del sistema che oggi ha più bisogno di innovazione. Anche però nel Terzo settore, un enorme servizio sanitario solidale: «Si tratta di una proposta a costo zero: lavorare sui distretti per governare sistemi misti anche in ambito sociosanitario, con un’unica governance sia di pubblico sia di privato».

Le Regioni nella governance territoriale

Molto interessante la tavola rotonda con il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e quello del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

«La Lombardia è laboratorio di modelli innovativi – ha esordito Fontana – ma quale è la priorità per garantire la sostenibilità dei servizi? Oggi è cambiato tutto, la riforma alla base della nascita del Ssn era ospedalecentrica, ora si deve invertire questa situazione e le difficoltà devono essere intercettate sul territorio, ci deve essere una presa in carico dei cronici, non servono solo aumenti di risorse. Nell’Ats di Milano, che ha 2 milioni e 300.000 cittadini, la domanda è aumentata del 27 per cento: dobbiamo certo intervenire sulle liste d’attesa ma anche sulla prevenzione e l’appropriatezza». Ha confermato questa posizione il presidente del Friuli: «Non basta aumentare i finanziamenti, è proprio cambiato radicalmente il modello sociale del nostro Paese. Non possiamo dare risposte con il medesimo modello: gli ospedali sono saturi sulla cronicità, sono fondamentali strutture intermedie. Abbiamo ricoveri sociali, non sanitari, perché non ci sono alternative. Dobbiamo riformare la medicina generale, fondamentale per il sistema di salute, la dobbiamo rafforzare, servono nuove risposte. In tutte le Regioni italiane sono aumentate le prestazioni e crescono le liste d’attesa: se aumentiamo le prestazioni per inseguire liste d’attesa non ne usciamo più». Fedriga ha proseguito ammonendo di non inseguire la medicina difensiva ma lavorare di più sull’appropriatezza delle prestazioni: «Purtroppo la sanità si utilizza spesso come arma politica, come propaganda, senza una visione a lungo termine».

Il privato è una risorsa ma va governato

E anche sul rapporto pubblico-privato non si devono fare speculazioni, ha sottolineato Fontana: «Il pubblico deve chiedere al privato di intervenire ma deve governarlo». Perché il privato convenzionato è servizio pubblico, ha aggiunto Fedriga: «L’acuzia deve essere gestita dal pubblico ma nelle altre questioni il privato convenzionato può essere d’aiuto. Si tratta certo di un’attività economica, ma non si possono scegliere le attività da fare ed escluderne altre, ci vuole responsabilità da parte di tutti. Ricordiamoci poi che non tutto deve essere sotto casa e non si devono fare rivoluzioni se si chiude un centro pancreas che fa sei interventi all’anno».

E le farmacie?

Preziose risorse, secondo tutti gli intervenuti agli Stati generali di Varese, e in Lombardia sicuramente un elemento fondamentale del Servizio sanitario regionale, come sottolineato dalla presidente di Federfarma Lombardia. Annarosa Racca ha raccontato i numeri dei servizi, delle vaccinazioni, l’incremento di attività anno dopo anno, il fatto che ogni mese nelle farmacie lombarde passa oltre un milione di persone. E la connessione con le altre professioni sanitarie sul territorio è fondamentale, così come l’implementazione del dossier farmaceutico, sottolineata dal presidente della Fofi Andrea Mandelli: «La professione è cambiata e noi siamo pronti. I farmacisti hanno 800 anni di storia perché sono sempre stati in grado di cogliere in tempo i cambiamenti della società».

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