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La farmacia si trasforma: il rapporto Censis

LA RICERCA

La farmacia si trasforma: il rapporto Censis

Rapporto Censis 2025 - Roma

Riconosciuta dai cittadini come punto di riferimento della salute, presidio accessibile e capillare, può diventare sempre di più uno snodo fondamentale della sanità territoriale

10 luglio 2025

di Rossella Gemma

La farmacia italiana è al centro di una trasformazione strutturale che potrebbe ridefinirne il ruolo nel Sistema sanitario nazionale. È quanto emerge dal rapporto “La nuova farmacia pilastro del SSN. Prospettive e opportunità”, realizzato dal Censis con il supporto di Federfarma. Un’indagine che restituisce un’immagine chiara: la farmacia è sempre più riconosciuta dai cittadini come un punto di riferimento per la salute, non solo per la dispensazione dei farmaci ma anche per la prevenzione, l’assistenza e il benessere.

Un luogo sicuro e di fiducia

Durante la pandemia, le farmacie hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, diventando luoghi chiave per tamponi, vaccinazioni e supporto alla popolazione. Un’esperienza che ha lasciato il segno: oggi il 92,2 per cento degli italiani riconosce il valore sociale della farmacia, soprattutto per il sostegno offerto alle fasce più fragili della popolazione, come anziani e malati cronici.

Ma ciò che colpisce è il livello di fiducia: il 95,2 per cento valuta positivamente il ruolo attuale della farmacia. E non si tratta solo di un riconoscimento a posteriori. C’è una domanda crescente di nuovi servizi, con oltre il 90 per cento dei cittadini favorevoli a un ampliamento dell’offerta: test diagnostici, vaccinazioni, prenotazione di visite specialistiche, scelta del medico di base, assistenza infermieristica. In altre parole, una farmacia che integra funzioni tradizionali e nuovi modelli assistenziali.

La frequentazione abituale è un ulteriore segnale della centralità acquisita: il 50 per cento degli italiani si reca in farmacia almeno una volta al mese, percentuale che sale al 42 per cento settimanale tra gli over 64. Inoltre, il 60 per cento dichiara di avere una farmacia “di fiducia”, segno che alla prossimità fisica si affianca un rapporto umano consolidato.

Farmacia dei servizi: una realtà da comunicare meglio

Nonostante la forte domanda, però, resta un nodo da sciogliere: la consapevolezza. Solo un italiano su tre sa che è in corso in molte Regioni la sperimentazione della farmacia dei servizi. Eppure, quasi il 70 per cento degli intervistati riconosce di aver usufruito, almeno una volta, di uno dei servizi già previsti dalla sperimentazione. Un paradosso che indica la necessità di comunicare meglio e in modo più capillare il nuovo volto della farmacia.

Sul versante delle criticità, emerge un’ombra non trascurabile: il 39,4 per cento teme che non tutte le farmacie siano strutturalmente in grado di offrire nuovi servizi, con il rischio di accentuare le disuguaglianze territoriali. Una sfida importante per la categoria, che richiede investimenti, formazione e una visione condivisa con le istituzioni sanitarie.

Un ruolo in evoluzione

«La stragrande maggioranza dei cittadini è favorevole a un ampliamento del ruolo della farmacia – ha sottolineato Ketty Vaccaro, responsabile Salute del Censis – ma è fondamentale evitare che questa evoluzione si traduca in una sanità a geometria variabile. La prossimità deve continuare a garantire equità».

Un pensiero condiviso anche da Marco Cossolo, presidente di Federfarma, che sottolinea: «I risultati della ricerca Censis restituiscono l’immagine di una farmacia in continua evoluzione, capace di intercettare e soddisfare bisogni di salute e benessere diversificati. La farmacia oggi è un luogo dove entrano non solo i pazienti cronici o anziani, ma anche i giovani e le persone sane, per ricevere consigli, orientamento e servizi di prevenzione. Questo ci responsabilizza ancora di più». Aggiunge Cossolo: «Le valutazioni positive espresse dai cittadini, così come le elevate aspettative, ci dicono che il modello della farmacia dei servizi non può più restare una sperimentazione isolata. Va reso strutturale, integrato stabilmente nel Ssn, e servono strumenti normativi e risorse adeguate a supportare tutte le farmacie, anche quelle più piccole o in aree interne, affinché nessuno resti indietro».

La direzione è tracciata. La farmacia, presidio accessibile e capillare, può diventare sempre di più uno snodo fondamentale della medicina territoriale. Il consenso dei cittadini c’è. Ora tocca alla politica e al sistema sanitario cogliere l’opportunità.

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