La “rivoluzione gentile” che aiuta i cittadini
IL CONVEGNO
La “rivoluzione gentile” che aiuta i cittadini

Il passaggio di medicinali dalla modalità diretta alla convenzionata favorisce l’accesso alle cure e l’aderenza terapeutica. La riforma potenzia il presidio territoriale, garantendo al contempo sostenibilità economica e risparmi per il Ssn
2 aprile 2026
di Rossella Gemma
Portare i farmaci più vicini ai cittadini, semplificando l’accesso alle cure e alleggerendo al tempo stesso la spesa pubblica. È l’obiettivo della cosiddetta “rivoluzione gentile” nella distribuzione dei medicinali, al centro dell’incontro “Farmaco accessibile: la rivoluzione gentile della prossimità. L’evoluzione del modello e i nuovi obiettivi della distribuzione” promosso dal sottosegretario Marcello Gemmato lo scorso 26 marzo al ministero della Salute.
A due anni dall’avvio della riforma il modello, che punta a spostare alcune classi di farmaci dalla distribuzione diretta ospedaliera a quella nelle farmacie convenzionate, mostra i primi risultati, sia sul piano dell’accesso sia sul piano economico. «Due anni fa parlavamo di un cambiamento epocale. Oggi possiamo dire che quella visione si è tradotta in una rivoluzione gentile: una trasformazione con effetti concreti per il cittadino», ha spiegato Gemmato.
La riforma, introdotta con la legge di bilancio 2024, supera un sistema fermo da oltre vent’anni e apre alla possibilità di gestire sul territorio una quota molto ampia dei medicinali oggi distribuiti dagli ospedali. Secondo le stime richiamate durante l’incontro, fino al 90 per cento dei farmaci potrebbe essere erogato attraverso le farmacie. I primi dati confermano la direzione intrapresa. «Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco, la riclassificazione delle gliflozine ha generato un risparmio di 9,2 milioni di euro in tre mesi, con una proiezione annua di circa 36,5 milioni”, ha ricordato il sottosegretario. «Significa più accesso ai farmaci essenziali, meno burocrazia e cure più vicine ai cittadini». A incidere sui conti non è solo il prezzo dei medicinali, ma anche l’intero sistema organizzativo che li accompagna. «Quando parliamo di risparmi dobbiamo considerare anche logistica, stoccaggio, sicurezza delle scorte, personale e trasporti», ha aggiunto Gemmato, citando anche il tema dei furti nelle farmacie ospedaliere.
Il quadro economico è stato approfondito anche da Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico dell’Aifa, e dalla sottosegretaria al Mef Lucia Albano, che hanno richiamato la necessità di monitorare in modo costante gli effetti della riforma, che non sembra avere ricadute finanziarie se non in termini di risparmi.
Indicazioni che trovano riscontro anche a livello territoriale. Giovanna Scroccaro, direttrice dell’ufficio Direzione Farmaceutico, protesica, dispositivi medici Regione Veneto, ha evidenziato come il passaggio di alcune classi di farmaci non abbia comportato un aggravio dei conti regionali, pur richiamando l’esigenza di rafforzare gli strumenti per governare l’appropriatezza prescrittiva.
Accanto agli aspetti economici, il nodo resta quello dell’aderenza terapeutica. Il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Robert Nisticò, ha sottolineato come avvicinare il farmaco al cittadino possa contribuire a migliorare la continuità delle cure, soprattutto per i pazienti cronici e anziani.
In questo scenario, la farmacia assume un ruolo sempre più centrale come presidio sanitario di prossimità e punto di accesso al Servizio sanitario nazionale. Ma il cambiamento, è stato sottolineato, non può fermarsi all’organizzazione dei canali distributivi. «Le rivoluzioni più difficili non sono quelle radicali, ma quelle che provano a cambiare davvero le cose senza rompere il sistema», ha osservato Erika Mallarini, SDA Bocconi di Milano. Secondo Mallarini, il passaggio decisivo è un altro: «Per anni abbiamo progettato per canali, ma i pazienti non attraversano modelli organizzativi, attraversano esperienze di cura. Il vero salto è passare dalla gestione dei canali alla progettazione dei percorsi».
Un cambio di prospettiva che chiama in causa integrazione tra livelli di assistenza, rafforzamento del territorio e maggiore collaborazione tra attori pubblici e privati. La riforma, nelle intenzioni del Governo, è destinata a proseguire. «Non è un punto di arrivo, ma una direttrice strutturale di cambiamento», ha ribadito Gemmato. Tra i prossimi passaggi, la valutazione da parte di Aifa di nuove categorie di farmaci da trasferire alla distribuzione convenzionata, con particolare attenzione alle patologie croniche ad alta prevalenza, come il diabete.
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