La sfida sull’AI è organizzativa
L'INNOVAZIONE
La sfida sull’AI è organizzativa

L’intelligenza artificiale deve essere al servizio dell’economia del Paese ma le parole devono essere trasformate in fatti. L’AI deve eseguire compiti, non solo dare risposte. Se ne è discusso a Milano all’AI Forum dedicato alle imprese
12 giugno 2025
di Laura Benfenati
Si è tenuta ieri a Milano la settima edizione dell’AI Forum dedicato alle imprese “Dal potenziale al reale. L’intelligenza artificiale che crea valore per le aziende, la società e il pianeta”: molti e interessanti gli spunti emersi e i suggerimenti sulle azioni che gli imprenditori dovrebbero intraprendere con urgenza.
La giornata è iniziata con un focus sugli aspetti legali dell’AI, visto che il disegno di legge 1146, nato con l’obiettivo di regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel nostro Paese, è già passato in Senato. «Il disegno di legge italiano recepisce l’AI Act europeo ed è coerente con le regolamentazioni già esistenti», ha spiegato Andrea Orlandini, ricercatore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR. «L’impostazione della legge è decisamente antropocentrica, nel rispetto dei diritti e delle liberà fondamentali costituzionali, in primo piano ci sono l’accessibilità anche a persone con disabilità, la cybersicurezza e l’importanza dell’autonomia umana perché le decisioni finali spettano sempre agli esseri umani. Fondamentale è inoltre la questione privacy: la coerenza con le norme del Gdpr in materia di dati personali e tutela della riservatezza e l’accesso limitato ai minori». Orlandini ha sottolineato che l’intelligenza artificiale deve essere al servizio dell’economia del Paese e compito dello Stato è facilitare le imprese nell’accesso a queste nuove tecnologie.
L’ambito sanitario
Per quel che riguarda la sanità, «la legge affronta questo settore con disposizioni particolarmente innovative, prevede che si possano introdurre tecniche di AI per fare diagnosi e che i dati possano essere utilizzati per fare ricerca in ambito medico. Il trattamento dei dati sanitari per ricerca AI è dichiarato “di rilevante interesse nazionale e pubblico”. Si immagina un grande database che consenta diagnostica precoce e migliori la cura delle malattie. Si tratta di un cambiamento importante che va monitorato, perché ha come unico scopo quello di migliorare la sanità pubblica e non altri fini».
Risorse per un miliardo di euro
La legge prevede poi, oltre a quello sulla sanità, capitoli specifici dedicati al lavoro, alla pubblica amministrazione, alla giustizia: «Tutti i ministeri saranno coinvolti, ci sono due autorità nazionali per l’implementazione, l’AgID per promozione e coordinamento e l’ACN per gestione della cybersecurity, ma la legge prevede un trasferimento esteso di potere al Governo attraverso decreti legislativi. Sono inoltre previsti percorsi educativi e formativi specifici e scadenze precise per l’implementazione. Sono state aumentate le sanzioni per crimini legati all’uso dell’AI, ritenuta un’aggravante, sono stati introdotti nuovi reati, pene elevate e viene mantenuta la tutela del copyright. La legge menziona specifiche allocazioni di risorse di un miliardo per sviluppo tecnologico, formazione, cooperazione internazionale eccetera: «Il quadro normativo e i giudizi espressi sono generalmente positivi, ci sono opportunità interessanti nell’ambito sanità e giustizia, e creazione di sinergie tra enti e ministeri per guidare il processo di sviluppo», ha concluso Orlandini. «Va sicuramente approfondito l’impatto sul mondo del lavoro per prevenire problematiche e va posta più attenzione su istruzione e formazione delle nuove generazioni che dovranno convivere con l’AI».
La battaglia geopolitica
«In Europa siamo spaventosamente indietro su questi temi, ormai l’Asia orientale è il centro manifatturiero di competenza, tra i primi dieci porti al mondo nessuno è nel Vecchio continente»: ha esordito così Alessandro Aresu, scrittore, autore di Geopolitica dell’intelligenza artificiale (Feltrinelli). «Prosegue un processo di crescente digitalizzazione e gli strumenti di guerra economica su tecnologia e industria (controlli su investimenti ed esportazioni, dazi, sanzioni) divengono variabili e rischi essenziali in una continua escalation sulla sicurezza nazionale. Tenete presente che il 50 per cento dei ricercatori sull’intelligenza artificiale al mondo è cinese».
Imprenditori dell’AI
Gli ha fatto eco Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Sda Bocconi: «Smettete di chattare, preparatevi a costruire organizzazioni. La sfida vera è organizzativa: oggi l’umano imposta il compito, l’AI esegue la parte complessa e l’umano revisiona e finalizza (Human-AI Sandwich). Si deve passare a un’intelligenza artificiale che esegue un processo in autonomia, l’umano corregge i punti critici e l’AI prosegue e si corregge (AI with Human-in-the-Loop). Le parole devono essere trasformate in fatti, l’AI deve eseguire compiti, non solo dare risposte, non dobbiamo “imparare” l’intelligenza artificiale, è lei che sta imparando noi». Cina e India ovviamente su questo sono più avanti: «Oggi i manager non devono essere programmatori di codici, prompt engineering ma costruttori di semantica, di organizzazione, devono smettere di scrivere ordini di servizio e cominciare a fare training su un modello di linguaggio. L’AI agentica, infatti, prende iniziative in base agli obiettivi, può pianificare ed eseguire sequenze complesse, si adatta in continuazione imparando dal feedback. Si deve passare dall’AI che semplicemente informa all’AI che agisce, aiuta le Pmi a fare quello che prima facevano solo le grandi imprese, risolve gli errori e automatizza i processi. L’umano gestisce le eccezioni. Diventate imprenditori e non solo utenti dell’intelligenza artificiale».
Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, ha raccontato che imprese come Duolingo hanno avviato selezione di personale solo in ambiti in cui l’AI non poteva agire, ne sono nate organizzazioni del lavoro fallimentari. Serve più buon senso: «Il processo deve essere inverso: va chiesto alle persone quali delle loro attività lavorative quotidiane cederebbero alla macchina, servono architetti del lavoro, le professioni andranno incontro a trasformazioni profonde».