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La trasformazione healthcare

L'ATTUALITÀ

La trasformazione healthcare

A un incontro organizzato da Digital 360 si è discusso di nuove regole europee sull’AI ma anche di dinamiche nel rapporto pubblico-privato. Perché l’obiettivo dei prossimi anni non potrà essere avere più prestazioni – anche pagate dalle assicurazioni – ma mantenere in salute più a lungo possibile le persone

4 dicembre 2025

di Laura Benfenati

La sanità sta attraversando una trasformazione profonda, guidata dall’evoluzione normativa europea, dall’adozione di tecnologie digitali e dall’emergere di nuovi modelli di collaborazione tra pubblico e privato. Se ne è discusso in un incontro organizzato da Digital 360 a cui ci ha invitato Massimiliano Berruti. L’AI Act e l’European Health Data Space rappresentano una svolta verso un utilizzo più sicuro e trasparente dei dati sanitari, con l’ambizione di favorire qualità, prevenzione e cure personalizzate: «Ostacoli come l’interoperabilità dei sistemi, la modernizzazione delle infrastrutture e la necessità di competenze digitali più diffuse richiedono un importante sforzo di adeguamento», ha spiegato Anna Cataleta, senior partner Partners4Innovation. «Ci vuole una grande cultura, il tema centrale non sarà arginare le regole ma governare tutto ciò che non è regolamentato e codificato».

Cure per tutti? Non sarà più possibile

In questo contesto, il ruolo degli attori privati sta cambiando rapidamente: le assicurazioni stanno diventando partner attivi nella salute delle persone. «È indispensabile cambiare la percezione del paziente nei confronti del Servizio sanitario, il sistema di welfare immaginato nel 1978 non è più compatibile con la demografia», ha spiegato Patrizio Armeni, docente in Sda Bocconi. «Non si può continuare a difendere qualcosa che non esiste più. C’è un atteggiamento troppo passivo: le assicurazioni, per esempio, sono troppo lente rispetto all’out of pocket. Andrebbe introdotto l’obbligo di dotarsi di un’assicurazione privata e si dovrebbero rivolgere al pubblico solo determinate fasce della popolazione e tutti gli altri solo per le emergenze. La Costituzione parla di cure gratuite per gli indigenti, non per tutti».

Assicurazioni orchestratori di salute?

Nell’ambito assicurativo Generali contribuisce al 3-4 per cento del finanziamento della spesa sanitaria: «Da qui al 2030 la spesa sanitaria incrementerà ancora e il 20-30 per cento di questo incremento sarà sostenuto dalle assicurazioni private», ha spiegato Carlalberto Crippa, head of Health and wellness Business development di Generali Italia. «C’è difficoltà nell’accessibilità al sistema pubblico, una famiglia su due ha rinunciato nell’ultimo anno ad almeno una prestazione sanitaria. L’assicurazione non è un foglio di carta nel cassetto utilizzato quando c’è il grande intervento ma deve diventare uno strumento quotidiano che consente accessibilità alla salute. Non vogliamo essere i pagatori ma gli orchestratori della salute dei clienti, in logiche di partnership con gli altri attori».

L’evoluzione del pharma e degli ospedali

Il Pharma evolve in un modello sempre più data-driven e orientato ai risultati clinici reali, ne ha parlato Gianluca Gala, executive director innovation e business operations di Msd Italia: «Nel 2023 solo il 15 per cento delle aziende farmaceutiche non aveva avviato la trasformazione digitale, si va sempre più verso l’utilizzo di piattaforme proprietarie. Il dato produce valore, l’utilizzo e la sua massimizzazione consentono di migliorare il sistema di ricerca ma anche quello di produzione e gli investimenti, la formazione degli informatori e le attività di marketing in un’ottica customer center. Fondamentale è migliorare sempre di più le competenze di chi lavora all’interno dell’azienda con challenge interne e mentor di intelligenza artificiale per semplificare le attività quotidiane». L’ingaggio fondamentale dei professionisti è stato sottolineato da Elena Bottinelli, ad Smart clinic Villa Erbosa spa: «La trasformazione in atto porterà grandi vantaggi per il paziente e per le organizzazioni, ci sono grandi aspettative sul fronte del lavoro burocratico. Le persone però non si sentono pronte, è indispensabile aiutare gli operatori sanitari ad affrontare questa trasformazione. Non solo formazione ma coaching per far vivere questo momento come messa in gioco di ognuno. Un esempio? La telemedicina non si può mettere in campo senza l’ingaggio dei professionisti. L’umano fa la differenza, non basta la formazione, lo sforzo più importante è sul change management».

E la medicina territoriale?

La salute del futuro sarà dunque più connessa: dati, tecnologia e collaborazione diventano fattori abilitanti di una vera centralità del paziente. Per realizzare questa visione occorrerà continuare a lavorare insieme su governance dei dati, competenze digitali e nuovi modelli di finanziamento. Le opportunità e i rischi delle trasformazioni emerse dalla discussione le trovate riassunte nella tabella 1, sicuramente bisognerà ipotizzare un pagatore diverso da oggi, una standardizzazione dei dati, una salute preventiva personalizzata, un empowerment del paziente. Dalla platea è stato sottolineato che va fatta una riflessione sul pagamento a prestazione che inevitabilmente incrementa le prestazioni, si deve cambiare prospettiva per mantenere le persone sane più a lungo possibile. Partendo dall’educazione nelle scuole ma anche dalla medicina territoriale, il grande assente nella discussione insieme alla farmacia, entrambi perno della prevenzione capillare ed efficace.

Digital 360, Tabella 1
Digital 360, Tabella 1
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