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La visione strategica si traduce in risultati

LA RETE

La visione strategica si traduce in risultati

Alla convention Farmá Plus in Sicilia presentati i dati della fase pilota di Officina Farmá, che ha coinvolto 90 farmacie in un processo collettivo di innovazione. Ora il progetto verrà esteso a tutti gli oltre 400 aderenti al network.

23 ottobre 2025

di Laura Benfenati

Quello che ci ha colpito di più alla quarta convention Farmá Accento Salute, che si è svolta durante lo scorso fine settimana a Giardini Naxos, in Sicilia, è stato che davvero sembrava di essere in famiglia: un fortissimo senso di appartenenza non caratterizzava soltanto i 390 farmacisti presenti ma anche la bella squadra guidata da Alessandro Bruschi, direttore generale di Sofad e di Farmá. E molto “a casa” sembravano sentirsi anche i tanti esponenti di aziende farmaceutiche presenti, amministratori delegati in primis. Del resto, i temi erano importanti e il taglio dato al programma – densissimo di 20 interventi – ha tenuto inchiodate le persone in sala anche di domenica mattina con il sole fuori.

Tinte fosche

La convention si è aperta con le parole forti del presidente di Sofad Gaetano Cardiel, che ha tracciato un quadro realistico e preoccupato del contesto globale e sanitario. «Le tinte sono più fosche dello scorso anno. La pandemia è finita, ma non i suoi effetti sui sistemi sanitari. Guerre, dolore, odio: pensavamo che economia e globalizzazione avrebbero reso l’Europa immune, ma oggi le nazioni sembrano piccoli cocci in mezzo agli imperi». Cardiel ha ricordato come per settant’anni l’Europa abbia goduto di pace, benessere e sicurezza grazie anche all’ombrello americano, ma ora sarà necessario finanziare autonomamente la difesa. «Dove si troveranno le risorse per i cannoni? Nei tagli al welfare – ha avvertito – con conseguenze devastanti in primis per i pazienti, ma anche per le farmacie e per i distributori intermedi che sono già in seria crisi».

Il presidente Sofad ha parlato di una crisi sistemica del servizio sanitario, aggravata da definanziamenti, errori di programmazione, retribuzioni compresse e scarsa attenzione al turnover del personale. Oggi, secondo i dati Censis, 4,5 milioni di italiani rinunciano a curarsi, mentre il 5 per cento delle famiglie sostiene una spesa sanitaria del 40 per cento superiore alle proprie possibilità. Disuguaglianze territoriali, invecchiamento, desertificazione sanitaria e demotivazione degli operatori aggravano il quadro, mentre la spesa sanitaria rispetto al Pil è destinata a scendere al 6,2 per cento entro il 2027. «La povertà sanitaria è la conseguenza anche di una sanità regionalizzata in modo scellerato. In questo scenario, il ruolo della farmacia territoriale diventa vitale».

Un’alleanza vera

Nel suo intervento, l’amministratore delegato del Gruppo Farvima, Mirko De Falco, ha rimesso al centro il tema della fiducia. «Le regole del gioco sono cambiate. Crisi economiche, digitalizzazione complessa, mancanza di personale, costi in aumento: in questo scenario, Farmá Plus non è un progetto commerciale ma un’alleanza vera, basata su fiducia e trasparenza. Siamo qui per convinzione, non per convenienza: una convinzione strategica, di lungo periodo».

Sinergia e innovazione: le chiavi del futuro

Alessandro Bruschi ha indicato la sinergia come la parola chiave della convention: «La differenza non la fa la semplice collaborazione ma la sinergia, che è il nostro motore. Ognuno di voi ha fatto una scelta cruciale: riporre nel network la propria fiducia. Insieme moltiplichiamo il potenziale l’uno dell’altro». Il network conta 439 farmacie, con una crescita del 45 per cento in sette anni.

Tra i progetti citati da Bruschi: Officina Farmá, il laboratorio del network coordinato da Erika Ballarini di Sda Bocconi, che coinvolge 90 titolari e cinque aziende partner: «L’innovazione di Officina è un processo collettivo che nel 2026 coinvolgerà tutte le farmacie del network. Tracciamo la rotta: quando le idee si uniscono diventano inarrestabili. Dal laboratorio pilota sono emersi i pilastri su cui si fonderà la strategia che verrà discussa nei futuri laboratori e i temi declinati nell’operatività», ha proseguito Mallarini. «I pilastri sono la co-creazione (tutto verrà costruito insieme agli associati e alle aziende), l’orientamento all’innovazione (trovare sempre soluzioni innovative anche digitali), il tema della responsabilità sociale e sostenibilità (lavorare su un codice etico e di condotta), collaborazione intergenerazionale (per valorizzare competenze che appaiono diverse ma sono complementari e danno valore)». E ancora, rafforzare le alleanze con l’industria per costruire un’offerta migliore per il cittadino e investire in soluzioni e servizi qualificanti e differenzianti.

Focus sulla povertà sanitaria

Nella seconda parte della convention, il focus si è spostato su uno dei temi più urgenti e delicati del nostro tempo: la povertà sanitaria. A introdurre l’argomento è stato Luca Pesenti, docente di Sociologia generale presso l’Università Cattolica, che ha ricordato come la riduzione del finanziamento pubblico alla sanità abbia progressivamente accentuato il divario con gli altri Paesi europei, spostando quote sempre maggiori di spesa sanitaria sul cittadino e alimentando così le disuguaglianze nell’accesso alle cure. «Non è solo un problema di sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale ma di un universalismo in difficoltà, che rischia di perdere di vista la sua missione originaria». La spesa sanitaria privata ammonta complessivamente a oltre 40 miliardi di euro, circa 635 euro a famiglia. «Le famiglie povere spendono solo il 16 per cento di quanto spendono le famiglie non povere per la sanità, il 31 per cento dei poveri rinuncia o rinvia le cure verso il 15 per cento dei non poveri», ha spiegato Pesenti.

Il professore ha ricordato che il sistema del Terzo Settore sanitario rappresenta ormai una componente strutturale del welfare italiano: 12.000 organizzazioni, con 690.000 volontari e quasi 100.000 lavoratori impiegati. Tra queste, 3.871 realtà agiscono con una chiara finalità di supporto a situazioni di disagio non intercettate dal Ssn, configurando un vero e proprio servizio sanitario solidale.

Un ruolo fondamentale è svolto dalle farmacie: «Le giornate di raccolta del Banco Farmaceutico-Fondazione ETS (a cui aderiscono 5.684 farmacie), le donazioni aziendali e l’impegno dei farmacisti sono esempi concreti di una rete che corre “in parallelo” rispetto al Ssn ma che ne rappresenta un naturale complemento sul territorio».

«La vera sfida – ha concluso Pesenti – è integrare questi mondi. Solo un terzo dei professionisti della salute opera direttamente nell’alveo del sistema pubblico; i due terzi sono fuori, eppure fanno parte della stessa comunità di cura. Serve una governance di sistema che valorizzi questa pluralità, in una logica sussidiaria e non dirigistica».

Sulla stessa linea l’intervento di Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana, che ha ampliato la riflessione al piano culturale e antropologico. «I buchi del sistema sanitario, in ogni parte del pianeta, minano anche le nazioni più preparate. Il diritto alla salute non è un concetto astratto: dipende dalla cultura, dalle scelte politiche e dalla visione che una società ha di sé stessa». Raspanti ha richiamato la necessità di una “universalità di visione”, capace di collegare la cura alla sostenibilità economica e ai bilanci pubblici, ricordando che la sostenibilità non è solo una questione di numeri, ma soprattutto di concezione culturale e di responsabilità condivisa.

Le tavole rotonde con gli esponenti delle aziende

Paolo Bertozzi di TradeLab ha sottolineato che la farmacia come hub di salute e prevenzione, in cui si delinei una collaborazione medici-farmacisti per alleggerire carichi e migliorare la continuità assistenziale, richiede norme chiare, responsabilità definite, incentivi economici, interoperabilità tecnologica, cambiamento culturale.

E anche i rapporti industria-farmacia sono destinati a cambiare, considerando soprattutto il fatto che oltre 6.000 farmacie sono passate da network light a network strong e ormai aderiscono a network oltre il 48 per cento delle farmacie, come ha raccontato Simone Nucci di New Line. I rapporti tra farmacie e industria devono essere più trasparenti e rivolti al bene comune, lo hanno detto con chiarezza i giovani farmacisti presenti, con alcuni amministratori delegati di aziende, a una delle tavole rotonde in convention: l’industria dovrebbe promuovere investimenti sui professionisti più che sulle merci, svincolare il retail da dinamiche meramente commerciali, investire in un valore che nel sistema diventi strutturale (Francesco Ferro Russo, Fenagifar).

L’ascolto si rivela fondamentale per capire i reali bisogni (Maurizio Chirieleison, Angelini), per anticipare percorsi di cura e promuovere innovazione (Salvatore Butti, EG), per erogare reali servizi a valore aggiunto e ancora non viene fatto (Filippo Bovi, Viatris), investire in competenza in collaborazione con l’università (Umberto Comberiati, Teva), restituire in termini di sostenibilità sociale (Riccardo Zagaria, Doc Generici) e ambientale (Gianluigi Pertusi, Chiesi). E poi, in un’altra tavola rotonda, si è sottolineato quanto sia importante per i farmacisti rispettare gli accordi presi e per l’industria misurare perché solo così si migliora (Alessandro Capodieci, Alfa Sigma) e valorizzare lo spazio “oltre il banco” come luogo di educazione alla salute e di promozione della cultura della self-care (Francesco Isetta, Opella).

Impossibile darvi conto di tutte le 20 presentazioni, con 55 relatori, che si sono succedute nel giorno e mezzo di lavori della convention Farmá Plus, lasciamo le conclusioni ad Alessandro Bruschi, che ha voluto alla fine tutta la sua bella squadra sul palco: «La visione strategica qui da noi si traduce in risultati: ogni collaborazione, ogni iniziativa, ogni euro investito deve trasformarsi in risultati tangibili e misurabili».

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