Largo ai giovani
COSMOFARMA 2026
Largo ai giovani
Un’edizione, la ventinovesima della manifestazione bolognese, dedicata alle nuove generazioni e ai passaggi di testimone. Con il cambio ai vertici di Fenagifar e novità in fiera sul fronte tecnologico
14 maggio 2026
di Laura Benfenati
Ventinove edizioni: l’appuntamento primaverile con Cosmofarma, a Bolognafiere, ogni anno nel mondo della farmacia scandisce un “prima” e un “dopo”. Molte le novità agli stand soprattutto sul fronte tecnologico, un po’ meno ai convegni istituzionali dove grandissime notizie sul fronte giornalistico non ce ne sono state; la legislatura volge quasi al termine e ci si augura di vedere arrivare a mèta i progetti intrapresi prima del cambio di Governo del Paese. Una novità importante però va segnalata subito: il passaggio di testimone tra Vladimiro Grieco e Francesco Ferro Russo ai vertici di una Fenagifar in parte rinnovata e in parte all’insegna della continuità. L’entusiasmo, la passione, la fiducia nel futuro della farmacia di questi ragazzi sono contagiosi e l’augurio più grande che possiamo fare a Francesco e alla sua squadra è di rimanere come li abbiamo visti in questi giorni: che le logiche di potere non li travolgano mai perché l’interesse della categoria, prima delle ambizioni personali, deve essere il loro unico faro.
I numeri della fiera
400 aziende, 150 convegni, 280 relatori e 28.284 presenze registrate. Al centro della tre giorni bolognese c’è stato il tema delle nuove generazioni e il passaggio di testimone da una generazione all’altra, oltre che un focus sulle nuove tecnologie e in particolare sull’intelligenza artificiale. La consueta Business Conference di quest’anno, dal titolo “Oltre il presente: la farmacia nel mondo che cambia”, ha visto come keynote speaker Alec Ross, autore e docente presso la Bologna Business School, già Senior advisor for innovation durante la presidenza Obama: «Tutto sta nella capacità di scegliere: se si usa l’AI come strumento per migliorare le proprie capacità e potenziare la propria produttività è come utilizzare gambe bioniche per correre più veloci, se invece si lasciano all’intelligenza artificiale tutte le decisioni, i muscoli si atrofizzano e l’AI diventa una sedia a rotelle». Ross nei giorni successivi alla fiera ha pubblicato un gran bel post su Linkedin, condiviso da molti farmacisti e anche dal presidente di Federfarma Marco Cossolo: «Quando penso e scrivo dell’Italian Dream, una delle cose che spero non perderemo negli anni a venire è questa combinazione di attenzione umana ed eccellenza professionale che continua a vivere nelle nostre farmacie, così spesso locali e a conduzione familiare (…) e se sei scettico, fai una prova: vai negli Stati Uniti, entra in una farmacia qualsiasi e poi fai il confronto. Ti verrà subito voglia di tornare in Italia».
Un percorso che deve arrivare a mèta
Gli italiani apprezzano infatti molto le loro farmacie e anche il loro Servizio sanitario nazionale, come ha raccontato il segretario generale del Censis Giorgio De Rita al convegno istituzionale del sabato mattina organizzato da Federfarma, Fofi e Utifar: «Gli italiani vedono nelle liste d’attesa il principale problema del Ssn ma il primo problema è sicuramente mantenere il controllo della spesa. Sempre più rilevante per i cittadini è il senso di prossimità: che il costo della sanità sia troppo alto è evidente e la direzione è di andare verso un sistema che metta al centro la prossimità». E le farmacie, che sono emblema di prossimità? «Il 92 per cento dei cittadini ha fiducia assoluta nel proprio farmacista, il 72 per cento almeno una volta al mese va in farmacia. La scommessa della sanità territoriale vede nella farmacia un presidio polifunzionale».
Il sistema riuscirà a dare una risposta a questi bisogni? «C’è un deficit di informazione: il cittadino conosce poco o per nulla la possibilità di effettuare alcuni servizi in farmacia. Il ruolo della farmacia nella contrazione delle liste d’attesa sarebbe determinante per la maggioranza dei cittadini. C’è una progressione lenta e positiva: siamo in una stagione di riforme strutturali e in un periodo di grande trasformazione in cui la parola chiave è prossimità territoriale. Bisognerà trovare un equilibrio, la sanità territoriale costa, si dovrà arrivare a un modello diverso tra l’accentramento degli ospedali e la sanità territoriale. Oggi il sistema sanitario è ibrido, le farmacie sono un po’ impresa, un po’ servizio pubblico, un po’ istituzione e un po’ fornitrici di servizi. È importante andare fino in fondo nel riconoscere nelle farmacie il ruolo di presidio funzionale Ssn e non un accessorio».
Del resto, le farmacie, come sottolineato da Annalisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva, si stanno organizzando per ampliare gli spazi dedicati ai servizi: secondo l’ultimo Rapporto presentato di recente, su 2.000 farmacie intervistate il 77 per cento delle urbane e il 70 per cento delle rurali lo sta facendo e solo il 10 per cento delle farmacie non offre servizi. E interessante è il tema dei giovani, ai quali piacerebbero nelle farmacie spazi dedicati al dialogo con i farmacisti.
«Sempre più importante è una maggiore integrazione dei servizi in un percorso di cura», ha spiegato Maiorino. «Si deve passare da una farmacia attrezzata a fare il servizio a una farmacia integrata nel Ssn: non tanto aggiungere nuovi servizi ma rafforzare l’integrazione di quelli che già ci sono. La farmacia ha risposte alle domande di accesso, di prossimità, di lotta alle disuguaglianze, di sostegno ai più fragili e ai più anziani. È in grado di cogliere queste esigenze e di fornire soluzioni».
Un focus sull’università
L’universo degli giovani è stato oggetto di una prima di una serie di indagini volute dalla Fofi e condotta da University Box su 1.000 dei 33.000 studenti di farmacia e Ctf.
Sicuri di trovare un impiego entro dodici mesi in quasi il 50 per cento dei casi, il 62,6 per cento degli studenti però pensa di andare all’estero nei prossimi cinque anni. L’ottima formazione in ambito universitario nel nostro Paese è confermata dalla presenza di molti studenti iraniani, indiani, cinesi. La farmacia territoriale come sappiamo non rappresenta la prima scelta post laurea ma la terza dopo ospedale e azienda farmaceutica e l’indagine identifica quattro tipi di studenti: il convinto, l’ambizioso in uscita, lo speranzoso incerto e quello in difficoltà. Sicuramente gli studenti si dichiarano poco informati sulla farmacia dei servizi. Interessante sarebbe capire quanti degli intervistati siano figli di titolari e quanti no, perché come sappiamo l’approccio alla professione nei due casi è completamente differente.
«La carenza di vocazione è un problema reale come lo è per le altre professioni sanitarie in cui ci si prende cura di qualcuno: noi in Fofi abbiamo puntato sulla professione invece che sulla farmacia commerciale e abbiamo vinto la scommessa», ha detto il presidente. «Ora dobbiamo fare capire quanto è importante dedicarsi a questa professione e che non siamo soltanto “dispensatori di scatolette”: presenteremo l’indagine nelle università, approfondiremo la deriva estera e promuoveremo iniziative per far conoscere meglio il valore della professione di farmacista».
Anche il presidente di Federfarma Marco Cossolo ha sottolineato che la crisi vocazionale coinvolge tutte le professioni sanitarie, anche se quella del farmacista ha anche altre motivazioni: «L’allargamento degli orari dissennato dal 2006, senza contributo in termine di tutela della salute pubblica e solo per derive commerciali, non ha aiutato: io credo sia giusto raddoppiare l’indennità festivi ai collaboratori, la farmacia è innanzitutto tutela della salute pubblica».
E proprio questo punto, una farmacia sempre più integrata nel Ssn, è stato il filo conduttore di tutta la tavola rotonda con i rappresentanti dei vertici di categoria.
