informazione, partecipazione, condivisione

Le farmacie di comunità nella lotta all’antibioticoresistenza

LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE

Le farmacie di comunità nella lotta all’antibioticoresistenza

(c) freepik.com

Una review internazionale analizza il possibile contributo della farmacia nell’uso appropriato degli antibiotici: triage, counseling, Poct e collaborazione con i medici mostrano potenzialità, ma le evidenze sono ancora deboli e servono protocolli chiari e sostenibili

Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttare i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui

11 dicembre 2025

di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it

La farmacia di comunità è spesso il primo punto di contatto del cittadino con il sistema sanitario. Questo posizionamento unico rende il farmacista un potenziale protagonista della lotta all’antibioticoresistenza (Amr). Questo tema è al centro della recente review Antimicrobial stewardship interventions involving community pharmacy teams, di Federico Zerbinato (farmacista di comunità), Scott Cunningham e Antonella Pia Tonna, laddove Antimicrobial stewardship” (o Ams) è un termine inglese traducibile con “gestione accurata degli antibiotici”. Vediamo cosa può fare il farmacista italiano in questo campo, sulla base di sperimentazioni già realizzate o in atto in altri contesti, su cui sono stati realizzati studi presenti in letteratura.

Triage e counseling: fondamentali ma a evidenza limitata

Il momento della dispensazione o della richiesta di un consiglio per disturbi minori rappresenta un’opportunità per distinguere sintomi virali da situazioni che richiedono valutazione medica, correggere aspettative errate sull’uso degli antibiotici, educare il paziente sulla storia naturale della malattia e sulla gestione sintomatica. Checklist e score clinici (es. criteri Centor) possono facilitare un triage strutturato. Gli studi disponibili mostrano che il counseling può ridurre la richiesta di antibiotici e migliorare la comprensione, anche se ci sarebbe bisogno di prove più robuste, in quanto attualmente le principali provengono da studi osservazionali o qualitativi.

Poct in farmacia: il potenziale più grande, ma poco consolidato

I test Point-of-care (Poct) rappresentano l’intervento in farmacia con la maggiore capacità di tradurre una decisione soggettiva in una scelta basata su un dato oggettivo. Ne sappiamo qualcosa, dopo l’esplosione dei test antigenici dal 2020 in poi, con l’epidemia di Sars-COV2. Gli strumenti più rilevanti sono:

  • Test rapido per streptococco A: utile per distinguere faringiti batteriche da virali.
  • Proteina C reattiva (Pcr): supporto decisionale nelle infezioni respiratorie, se integrato nel percorso medico.
  • Calprotectina fecale: per orientare il medico nella distinzione IBS/IBD o diarree non batteriche.

La review mostra che l’adozione dei Poct può ridurre la prescrizione inappropriata, ma oltre alle conclusioni precedenti sulla robustezza variabile delle prove, permangono degli interrogativi su due aspetti chiave:

  • sostenibilità economica e remunerazione del farmacista;
  • collaborazione medico-farmacista.

In mancanza di queste, non si può parlare di metodica implementabile.

Collaborazione, documentazione e audit: necessari ma poco sviluppati

Un programma di antimicrobial stewardship efficace in farmacia necessita di comunicazione con il medico in caso di anomalie (dosaggi, spettro, interazioni), registrazione degli interventi, inclusi risultati Poct e consigli forniti, e audit periodici per misurare valore e impatto.

ll farmacista potrebbe tenere un registro semplice ma completo degli interventi (test Poct, counseling, referral), condividere periodicamente dati aggregati con medici/Asl, partecipare a programmi locali o regionali di stewardship quando disponibili.

Conclusioni

Il potenziale della farmacia nella lotta all’Amr è enorme, ma attualmente sostenuto da evidenze deboli, frammentarie e non standardizzate. C’è grande eterogeneità di studi, ma anche barriere economiche e organizzative, e generalizzabilità limitata: ciò che funziona in UK o Usa potrebbe non funzionare in Italia senza adattamenti profondi.

La farmacia di comunità può diventare un pilastro dell’antimicrobial stewardship, ma il percorso è ancora all’inizio. Gli interventi più promettenti sono counseling strutturato, triage basato su checklist, Poct integrati con il medico, audit dei dati. In più, serve uno sforzo coordinato per:

  1. progettare interventi standardizzati;
  2. valutarli con studi robusti;
  3. integrare la farmacia nel sistema Ams in modo remunerato, sostenibile e scalabile.

Solo così il potenziale potrà trasformarsi in un cambiamento reale e misurabile.

Key Takeaways

Cosa può fare il farmacista (interventi pratici):

  • Conduzione di un triage sintetico e standardizzato con checklist visive e criteri chiari (Centor Score).
  • Spiegazione della storia naturale dei disturbi virali più comuni.
  • Pianificazione di una gestione sintomatica chiara (analgesici, antipiretici, irrigazioni saliniche ecc.).
  • Messaggi chiari su quando non serve un antibiotico e quando invece serve una valutazione medica.
  • Offrire Poct all’interno di protocolli condivisi con i medici di base (Pcr, test streptococco, procalcitonina)
  • Documentare esiti e invii al medico.
  • Gestire il percorso del paziente: triage → test → consiglio → referral quando necessario.

Fonte:

F Zerbinato , S Cunningham , AP Tonna, Antimicrobial stewardship interventions involving community pharmacy teams: a scoping review, Open Access JAC-Antimicrobial Resistance, Volume 7, Issue 5, October 2025, dlaf156, https://doi.org/10.1093/jacamr/dlaf156

0 Condivisioni

Altre news

11 Dicembre 2025 ,