L’intelligenza artificiale è un potere positivo, ma va controllato
L'INTERVISTA
L’intelligenza artificiale è un potere positivo, ma va controllato

La presidente del Pgeu Clare Fitzell ci racconta la posizione del gruppo farmaceutico europeo su AI e utilizzo responsabile nell’assistenza e nei servizi sanitari
24 luglio 2025
di Carlo Buonamico
L’intelligenza artificiale (AI) rappresenta una delle innovazioni più promettenti per il futuro della farmacia di comunità. Il Gruppo Farmaceutico dell’Unione Europea (Pgeu) riconosce il potenziale dell’AI come strumento di supporto per i farmacisti, in grado di contribuire in modo significativo al miglioramento dei servizi offerti ai pazienti e degli esiti di salute pubblica. L’intelligenza artificiale infatti può semplificare e automatizzare compiti amministrativi e logistici, ottimizzare la gestione delle scorte e delle forniture, facilitare la comunicazione con i pazienti e rafforzare l’assistenza farmaceutica. Attraverso strumenti di supporto alle decisioni cliniche, l’AI può aumentare l’aderenza terapeutica, sostenere le campagne di prevenzione e aiutare a prevedere carenze di medicinali.
Tuttavia, il Pgeu sottolinea l’importanza di un utilizzo responsabile di questa risorsa: essa deve sempre affiancare, e mai sostituire, la competenza professionale del farmacista.
Per questo motivo, nel position paper diffuso a inizio luglio l’organizzazione promuove una serie di raccomandazioni fondamentali: l’adozione di normative chiare che definiscano responsabilità e ambiti d’uso; il coinvolgimento delle autorità nazionali nella valutazione e supervisione dei sistemi di AI; il rispetto del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), con particolare attenzione alla trasparenza, al consenso informato e alla protezione dei dati dei pazienti; la formazione continua dei farmacisti per sviluppare le competenze necessarie all’uso di queste tecnologie; la promozione di soluzioni digitali che rafforzino – e non riducano – il rapporto diretto tra farmacista e paziente; e l’interoperabilità tra l’intelligenza artificiale e i sistemi informatici già presenti nelle farmacie e nei servizi sanitari.
In questa intervista, la presidente del Pgeu Clare Fitzell offre una visione approfondita su come guidare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella farmacia di comunità, affinché sia etica, sicura, trasparente e realmente al servizio del cittadino.
Dottoressa Fitzell, il vostro position paper sottolinea l’importanza di integrare l’intelligenza artificiale nell’assistenza sanitaria. Quali sono le maggiori sfide per garantire che la sua adozione avvenga in modo da dare priorità alla sicurezza del paziente e alle considerazioni etiche?
Quando si considera l’integrazione dell’AI nella vita quotidiana delle persone, in particolare nella gestione della loro salute, i farmacisti sostengono che l’attenzione e il monitoraggio di questi strumenti dovrebbero essere al massimo livello possibile. La necessità di garantire la sicurezza e la qualità del servizio offerto ai pazienti nell’ambiente sanitario rimane una priorità per i farmacisti. Quando si utilizzano strumenti di AI in ambito sanitario, è importante che i dati utilizzati siano raccolti in linea con gli standard etici e professionali e siano conformi al Gdpr. I farmacisti dovranno garantire che, con l’integrazione degli strumenti di AI nella pratica, questi informino e rassicurino i pazienti, sottolineando che la supervisione umana rimane fondamentale e imprescindibile. È fondamentale garantire che i pazienti comprendano che l’AI integra, piuttosto che sostituire, il giudizio clinico e le comunicazioni con i pazienti dei farmacisti di comunità. I farmacisti continueranno a essere i principali decisori nell’erogazione dell’assistenza farmaceutica, utilizzando l’intelligenza artificiale come strumento di supporto per migliorare, e non sostituire, il giudizio clinico e le interazioni con i pazienti.
Il documento promuove anche quadri normativi chiari per l’AI in ambito sanitario. Come possono i decisori politici bilanciare l’innovazione con la necessità di una regolamentazione solida, ma adattabile, in questo settore in rapida evoluzione?
Nello stabilire quadri normativi nell’ambito dei dati sanitari sensibili dei pazienti, il ruolo dei decisori politici diventa fondamentale. Con l’adozione di queste tecnologie, sarà necessario un attento equilibrio tra innovazione e assistenza ai pazienti. I farmacisti propugnano un approccio normativo proporzionato e basato sul livello di rischio, che garantisca flessibilità e al contempo salvaguardi i più elevati standard di sicurezza dei pazienti. Ciò significa una minore supervisione per le applicazioni di AI a basso rischio, come le app per il benessere generale, e un controllo più approfondito, insieme a chiari standard di governance, per gli strumenti ad alto rischio, come quelli utilizzati nella diagnostica o nella gestione dei farmaci. Inoltre, i decisori politici dovrebbero anche incoraggiare ambienti di test o “aree di sperimentazione” normative in cui gli innovatori possano sperimentare in sicurezza nuovi strumenti di AI con una supervisione rigorosa.
Considerata la natura sensibile dei dati sanitari, come possono i sistemi di intelligenza artificiale essere progettati per salvaguardare la privacy dei pazienti e conformarsi al Gdpr e ad altre normative sulla protezione dei dati?
Quando si tratta di elaborare i dati sanitari sensibili dei pazienti, il livello di attenzione e cura deve essere il più elevato possibile. Per questo motivo, la protezione della privacy deve essere integrata nei sistemi di intelligenza artificiale fin dalla fase di progettazione. I sistemi AI devono inoltre seguire i principi di minimizzazione dei dati, raccogliendo solo quelli necessari. Inoltre, i dati devono rimanere in ambienti sanitari sicuri e regolamentati, garantendo che le informazioni sensibili dei pazienti rimangano sotto la supervisione degli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza. Una crittografia rigorosa e un rigoroso controllo degli accessi sono imprescindibili. I farmacisti di comunità, in quanto operatori sanitari di grande fiducia, sono in una posizione unica per spiegare queste tutele ai pazienti e garantire che i dati vengano utilizzati in modo responsabile, trasparente e rigorosamente entro i limiti etici e legali.
Il paper menziona il rischio che l’AI acuisca le disparità sanitarie esistenti. Quali strategie dovrebbero essere implementate per garantire che questa tecnologia sia accessibile a tutte le popolazioni, in particolare alle comunità emarginate e rurali?
Una parte essenziale del ruolo di qualsiasi professionista sanitario è garantire che nessun paziente venga lasciato indietro, soprattutto nell’era della trasformazione digitale. L’equità deve essere al centro dell’implementazione dell’AI. I dati alla base degli strumenti di intelligenza artificiale devono tenere conto delle diverse popolazioni (per esempio, rurali, anziani, etnie, gruppi a basso reddito) per garantire pari efficacia. Il supporto infrastrutturale è altrettanto vitale: le farmacie rurali necessitano di infrastrutture digitali, connessioni internet affidabili e hardware adeguato a implementare efficacemente gli strumenti di AI. Oltre a utilizzare la tecnologia in sé, i farmacisti possono fungere da ponte verso i servizi sanitari digitali, guidando i pazienti che hanno meno competenze digitali o che non hanno accesso personale alla tecnologia. Le farmacie comunitarie possono fungere da hub affidabili e accessibili, garantendo che le innovazioni sanitarie dell’AI raggiungano tutti i pazienti, compresi quelli nelle aree rurali e svantaggiate.
Dato il ruolo in evoluzione dei farmacisti, come prevede l’espansione del loro ruolo nell’assistenza ai pazienti, in particolare nella gestione della terapia farmacologica e nella diagnostica assistita dall’intelligenza artificiale?
I farmacisti ritengono che l’intelligenza artificiale possa supportare, ma non sostituire, il ruolo professionale del farmacista. In primo luogo, l’intelligenza artificiale può rappresentare un valido supporto amministrativo per i farmacisti, consentendo loro di dedicare più tempo all’erogazione dell’assistenza. Per quanto riguarda la gestione della terapia farmacologica, l’AI può supportarli nell’identificazione delle interazioni farmacologiche, nell’analisi dei problemi di aderenza o compliance e, in futuro, avrà un ruolo nella personalizzazione dei regimi terapeutici sulla base di dati specifici del paziente. La diagnostica assistita dall’intelligenza artificiale ha il potenziale per offrire un’identificazione precoce delle malattie e un migliore monitoraggio delle patologie croniche, integrando così i nostri servizi sanitari esistenti. Tuttavia, è essenziale che il rapporto empatico e diretto tra farmacista e paziente venga preservato e rafforzato, non sostituito.
L’etica è un tema centrale del rapporto. In che modo gli sviluppatori e gli operatori sanitari possono garantire che gli strumenti di AI non siano solo scientificamente efficaci, ma anche eticamente validi, in particolare nei processi decisionali che hanno un impatto sull’assistenza ai pazienti?
L’ambito dell’etica è difficile da affrontare, poiché, in senso tradizionale, le decisioni etiche nella pratica si basano su una serie di questioni interconnesse, spesso sviluppate nel tempo, con formazione ed esperienza, e in una certa misura basate su una visione olistica dei bisogni del singolo paziente. Coinvolgere medici e pazienti nello sviluppo di strumenti di AI sarà fondamentale per il successo, così come garantire una corretta supervisione clinica. I sistemi devono consentire ai farmacisti di contestare le raccomandazioni generate dall’AI e lasciare sempre spazio al giudizio umano e alla discrezionalità professionale. Un monitoraggio continuo e una rendicontazione aperta sulle prestazioni dell’AI contribuiranno a mantenere elevati gli standard, garantendo la trasparenza, la sicurezza dei pazienti e la fiducia del pubblico nell’era dell’assistenza sanitaria potenziata.