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L’occasione di salute persa dai servizi in farmacia

LA VOCE DELLA BASE

L’occasione di salute persa dai servizi in farmacia

Questo intervento, nato come post per Facebook e trasformato in articolo per alimentare il confronto, propone una riflessione sul futuro della farmacia dei servizi: più che moltiplicare le prestazioni, occorre valorizzare il ruolo clinico del farmacista e metterne le competenze al centro dei percorsi di salute

16 luglio 2026

di Marco Morrone, farmacista

Esistono note stonate e voci fuori dal coro. Queste ultime, però, non sempre e non per forza, stonano.

Questo mio articoletto, così lontano dalla materia politica e da qualsivoglia polemica, non ha alcuna presunzione, ma unicamente una volontà: esprimere liberamente una personalissima visione sanitaria della professione del farmacista, maturata negli anni e forte perciò di qualche esperienza (per me mai abbastanza, sempre troppo poca quando si parla di salute).

Deliberatamente, al fine di rendere più gradevole e leggera la lettura di questo testo, non citerò numeri e date di leggi, decreti o sentenze. Quasi come in matematica, esporrò per “postulati”:

  1. Un farmacista non è un medico, non è un biologo, non è un infermiere. Un farmacista è un farmacista e, in quanto tale, è un operatore sanitario.
  2. Una farmacia non è un ospedale, non è un pronto soccorso, non è un ambulatorio, non è un centro diagnostico. Una farmacia è una farmacia.
  3. In una farmacia, a norma di leggi dello Stato, è possibile, insieme alla dispensazione dei farmaci, effettuare innumerevoli servizi sanitari.
  4. In Italia la normativa sanitaria è materia concorrente tra Stato e Regioni. Ciò significa che lo Stato fissa i principi fondamentali, mentre le singole Regioni hanno facoltà legislativa e organizzativa per gestire e finanziare i servizi sanitari territoriali.

In ogni Regione d’Italia sono stati siglati, o sono in procinto di esserlo, gli Accordi Integrativi Regionali (AIR) che fissano norme, modalità, numero di esami, divisione del budget statale stanziato e costi di rimborso dei servizi erogati in convenzione in farmacia.

Al 2025, anno della sperimentazione dei servizi in farmacia, si è giunti attraverso un lungo processo normativo che ha visto enormi, radicali trasformazioni nel ruolo sociosanitario del farmacista in farmacia.

La possibilità di effettuare in farmacia vaccinazioni, partecipare a campagne di screening oncologici, eseguire analisi del sangue, effettuare esami in telecardiologia non è stata conquista sanitaria di un giorno di lavoro e nemmeno è stata conquista da poco.

Eppure, nel passaggio dalla sperimentazione alla stabilizzazione in convenzione dei servizi in farmacia, io rinvengo tre distinte fasi: un decollo, un volo e un atterraggio. E in quest’ultimo, il senso di smarrimento è notevole, dal momento che all’arrivo, tante, troppe domande non trovano risposte e lasciano spazio solo alla conclusione preannunciata dal titolo di ciò che state leggendo: un’occasione di salute persa.

Come è stato possibile smarrire il senso e la logica ispiratrici della farmacia dei servizi?
Dove è finito il ruolo sanitario del farmacista in farmacia?
In cosa esattamente, e con la massima precisione possibile, si evince il valore professionale del farmacista che effettua in farmacia i servizi così come presentati negli AIR?

Ma mi rendo conto che posta così la mia voce, da farmacista fuori dal coro, potrebbe apparire stonata. E allora, con sette note, tenterò di ricostruire un pentagramma:

  1. In Italia ci sono circa 20.000 farmacie.
  2. Le farmacie sono presenti, capillarmente, su tutto il territorio nazionale.
  3. Con i loro turni di apertura, le farmacie assicurano un servizio sanitario operativo h24, 365 giorni all’anno.
  4. In ciascuna farmacia è assicurata la presenza di un operatore sanitario che risponde al nome di farmacista.
  5. Qualsiasi servizio sanitario previsto in convenzione rappresenta un vantaggio in termini di salute per i cittadini.
  6. Quanto al punto 5. non può rappresentare “un di più” rispetto a quanto normato dallo Stato o dalle Regioni.
  7. Il diritto alla salute è sancito dalla legge più importante dello Stato: la Costituzione della Repubblica italiana.

Ecco allora che quella voce da stonata diventa semplicemente fuori dal coro.

Negli AIR che ho letto e in quelli che leggerò, non è il farmacista in farmacia a essere valorizzato per il suo ruolo professionale, ma piuttosto lo è la farmacia per le sue intrinseche peculiarità: presenza capillare sul territorio, prossimità e orari di apertura.

Ora, è un sicuro vantaggio per i cittadini poter usufruire della rete delle farmacie per avere accesso a servizi sanitari effettuabili anche in altre strutture. Lo è per vicinanza della farmacia, lo è per orari di apertura della farmacia, lo è per la distanza geografica di altre strutture dal domicilio dei pazienti. Ma ciò, a norma di leggi dello Stato, è un diritto.

Non credo (mi sbaglio?) che ci sia da applaudire a una Regione per l’applicazione di un diritto sancito dallo Stato (potrebbe mai opporsi?).

Piuttosto credo vi sia la necessità di riflettere sul come quel diritto venga applicato e quali siano i reali obiettivi di salute ottenibili attraverso i farmacisti in farmacia.

E allora guardiamoli nel dettaglio i principali servizi svolti dalle farmacie e presenti negli AIR.

  • Screening oncologici:
    • prenotazione di esame mammografico da eseguire presso una struttura pubblica;
    • prenotazione di esami Pap-Test e Hpv da eseguire presso una struttura pubblica;
    • consegna al paziente, ritiro dallo stesso e invio presso struttura pubblica del kit per la ricerca di sangue occulto nelle feci (screening del tumore al colon-retto)
  • Vaccinazioni:
    • Covid-19
    • antinfluenzale
    • anti pneumococcica
    • anti papilloma virus
    • anti epatite A

E fermiamoci ai primi due gruppi per qualche necessaria riflessione. E, ahimè, parliamo anche di soldi. Convinto che non sia il quanto, ma il come vengano utilizzati a fare la differenza in termini di salute per i cittadini.

Se è vero come è vero che i fondi destinati ai servizi in farmacia sono fondi statali (e diversificati per ciascuna Regione) e se è vero come è vero che tra i vari servizi ne sono compresi alcuni che ricadono nella medicina di prevenzione, finanziabili in proprio dalle Regioni, perché queste ultime attingono a fondi statali per farli eseguire in farmacia? Così facendo di fatto viene ridotto il budget che lo Stato ha potenzialmente destinato ad altri servizi eseguibili in farmacia.

Quali servizi? E proseguiamo con gli altri gruppi e vediamoli in dettaglio:

  • Telecardiologia:
    • Elettrocardiogramma
    • Holter pressorio
    • Holter dinamico cardiaco
  • Analisi del sangue:
    • Emoglobina glicata
    • Quadro lipidico
  • Spirometria
  • Aderenza e ricognizione della terapia farmacologica.

Già, l’aderenza e la ricognizione. Attività queste che, raccordate alle altre, potrebbero fare proprio la differenza per la salute dei cittadini.

Stabilire se il paziente segua o meno la terapia prescritta dal medico, se vi siano difficoltà nel farlo, se vi sia necessità di intervento correttivo, in parole povere: la possibilità per un farmacista di prendere in carico un paziente e agire nell’ambito delle proprie uniche e specifiche competenze professionali, senza sostituirsi ai medici o agli altri operatori sanitari, anzi, agendo in sinergia con essi.

I servizi di telemedicina e gli esami, nella mia visione di farmacista, non sarebbero a quel punto eventi isolati e soggetti a esaurimento del budget statale in convenzione, bensì parte integrante di una presa in carico del paziente, in un monitoraggio continuo e costante delle sue patologie e delle sue terapie farmacologiche.

E ancora, tali servizi potrebbero essere strutturati per consentire al farmacista una reale azione di educazione sanitaria e di monitoraggio dei fattori di rischio che concorrono all’insorgenza di patologie quali il diabete di tipo II o le patologie cardiocircolatorie che tanto gravano sulla salute.

A quel punto il “come” agirebbe sul “quanto” e forse ne verrebbe un guadagno per la salute e di conseguenza anche un risparmio per le casse di Stato e Regioni.

Questa è (al momento, e solo al momento mi auguro) l’occasione di salute persa dai servizi in farmacia. Ben venga la possibilità di incrementare il numero di screening oncologici o di vaccinazioni attraverso il numero di farmacie aderenti. Ben venga la possibilità di eseguire esami in telemedicina attraverso la prossimità delle farmacie. Ma, ancora meglio, venga la possibilità di prendersi cura ogni giorno dei propri pazienti, dei cronici, degli anziani, dei fragili, che possano trovare nella farmacia sotto casa, aperta ogni giorno, un farmacista pronto ad accoglierli, col sorriso di sempre e con una rinnovata professionalità. Perché non è mai il quanto, ma è il come a fare la differenza per la salute.

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