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Lombardia: più risorse alle farmacie fragili, la sfida ora sono i servizi

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Lombardia: più risorse alle farmacie fragili, la sfida ora sono i servizi

Dario Castelli, segretario del Comitato Rurale Lombardo di Federfarma
Dario Castelli, segretario del Comitato Rurale Lombardo di Federfarma

Il nuovo AIR concentra il sostegno sulle farmacie più disagiate e introduce un fondo di solidarietà per quelle, rurali e urbane, con fatturato sotto i 300mila euro. Ora la sfida è far crescere i servizi sul territorio. A colloquio con Dario Castelli, segretario del Comitato Rurale Lombardo di Federfarma

10 settembre 2026

di Carlo Buonamico

In Lombardia, il nuovo AIR cambia il modo di distribuire le risorse destinate alle farmacie rurali, concentrandole maggiormente sulle realtà più disagiate, e introduce un fondo di solidarietà rivolto alle farmacie, rurali e urbane, con fatturato sotto i 300mila euro. Una redistribuzione che consentirà di rafforzare il sostegno alle farmacie in maggiore difficoltà, senza lasciare nessuna realtà esclusa.

Ma l’accordo guarda anche oltre le indennità: la vera sfida dei prossimi tre anni sarà, infatti, mettere le farmacie nelle condizioni di ampliare la propria offerta di servizi e rafforzare il loro ruolo sul territorio. Dalla vaccinazione alla televisita, il nuovo AIR si inserisce così in un percorso di progressiva evoluzione della farmacia lombarda. Ne abbiamo parlato con Dario Castelli, segretario del Comitato Rurale Lombardo di Federfarma.

Dottor Castelli, il nuovo AIR introduce criteri più selettivi per l’indennità di residenza. Qual è, secondo lei, la tipologia di farmacia che rischia eventualmente di rimanere fuori dal sostegno, nonostante possa trovarsi in condizioni di effettiva difficoltà? Ci sono stime su quante possano essere queste farmacie?

Il nuovo schema di indennità di residenza per le farmacie rurali lombarde, che ha seguito puntualmente i criteri dell’articolo 17 dell’ACN, ha come principio cardine quello di sostenere e premiare le farmacie rurali più disagiate. Devo dare atto a Regione di aver creduto nel nostro intento, infatti ora le farmacie più disagiate, rispetto alla vecchia indennità, riceveranno una quota sostanzialmente maggiore. Siamo passati dai precedenti 3.800 euro agli attuali 6.000 euro.

Ritornando alla sua domanda, posso affermare che nessuna farmacia rurale rimarrà fuori dal sostegno. Logicamente le farmacie con un basso punteggio, che rappresenta un basso indicatore di disagio, riceveranno un importo molto limitato. Dobbiamo anche ricordare che il nuovo ACN prevede il riconoscimento dell’indennità a tutte le farmacie rurali e non solo alle rurali sussidiate. Questa norma ha comportato l’inserimento di 200 farmacie in più, cioè quelle situate in Comuni dai 3.000 ai 5.000 abitanti, che prima non ricevevano contributi, abbiamo perciò preferito limitare fortemente la quota per tali farmacie a vantaggio di quelle con alti indicatori di disagio.

Il nuovo accordo prevede la creazione di otto fasce (precedentemente erano tre): si parte dai 100 euro per la prima fascia per salire a 1.000 euro per la seconda, con aumenti più graduali dalla terza all’ottava (2.100-2.500-3.000-3.900-4.800-6.000).

Sicuramente ci saranno farmacie che rispetto a prima prenderanno una quota minore, anche perché i criteri di disagio sono cambiati: non c’è più solo il criterio della popolazione ma si aggiungono quello del numero di turni notturni, della distanza dal capoluogo di provincia, e del fatturato. Le farmacie che prenderanno una quota minore sono sostanzialmente quelle che con il vecchio sistema erano nella fascia delle meno disagiate. Si passa da circa 1.400 euro a 1.000 euro, a fronte – come detto prima – di un aumento da 3.800 a 6.000 euro per le farmacie dell’ottava fascia.

Il fondo di solidarietà riguarda anche le farmacie urbane con fatturato sotto i 300mila euro. Secondo voi quante sono queste farmacie che hanno un vero problema di sostenibilità?

In effetti, il fondo di solidarietà è destinato alle farmacie sia urbane che rurali, con un fatturato totale ai fini Iva, quindi non soltanto il fatturato mutualistico, sotto i 300mila euro.

Noi abbiamo fatto una sorta di proiezione, che adesso deve essere chiaramente ufficializzata dalle farmacie stesse. Devo dire che, anche sorprendentemente, nell’intera Lombardia dovrebbero esserci diverse decine di farmacie sotto i 300mila euro. È un numero che, onestamente, pensavo fosse più basso.

Quindi sono a rischio sostenibilità queste farmacie? Perché ci troviamo in questa situazione, visto che anche lei rimane sorpreso?

Non le so dare una risposta su questo. Innanzitutto, bisogna vedere e confermare la nostra proiezione con i dati reali. Sicuramente, a prescindere dal numero esatto, farmacie con bassi fatturati esistono. Sono quelle situate in zone con scarsa popolazione, per effetto dello spopolamento dei paesi o di aree urbane periferiche, e farmacie che purtroppo vivono il problema della desertificazione degli studi medici.

Anche in questo caso, per come è strutturato il fondo di solidarietà, abbiamo fatto delle proiezioni per cui queste farmacie riceveranno sicuramente una quota ben superiore ai 10mila euro.

Queste quote, che vengono distribuite e ricalcolate sia nel caso delle farmacie rurali sia per quelle urbane, possono incidere davvero sulla sostenibilità dell’esercizio?

Mi sento di dire che per una farmacia con un fatturato sotto i 300mila euro, ricevere un contributo di alcune decine di migliaia di euro all’anno rappresenta un sostegno reale. Dobbiamo pensare che, quasi sicuramente, si tratta di farmacie condotte dal solo titolare, che difficilmente può sostenere i costi di personale. Un contributo annuo significativo gli potrebbe permettere di concedersi un aiuto e magari ampliare l’offerta di servizi.

L’accordo rinvia invece la Distribuzione per conto e la questione dei servizi ad altre disposizioni. È stata una scelta? Quali sono, secondo voi, i punti più delicati della trattativa che sarà poi da riaprire, sia in tema di Dpc sia di remunerazione dei servizi?

Diciamo che questa è stata una scelta naturale alla luce del fatto che abbiamo in essere un buon accordo di durata quinquennale che terminerà nel 2028. Abbiamo perciò tutto il tempo per formularne uno nuovo che continui a valorizzare la territorialità permettendo alle farmacie di poter continuare a essere un elemento centrale nella distribuzione del farmaco e nell’erogazione di nuovi servizi.

Come avviene ormai da diversi anni, l’offerta vaccinale delle farmacie lombarde continua ad ampliarsi, contribuendo a migliorare le coperture vaccinali regionali. Oltre alla vaccinazione Covid e antinfluenzale, l’anno scorso si è aggiunta l’antipneumococcica; da quest’anno le farmacie lombarde effettueranno anche la vaccinazione antitetanica trivalente e la vaccinazione anti-HPV.

I numeri delle prestazioni di telecardiologia sono in costante crescita e testimoniano che questo è un servizio che i cittadini lombardi apprezzano.

Sempre nell’ambito della sinergia tra farmacia e ospedale, stiamo lavorando sul progetto della televisita nelle farmacie rurali, anche grazie anche ai contributi del Pnrr. In questo caso le rurali potranno mettere in condizione i pazienti di effettuare visite di controllo, follow-up e rinnovi di piani terapeutici con specialisti dei centri ospedalieri lombardi, contribuendo a ridurre il fenomeno delle diseguaglianze sanitarie nei centri più remoti.

Permettere a tutte le farmacie di poter svolgere questi compiti sarà la sfida dei prossimi anni, garantendone sostenibilità ed efficienza.

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