«Mai mettere pomate cortisoniche sul viso!»
I LUOGHI COMUNI
«Mai mettere pomate cortisoniche sul viso!»

Siamo sicuri? Gli effetti avversi esistono, ma dipendono da potenza, durata e modalità d’uso. Non dal fatto di trovarsi sul viso
I luoghi comuni in farmacia sono duri a morire. In questa rubrica partiamo da un’affermazione che sentiamo ripetere quotidianamente al banco, la smontiamo con le evidenze disponibili e infine offriamo strumenti pratici per trasformare un concetto poco robusto in un momento di counseling reale. Tutte le puntate qui
23 luglio 2026
di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it
L’avvertimento nasce da osservazioni cliniche reali: i cortisonici topici, usati in modo improprio sul viso, possono causare danni visibili e persistenti. Le relative foto hanno un forte impatto e si ricordano: atrofia cutanea, rosacea steroidea e dermatite periorale non sono dettagli invisibili. Questi effetti avversi associati all’uso cronico di prodotti ad alta potenza hanno però purtroppo prodotto una “conoscenza” che si è tradotta in un divieto assoluto e indifferenziato, che non distingue tra un’applicazione breve di idrocortisone su una puntura d’insetto e un mese di betametasone su una dermatite. Il risultato è che pazienti con indicazioni legittime rinunciano a trattamenti efficaci per un timore mal calibrato.
Cosa dice la scienza
Gli effetti avversi dei cortisonici topici sul viso sono reali e ben documentati, ma hanno determinanti precisi: potenza del prodotto, durata dell’applicazione, uso di occlusione ed età del paziente. Il viso è anatomicamente più vulnerabile perché la cute è più sottile rispetto ad altre sedi, il che favorisce un maggiore permeabilità, quindi alto assorbimento del principio attivo.
I tre quadri clinici principali sono:
Atrofia cutanea. Si manifesta come pelle lassa e rugosa, con teleangiectasie, porpora, strie e ipopigmentazione. Può comparire dopo i primi giorni di applicazione di un cortisonico superpotente con occlusione, o dopo (circa) due settimane di un prodotto meno potente senza occlusione. I fattori di rischio sono potenza, occlusione ed età: le zone anatomicamente più a rischio includono il viso, il collo, le ascelle e le pieghe cutanee.
Dermatite periorale. Eritema persistente con piccole papule e papulo-pustole nelle aree nasolabiali e periorali, con risparmio dei margini labiali. È caratteristica dell’uso cronico, non di applicazioni brevi, e avviene spesso per trasferimento involontario: il corticosteroide applicato sulle mani o su altre sedi viene poi portato al viso con la manipolazione. Una variante perioculare può comparire con l’uso di unguenti oftalmici corticosteroidei.
Rosacea da steroidi. Eruzione facciale con eritema, papule e pustole che si sviluppa dall’applicazione ripetuta di cortisonici topici di potenza moderata o alta. Come per la dermatite periorale, l’interruzione brusca è sconsigliata perché può innescare una riacutizzazione di rimbalzo: è preferibile ridurre gradualmente la potenza e la frequenza, o comunque personalizzare la sospensione.
La zona grigia
Le linee guida non dicono “mai sul viso”. Dicono piuttosto che sul viso e sulle altre aree sensibili i corticosteroidi topici vanno scelti con più cautela: in genere si preferiscono prodotti a bassa potenza o lieve-moderata potenza, mentre i prodotti più potenti vanno evitati per uso prolungato e limitati nei casi selezionati. In pratica, un cortisonico a bassa potenza come l’idrocortisone, applicato per pochi giorni sul viso può rientrare in un uso appropriato e non espone a rischi clinicamente rilevanti. Il rischio aumenta quando si usano molecole potenti, su aree estese, per molto tempo o in occlusione.
Riferimenti bibliografici
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