Marche: servizi da record
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Marche: servizi da record
Oltre 24mila prestazioni sanitarie in due anni, 15,4 per cento di riduzione delle liste di attesa per holter pressori, 86mila prenotazioni effettuate nel 2025. La sperimentazione della farmacia dei servizi nella Regione è indiscutibilmente un successo, che la candida a modello. Ne parliamo con Marco Meconi, presidente di Federfarma Marche
17 luglio 2025
di Carlo Buonamico
Oltre 24.000 prestazioni sanitarie erogate in due anni: è questo il risultato più emblematico del percorso di sperimentazione della farmacia dei servizi nelle Marche, avviato nel giugno 2023. La sperimentazione, che coinvolge attualmente 329 delle 541 farmacie marchigiane (circa il 60 per cento, con previsione di salire al 67 per cento entro fine 2025), ha messo in campo servizi di telemedicina, screening, consulenze sanitarie, prestazioni cognitive e vaccinazioni, dimostrando un impatto concreto sulla riduzione delle liste d’attesa e sul rafforzamento dell’assistenza sanitaria nelle aree interne e nei piccoli Comuni.
Tra i dati più significativi della sperimentazione spiccano la riduzione del 15,4 per cento delle liste d’attesa per gli holter pressori, oltre 16.000 prestazioni di telemedicina, 91 invii urgenti al pronto soccorso e una crescita delle prestazioni del 50 per cento nel secondo anno. Le farmacie marchigiane sono protagoniste anche sul fronte della digitalizzazione e dell’accesso ai servizi: oltre 400 punti Cup attivi e quasi 86.000 prenotazioni effettuate nel 2025, pari al 10,3 per cento del totale regionale.
Alla luce di questi risultati, cresce l’attesa per la definizione di una convenzione nazionale e per l’adozione di una legge quadro che renda strutturale il modello di sanità di prossimità rappresentato dalla farmacia dei servizi. Ne parliamo con Marco Meconi, presidente di Federfarma Marche, per approfondire i fattori di successo dell’azione in Regione, le sfide ancora aperte e le prospettive di una riforma che potrebbe ridefinire il ruolo della farmacia nel Ssn.
Presidente Meconi, oltre 24mila prestazioni in due anni rappresentano un risultato notevole. Quali sono, secondo lei, i principali fattori che hanno favorito questo successo nella rete delle farmacie marchigiane e quali criticità restano da superare per estendere ulteriormente il modello?
Uno degli elementi più significativi è la capillarità del nostro sistema. Le farmacie da noi sono presenti in ogni angolo del territorio, sia nelle grandi città sia nelle zone più remote. Oltre a questo, c’è la professionalità dei farmacisti: il cittadino trova un operatore sanitario competente che non solo può eseguire una prestazione, ma anche indirizzarlo e supportarlo nel percorso sanitario. Questo approccio ha fatto la differenza, soprattutto in un periodo di grande difficoltà del sistema sanitario pubblico. Per quanto riguarda le criticità, dobbiamo fare i conti con vincoli tecnologici e di spazio. Molte farmacie sono ancora escluse da alcune sperimentazioni perché non hanno le risorse necessarie, tecnologie adeguate o locali abbastanza ampi. Il problema è più evidente nelle città, in particolare nei centri storici e nelle aree colpite dal terremoto, dove lo spazio è limitato. Stiamo cercando soluzioni, come l’utilizzo di locali separati, fuori dalla farmacia, per garantire che i servizi vengano svolti in modo decoroso e sicuro per il cittadino.
Sul piano economico, l’erogazione di questi servizi rappresenta una convenienza per le farmacie? I costi sostenuti (personale, attrezzature, formazione) sono adeguatamente compensati dai rimborsi previsti dalla convenzione con il Ssn?
Inizialmente, l’equilibrio economico era una questione delicata, perché bisognava capire se i rimborsi previsti sarebbero riusciti a coprire i costi per l’investimento in personale e attrezzature. Adesso, però, con l’aumento dei volumi la convenienza cresce e in alcuni casi i servizi sono già remunerativi, sia per quelli privati che per quelli convenzionati con il Ssn. La Regione Marche, in particolare, è stata attenta a non perdere di vista la sostenibilità del sistema, riuscendo a garantire un supporto che non mettesse troppo in difficoltà le farmacie. Tuttavia, come abbiamo visto, è necessario un ripensamento generale, soprattutto per capire se questi servizi possono essere sostenuti con lo stesso personale o se è necessario aggiungere risorse. In quest’ultimo caso il discorso economico diventerebbe più complesso e servirebbe una valutazione più approfondita.
A fronte di una riduzione fino al 15 per cento delle liste d’attesa e di una crescente integrazione con il Sistema sanitario regionale, in che misura il modello attuale rappresenta un’opportunità strategica per ripensare il ruolo della farmacia nel Ssn del futuro?
Il modello attuale è senza dubbio un’opportunità strategica per ripensare il ruolo della farmacia nel futuro del Sistema sanitario nazionale. La riduzione delle liste d’attesa è un risultato concreto che dimostra come la farmacia possa davvero alleggerire il sistema sanitario, rendendolo più efficiente e accessibile. Ma non solo: la farmacia è diventata un punto di riferimento per molti cittadini, anche come filtro per il Pronto soccorso. Per esempio, in Regione abbiamo intercettato in farmacia 91 pazienti con un evento cardiovascolare acuto, poi inviati immediatamente al PS. La farmacia si sta consolidando come il primo luogo di cura sul territorio. Questo modello può essere esteso, ma va valorizzato in una logica di integrazione con il Ssn, con una rete che non si limita a fornire solo prestazioni sanitarie, ma che diventa anche un presidio fondamentale per la salute pubblica, come abbiamo visto anche con la vaccinazione.
Il dato sull’aumento delle prestazioni (+50 per cento nel secondo anno) dimostra una domanda in crescita. Le farmacie marchigiane sono pronte ad affrontare questa espansione in termini di risorse, personale e infrastrutture tecnologiche?
Se la domanda cresce, anche le farmacie sono aumentate: siamo passati da 220 a 360 farmacie in due anni. La crescita dell’offerta sta andando di pari passo con la domanda, e stiamo lavorando per adeguare le dotazioni tecnologiche e il personale. Certo, ci sono delle sfide, ma grazie anche all’introduzione delle tecnologie possiamo fare fronte all’aumento della richiesta. La formazione del personale è fondamentale, e su questo stiamo lavorando in modo che le farmacie siano sempre più pronte a soddisfare le esigenze dei cittadini, anche in un’ottica di aumento costante della domanda.
Quali elementi del modello marchigiano lei ritiene possano rappresentare un riferimento a livello nazionale?
La nostra esperienza può essere sicuramente un riferimento per il resto d’Italia. Il nostro modello ha dimostrato che con una buona integrazione tra farmacia e sistema sanitario pubblico i risultati sono positivi. I recepimenti regionali che seguiranno alla convenzione nazionale firmata a marzo dovranno prevedere, a nostro avviso, una chiara regolamentazione economica che faccia fronte ai costi legati alla formazione del personale e all’acquisto delle tecnologie. Inoltre, è importante che venga riconosciuto il ruolo strategico delle farmacie come primo presidio sanitario sul territorio, soprattutto in ambito di prevenzione, come abbiamo fatto con le vaccinazioni. Federfarma Marche è pronta a giocare un ruolo importante in questo processo, portando la propria esperienza, ma anche proponendo soluzioni concrete per una riorganizzazione del sistema sanitario. Siamo già stati un punto di riferimento a livello nazionale, e continueremo a lavorare affinché il modello marchigiano possa diventare una best practice per altre Regioni e, auspicabilmente, per l’intero Paese.

