Maurizio Pace: Sostenibilità e visione per il domani dei farmacisti
L’INTERVISTA
Maurizio Pace: Sostenibilità e visione per il domani dei farmacisti

Con il neopresidente parliamo del futuro dell’Enpaf e dei progetti per il suo mandato. Equità generazionale, nuove strategie e riforme guidano l’evoluzione dell’ente, che vuole offrirsi agli iscritti come sostegno lungo tutto il percorso professionale, attraverso le sfide di un settore in trasformazione
15 gennaio 2026
di Carlo Buonamico
Una nuova visione per la previdenza dei farmacisti, fondata su equità, sostenibilità e ascolto delle diverse generazioni. Il nuovo presidente dell’Enpaf Maurizio Pace traccia le linee guida del suo mandato: riforme condivise, maggiore flessibilità previdenziale e un ruolo attivo dell’Ente nell’accompagnare l’evoluzione della professione. Ecco le priorità e le sfide che attendono il sistema previdenziale dei farmacisti.
Dottor Pace, iniziamo dal recente esito elettorale: quali sono state, secondo lei, le leve che hanno più convinto il Consiglio nazionale a scegliere la sua proposta di guida per ENPAF?
Credo che il Consiglio nazionale abbia riconosciuto la necessità di una guida capace di interpretare i cambiamenti profondi che stanno attraversando la professione e il sistema previdenziale.
La mia proposta nasce da un’analisi realistica delle trasformazioni demografiche, dei nuovi modelli di lavoro e dalla volontà di dotare l’Enpaf di strumenti adeguati ad affrontarle. Abbiamo messo al centro l’equità tra generazioni e l’idea di un Enpaf che non sia solo un ente che gestisce contributi, ma un vero punto di riferimento lungo tutto il percorso professionale: dall’ingresso nel mondo del lavoro fino alla pensione. L’Enpaf deve essere, insomma, una infrastruttura di fiducia per la professione. Penso che questa visione abbia generato fiducia e condivisione.
In riferimento al patto generazionale, quali sono le prime riforme che intende avviare e come coinvolgerà gli iscritti in questo percorso?
Rafforzare il patto generazionale significa garantire oggi le tutele senza compromettere il futuro. Le prime riforme riguarderanno il sostegno ai giovani, ai professionisti in formazione e a chi costruisce una famiglia, il rafforzamento della previdenza volontaria e una riflessione sui criteri di calcolo delle prestazioni.
Ma nessuna riforma può essere calata dall’alto: il coinvolgimento degli iscritti è centrale. Attraverso strumenti di ascolto strutturati e un confronto con le rappresentanze della professione, vogliamo costruire un sistema previdenziale condiviso, sostenibile e capace di accompagnare i farmacisti nelle diverse fasi della vita professionale. Una professione più attrattiva e la consapevolezza previdenziale sono la base per garantire equilibrio e solidità per tutti. Per questo considero l’educazione previdenziale una vera missione istituzionale dell’Enpaf, soprattutto verso le nuove generazioni.
Nel suo programma elettorale si è fatto cenno a temi come equità contributiva, flessibilità delle prestazioni e maggiore ascolto delle componenti professionali. Può spiegare come questi aspetti si tradurranno in iniziative concrete durante il suo mandato?
Equità, flessibilità e ascolto non sono concetti astratti, ma principi operativi per costruire un sistema previdenziale moderno.
Equità contributiva significa assicurare che ogni farmacista contribuisca in modo adeguato, ma anche rivedere i criteri di calcolo delle pensioni, così da garantire un sistema sostenibile e bilanciato tra generazioni senza compromettere i diritti futuri.
La flessibilità si tradurrà in soluzioni che permettano di personalizzare il proprio percorso previdenziale, anche attraverso forme volontarie di contribuzione.
L’ascolto è già realtà: abbiamo istituito gli Osservatori permanenti per giovani, specializzandi e pensionati, che supportano il CdA nell’analisi dei bisogni e nella costruzione di politiche previdenziali e di welfare più mirate. È un passo importante verso un Enpaf più partecipato e vicino agli iscritti.
Il settore della farmacia sta vivendo profonde trasformazioni, dall’evoluzione dei modelli di lavoro all’innovazione tecnologica. Quale ruolo può giocare l’Enpaf per accompagnare i farmacisti nei cambiamenti della professione e delle esigenze previdenziali?
La professione del farmacista sta vivendo effettivamente un’evoluzione profonda: cambiano i modelli di lavoro, le competenze richieste e il rapporto con il sistema sanitario. In questo scenario, l’Enpaf deve essere un punto di stabilità e di accompagnamento. Significa offrire strumenti previdenziali e di welfare flessibili, capaci di adattarsi ai diversi percorsi professionali e alle varie fasi della vita personale: sostenere chi è all’inizio della carriera, chi costruisce una famiglia e chi si avvicina alla pensione. Il nostro compito è trasformare l’analisi dei cambiamenti in soluzioni concrete, utili e comprensibili per tutti i farmacisti.
Guardando al futuro, quali sono le sfide principali che vede per il sistema previdenziale dei farmacisti e come intende affrontarle per garantire sostenibilità economica e assistenziale nei prossimi anni?
Le sfide sono comuni a tutte le Casse di previdenza: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dell’aspettativa di vita e l’evoluzione delle carriere professionali. La risposta è costruire un sistema previdenziale sempre più integrato con il welfare, capace di soddisfare i bisogni reali degli iscritti. Rafforzeremo le misure a sostegno della genitorialità, dei giovani e degli specializzandi, la conciliazione vita-lavoro e le iniziative dedicate ai pensionati. Garantire il benessere dei farmacisti significa anche tutelare la qualità del servizio sanitario offerto ai cittadini: una previdenza solida rende la professione più attrattiva, sostenibile e pronta alle sfide del futuro.