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«No grazie, il ginseng mi rende nervoso»

I LUOGHI COMUNI

«No grazie, il ginseng mi rende nervoso»

Immagine generata con AI
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Una reputazione costruita su studi datati, dosi non comparabili e molta tradizione orale. Eppure la letteratura scientifica attribuisce questi effetti soprattutto a dosaggi elevati o a contesti molto diversi dall’uso degli estratti standardizzati

I luoghi comuni in farmacia sono duri a morire. In questa rubrica partiamo da un’affermazione che sentiamo ripetere quotidianamente al banco, la smontiamo con le evidenze disponibili e infine offriamo strumenti pratici per trasformare un concetto poco robusto in un momento di counseling reale. Tutte le puntate qui

11 giugno 2026

di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it

La fama del ginseng come pianta “eccitante” è diffusa quanto radicata. Chi lo ha provato una volta e ha dormito male, chi lo ha sentito sconsigliare dai medici, chi ha letto qualcosa sugli effetti stimolanti. E c’è anche chi, probabilmente, ha bevuto troppi “caffè al ginseng”, intrugli contenenti zucchero e caffeina che si trovano comunemente al bar, da anni. Il risultato di tutto questo è una percezione di rischio che molti pazienti portano al banco come certezza.

L’origine di questa reputazione potrebbe essere uno studio prospettico degli anni Settanta del secolo scorso in cui 133 utilizzatori abituali di ginseng furono seguiti per due anni. I risultati includevano nervosismo, insonnia e ipertensione, ma i partecipanti usavano dosi, preparazioni e vie di somministrazione molto variabili, in alcuni casi associate ad altri stimolanti. Da quello studio nacque il concetto di “sindrome da abuso di ginseng”, che da allora circola nella letteratura e nell’immaginario collettivo.

Cosa dice la scienza

La monografia EMA su Panax ginseng è esplicita: nessun evento avverso grave è stato chiaramente correlato all’assunzione nelle segnalazioni spontanee, negli studi epidemiologici o negli studi clinici. Gli effetti riportati sono lievi, reversibili e principalmente gastrointestinali o legati al sonno (nausea, dispepsia, cefalea, insonnia) senza profili di rischio particolari.

Gli studi clinici controllati confermano questo quadro. In un RCT su 90 soggetti con fatigue cronica idiopatica (1 o 2 g/die di estratto per 4 settimane), gli effetti avversi segnalati erano rari – cefalea, disturbi del sonno e GI (cosa vuol dire?) – e nessun paziente ha abbandonato lo studio per questi motivi. Un secondo RCT su 50 pazienti con fatigue cronica (3 g/die di ginseng rosso coreano) non ha riportato alcun effetto avverso. In uno studio su 170 volontari sani trattati con 1 o 2 g/die per 4 settimane, gli effetti più frequenti – dispepsia, vampate di calore, insonnia, costipazione – erano per lo più transitori e presenti in misura analoga anche nel gruppo placebo.

Il nervosismo e l’irritabilità, gli effetti più temuti dai pazienti, compaiono negli studi come conseguenza di overdose: dosi superiori a 15 g/die in casistiche molto limitate (4 pazienti). Si tratta di quantità non raggiungibili con i comuni estratti standardizzati in commercio, che si collocano tipicamente tra 200 mg e 2 g/die.

La zona grigia

Il profilo di sicurezza del ginseng alle dosi terapeutiche è solido, ma esistono alcune situazioni in cui è opportuno procedere con attenzione.

Le interazioni farmacologiche meritano attenzione: sono segnalate interazioni con warfarin (riduzione dell’effetto anticoagulante), con ipoglicemizzanti (potenziamento dell’effetto) e con inibitori delle MAO. In questi casi non si tratta di controindicazioni assolute, ma di indicazioni a valutare caso per caso e, se necessario, a coinvolgere il medico.

Vale anche la pena ricordare che l’efficacia del ginseng sulla fatigue – l’indicazione medica più comune – è supportata da studi con risultati eterogenei: benefici più consistenti negli indici mentali e nella qualità della vita, meno robusti sulla fatigue fisica autoriferita.

Il ginseng è una pianta con una storia d’uso consolidata e un profilo di sicurezza favorevole, ma non è un tonico ad effetto universale e garantito.

Al banco

Quando il paziente dice «no grazie, il ginseng mi rende nervoso»:

  • «Il nervosismo da ginseng è molto meno frequente di quanto si pensi: negli studi clinici a dosi standard non è emerso come effetto rilevante»
  • «I casi di irritabilità e nervosismo documentati riguardano dosi molto elevate, ben oltre quelle degli estratti in vendita in farmacia»
  • «Se in passato ha avuto una brutta esperienza, può essere utile capire cosa stesse assumendo e a che dose: spesso si tratta di preparati non standardizzati»
  • «Se assume warfarin o farmaci per il diabete, ne parliamo prima: lì c’è qualche interazione da tenere d’occhio»

Riferimenti bibliografici

EMA. Final Assessment Report – Panax ginseng C.A. Meyer, radix (Revision 1). European Medicines Agency, Committee on Herbal Medicinal Products (HMPC). EMA/HMPC/321232/2012.

Kim HG et al. Antifatigue effects of Panax ginseng C.A. Meyer: a randomised, double-blind, placebo-controlled trial. PLoS One. 2013;8(4):e61271. doi:10.1371/journal.pone.0061271

Sung WS et al. Efficacy of Korean red ginseng (Panax ginseng) for middle-aged and moderate level of chronic fatigue patients: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Complement Ther Med. 2020;48:102246. doi:10.1016/j.ctim.2019.102246

Lee NH et al. Safety and tolerability of Panax ginseng root extract: a randomized, placebo-controlled, clinical trial in healthy Korean volunteers. J Altern Complement Med. 2012;18(11):1061–9. doi:10.1089/acm.2011.0591

Coon JT, Ernst E. Panax ginseng: a systematic review of adverse effects and drug interactions. Drug Saf. 2002;25(5):323–44. doi:10.2165/00002018-200225050-00003

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