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Parolin: «Serve un governo umano (e umanistico) della tecnologia»

L'INNOVAZIONE

Parolin: «Serve un governo umano (e umanistico) della tecnologia»

(c) Claude Truong-Ngoc / Wikimedia Commons - cc-by-sa-4.0

Il segretario di Stato del Vaticano richiama la centralità dell’uomo nell’etica dell’intelligenza artificiale in sanità: «Un algoritmo può fare una diagnosi, ma non può stringere una mano»

23 ottobre 2025

di Carlo Buonamico

«Un algoritmo può fornire una diagnosi, ma non può offrire una parola di conforto. Può calcolare un dosaggio, ma non può stringere una mano». Con queste parole Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha catturato l’attenzione della platea riunita all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) per la sua lectio magistralis sul tema “Etica dell’intelligenza artificiale nel campo sanitario”.

Davanti a rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della sanità, il cardinale ha affrontato una delle questioni più urgenti e complesse del nostro tempo: come coniugare l’innovazione tecnologica con il rispetto della dignità umana. «Ci troviamo – ha detto – di fronte a una delle più grandi sfide tecnologiche e antropologiche della nostra epoca. Non si tratta solo di calcoli o algoritmi, ma della nostra stessa idea di umanità».

Tecnologia e coscienza

Nel suo intervento, introdotto dal presidente dell’Iss Rocco Bellantone, Parolin ha ricordato come l’Iss, con la creazione del nuovo Centro per l’intelligenza artificiale, l’Hta e le tecnologie innovative, stia lavorando per integrare etica e ricerca biomedica. E ha voluto spingersi oltre, richiamando la responsabilità morale di chi progetta e utilizza queste tecnologie: «La tecnica non è mai neutrale. Può servire la vita o programmare la morte».

Citando papa Francesco, ha ribadito la necessità di passare da un’“etica degli algoritmi” a una vera “algoretica”. Perché «la questione non è se l’intelligenza artificiale sia potente, ma come la stiamo utilizzando».

Dal lavoro alla vita: una “Rerum Novarum” per l’era digitale

Parolin ha tracciato poi un parallelo con la rivoluzione industriale di fine Ottocento. Allora Leone XIII, nell’enciclica Rerum Novarum, denunciava l’abuso dell’uomo come mera forza lavoro. «Oggi – ha osservato il cardinale – il rischio è ridurlo a un insieme di dati da processare, a un profilo da analizzare. Il fine ultimo di ogni progresso deve restare la persona umana, nella sua interezza e nella sua sacralità». Da questa consapevolezza nasce anche l’impegno della Santa Sede nella Rome Call for AI Ethics, che definisce i principi cardine di un’innovazione “a misura d’uomo”: trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy.

Sanità, tra promesse e pericoli

Nel campo medico, ha sottolineato il cardinale, l’intelligenza artificiale offre «immense promesse»: diagnosi precoci, farmaci scoperti in tempi record, terapie personalizzate, gestione efficiente delle risorse. Ma ogni progresso porta con sé un rischio, il primo dei quali, ha spiegato, è la deumanizzazione della cura: «La relazione tra medico e paziente non è uno scambio di dati, ma un patto di fiducia. Il medico non può diventare il supervisore di un processo automatizzato». Altro pericolo è la discriminazione algoritmica: «Un sistema addestrato su dati distorti rischia di replicare le disuguaglianze sociali, creando un nuovo apartheid sanitario». E ancora, il problema della responsabilità: chi risponde se un algoritmo sbaglia diagnosi?

La dignità prima di ogni calcolo

Nel passaggio più intenso della sua lezione, Parolin ha ribadito che «ogni vita ha un valore infinito, dal concepimento alla morte naturale». Contro la tentazione di una sanità guidata solo da logiche di efficienza, il cardinale ha indicato la via di un «governo umano e umanistico della tecnologia», fondato sul dialogo tra scienza, etica e politica. «La decisione finale – ha concluso – deve restare nelle mani dell’uomo, capace di integrare i dati della macchina con la prudenza, la compassione e la saggezza».

Un’alleanza per il futuro

La Santa Sede, ha annunciato Parolin, offrirà la propria collaborazione al gruppo di lavoro dell’Iss sulle linee guida etiche per l’intelligenza artificiale in medicina. «La tecnologia deve restare ciò che è – ha detto in chiusura – non un fine in sé, ma un mezzo per costruire un mondo più giusto, più fraterno e più umano».

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