informazione, partecipazione, condivisione

Prevenire la disinformazione partendo dalla scuola

IL CONVEGNO

Prevenire la disinformazione partendo dalla scuola

In un ambiente così inquinato da tante fake news è facile cadere in trappola, soprattutto per i giovani. Presentato l’Osservatorio permanente sulla disinformazione digitale al convegno per festeggiare i vent’anni dell’agenzia di relazioni pubbliche Havas PR

21 novembre 2024

di Laura Benfenati

I vent’anni dell’agenzia di pubbliche relazioni Havas PR sono stati festeggiati lunedì a Milano con un interessante convegno sulle fake news e la presentazione dell’Osservatorio permanente sulla disinformazione digitale. I docenti dall’Università Vita-Salute San Raffaele, con i professionisti di Havas PR, guideranno un processo di formazione nelle classi italiane per diffondere educazione e prevenzione in materia di disinformazione.

«I nostri vent’anni sono stati guidati da grandi trasformazioni che hanno cambiato la vita a ciascuno di noi. In un mondo in cui mancano filtri, intermediazioni e i rischi sono molto alti, è più che mai importante prendere coscienza dell’impegno e dell’importanza del nostro lavoro», ha dichiarato Caterina Tonini, Ceo di Havas Creative Network Italy e Co-founder & Ceo di Havas PR. «In occasione di questo traguardo sentiamo il bisogno di dare un contributo fattivo nell’evitare che fenomeni come la sovrabbondanza dei messaggi o la veicolazione di informazioni inaccurate possano alimentare il circolo vizioso delle fake news e generare impatti negativi sulle nuove generazioni. La comunicazione cambia le persone e fare pubbliche relazioni per noi significa agire con responsabilità».

Lupi travestiti da agnelli

E in tempi di intelligenza artificiale, di difficoltà nella verifica di quello che si legge o addirittura si vede, il tema della responsabilità è centrale. «Molta della disinformazione è traghettata da lupi travestiti da agnelli», ha spiegato Carlo Martini, docente all’Università Vita-Salute San Raffaele. «Esistono persone e organizzazioni che si travestano da scienziati. Con pseudoscienza si intendono “teorie, metodi, pratiche che hanno pretesa di scientificità ma non rispettano e sono incompatibili con il metodo, le pratiche e l’etica della scienza”». Martini ha spiegato che l’80 per cento dei blog negazionisti citano un’unica fonte pseudoscientifica e che 12 pseudoesperti antivaccinisti sono responsabili del 65 per cento di 812.000 casi di contenuto antivaccinista. Quanto facile è riconoscere la pseudoscienza? «In un ambiente tanto inquinato è più facile cadere in trappola: il report “Disinformazione a scuola” realizzato dalla nostra università su 2.200 studenti delle scuole superiori dimostra che un giovane su tre non è in grado di comprendere correttamente se un’informazione on line è veramente affidabile. I dati mostrano come i più giovani siano carenti nella corretta identificazione di notizie affidabili (32,8 per cento per il tema ambiente e 36,9 per cento per il tema salute). Allo stesso modo, hanno evidenziato difficoltà nell’individuare notizie non affidabili (41,3 per cento per il tema ambiente e 35,2 per il tema salute).

Sapersi fermare per verificare

Appassionante l’intervento del collega David Puente, vicedirettore di Open: «Tutti possiamo sbagliare, ogni giorno abbiamo tante fonti da verificare e qualsiasi articolo che viene rettificato non deve essere cancellato ma si devono mettere in evidenza gli errori». E ci ha raccontato di bombardamenti che per molte fonti, anche autorevoli, risultavano avvenuti in un dato luogo ma in realtà erano in un altro molto lontano, o aerei russi citati come ucraini o viceversa, senza un’attenta verifica.

Del resto, il consumatore – e il lettore – è uno che ha fretta, lo ha spiegato Massimiliano Dona di Consumatori.it: «C’è un enorme sforzo cognitivo e spesso cediamo di fronte a una soluzione facile. Penso alle truffe bancarie, ne è stato vittima anche un mio amico commercialista, possono capitare a tutti. E le nuove generazioni sono più vulnerabili».

Andrea Nuzzo, content creator, specialista in comunicazione digitale, ha precisato che la disinformazione è sempre esistita ma andava a una velocità diversa, e ha consigliato la lettura del libro Rumors su come nascono le voci di corridoio: «Sui social si diffondono le teorie più disparate, che partono magari da un fatto reale che poi viene modificato e ottiene milioni di visualizzazioni: c’è per esempio chi si convince di aver rischiato di essere rapito nel camerino di un negozio o che i lavoratori sfruttati nei Paesi più poveri chiedano aiuto attraverso le etichette dei vestiti. Il contenuto spesso cerca l’utente e gli conferma quello in cui già crede. Per contrastare tutto ciò non conta avere tanti followers ma proporre contenuti di qualità. Fermarsi nella società dei contenuti veloci è una forma di ribellione. Non è sempre vero che la disinformazione va più veloce, si riesce a fare più rumore se si comunica in modo semplice e corretto».

Il pericolo per la salute

Quanto sia pericolosa la disinformazione in ambito salute lo ha sottolineato Biagio Oppi, External Communications director di Pfizer, raccontando per esempio il pericoloso calo di vaccinazioni contro il morbillo che si sta verificando: «Noi stiamo portando avanti diverse iniziative nelle scuole per insegnare a verificare le fonti corrette e ad avere fiducia nell’autorevolezza della scienza. Stiamo lavorando inoltre sulla comunicazione scientifica nell’ambito dei master di giornalismo e con gli Ordini per aiutare i giornalisti, soprattutto locali e non specializzati, ad avere gli strumenti per identificare le fake news. Sulla chemioterapia per esempio c’è ancora tanta disinformazione, ricordo con particolare commozione quando due bimbi colpiti da leucemia linfoblastica acuta morirono perché i genitori decisero di seguire cure alternative in Svizzera, non fidandosi della scienza».

Dai piccioni ai tweet

«Se l’Ai deciderà per noi, quali sono gli antidoti?», si è chiesto il presidente di Havas PR Corrado Tomassini: «L’università ha posto fine all’epoca dei dogmi, sempre di più dovremo sostenere il mondo dell’istruzione e della formazione per contrastare reti intelligenti e veloci. Charles Louis Havas fondò nel 1835 la prima agenzia di stampa del mondo e arruolò 25.000 piccioni viaggiatori per portare notizie fresche in tutti i cieli d’Europa. Oggi la fiducia nella scienza è cruciale per il nostro futuro, ma serve prestare la massima attenzione, preservandola. La disinformazione scientifica sfrutta il “marchio” della scienza per dare credibilità a informazioni non supportate da prove, spesso per scopi di lucro o ideologici, minando la fiducia delle persone, a volte in maniera irreparabile. Noi oggi più che mai crediamo che una comunicazione di qualità e responsabile aggiunga valore alla società».

0 Condivisioni

Altre news

21 Novembre 2024 ,