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Psicofarmaci pediatrici, cosa c’è dietro il trend di crescita

L’AGGIORNAMENTO

Psicofarmaci pediatrici, cosa c’è dietro il trend di crescita

Il Rapporto nazionale OsMed 2024 registra un aumento delle prescrizioni di psicofarmaci nella popolazione pediatrica. Con Filippo Caraci, coordinatore del GdL Malattie neurodegenerative della Società italiana di farmacologia (Sif) e docente di Farmacologia all’Università di Catania, analizziamo le cause del fenomeno. Centrali, per garantire appropriatezza e sicurezza di questi farmaci delicati, il monitoraggio e la collaborazione dei farmacisti

4 dicembre 2025

di Claudio Buono

Professor Caraci, l’aumento significativo delle prescrizioni di psicofarmaci in età pediatrica va letto come un segnale d’allarme o come un fenomeno che richiede soprattutto comprensione e contestualizzazione clinica?

L’aumento delle prescrizioni non va interpretato automaticamente come un allarme, ma come un fenomeno che richiede di essere compreso nella sua complessità. La vera sfida è valutare se questa crescita rifletta un miglioramento nella capacità del Servizio sanitario nazionale di riconoscere e trattare precocemente i disturbi neuropsichiatrici in età evolutiva, o se permangano aree critiche in termini di appropriatezza terapeutica. Per questo è fondamentale analizzare con attenzione i dati OsMed, uno strumento essenziale per monitorare l’uso dei farmaci in Italia: non solo mostrano quanto prescriviamo, ma ci spingono a riflettere sul perché lo facciamo e sull’adeguatezza dei percorsi di diagnosi e cura.

A suo avviso, questo aumento riflette un reale incremento dei disturbi mentali nei più giovani o una maggiore capacità di diagnosticarli e prenderli in carico?

Con ogni probabilità siamo di fronte a un fenomeno multifattoriale che vede l’associazione di entrambi i fenomeni. Da un lato cresce l’incidenza dei disturbi mentali in età evolutiva, anche per l’impatto del Covid e di nuovi fattori di rischio, come l’abuso di cannabis e l’aumento dei disturbi psicotici, mentre dall’altro migliora la capacità diagnostica e la presa in carico da parte dei servizi. I dati OsMed mostrano che dal 2016 l’uso di psicofarmaci è più che raddoppiato (dallo 0,26 allo 0,57 per cento), pur restando sotto la media europea: segno che parte dell’aumento è legata a diagnosi e prese in carico più accurate, in particolare per condizioni come il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Resta però necessario verificare che tale crescita corrisponda sempre a un impiego appropriato dei farmaci secondo le indicazioni terapeutiche approvate.

Aripiprazolo e risperidone restano i farmaci più prescritti, ma si registra un uso off-label di altri antipsicotici: quanto preoccupa questo fenomeno?

L’aumento delle prescrizioni dei due farmaci autorizzati in età pediatrica è un segnale positivo, perché riflette una maggiore aderenza alle evidenze scientifiche e ai criteri di appropriatezza. Persistono però utilizzi di antipsicotici non autorizzati, come quetiapina e olanzapina, che richiedono cautela. L’uso off-label può essere giustificato dalle evidenze cliniche, ma va monitorato con particolare attenzione, soprattutto in pazienti vulnerabili come quelli pediatrici, il che rende necessari sistemi di sorveglianza più solidi.

Anche i trattamenti per l’Adhd sono in forte crescita. Cosa ci dicono questi numeri?

Il dato più rilevante è l’aumento del 24,9 per cento nelle prescrizioni di psicostimolanti, probabilmente legato a diagnosi più tempestive, secondo linee guida consolidate. Poiché l’Italia ha strutturato leggermente più tardi i percorsi diagnostico-terapeutici per l’Adhd rispetto ad altri Paesi europei, questo incremento riflette in parte un allineamento alle buone pratiche internazionali. Rimane però fondamentale garantire l’appropriatezza, soprattutto in presenza di comorbidità psichiatriche. La Sif continua perciò a lavorare per promuovere un uso corretto di ogni farmaco.

Che impatto ha la Legge 648/96 sulle prescrizioni di risperidone nei bambini affetti da Disturbi dello spettro autistico (Asd)? È necessario rivederne l’applicazione?

Il risperidone può essere prescritto per trattare irritabilità e aggressività nei bambini con Asd. Tuttavia, sarebbe importante capire, attraverso analisi più dettagliate, quanto dell’aumento delle prescrizioni dipenda effettivamente da questa indicazione. La Legge 648/96 è uno strumento prezioso, ma è essenziale monitorarne l’applicazione per garantire l’uso realmente appropriato del farmaco ed evitare utilizzi impropri. Anche in questo caso serve una sorveglianza più sistematica per consentire interventi mirati.

Lei richiama spesso il tema dell’appropriatezza terapeutica. Quali sono oggi le principali criticità e quale può essere il ruolo dei farmacisti?

L’appropriatezza terapeutica rimane, in effetti, la sfida principale, soprattutto di fronte a criticità legate all’uso combinato dei farmaci in caso di comorbidità, alla durata dei trattamenti e al monitoraggio degli effetti avversi. Serve dunque un approccio integrato tra neuropsichiatri, pediatri, farmacologi e farmacisti. Questi ultimi, in particolare, svolgono un ruolo centrale e decisivo nella presa in carico del paziente pediatrico, verificando la coerenza delle terapie, individuando possibili interazioni o duplicazioni prescrittive, supportando le famiglie nell’aderenza e segnalando eventuali criticità.

Il ricorso a combinazioni farmacologiche è in aumento. È un approccio necessario o rischiamo un eccesso di medicalizzazione?

In presenza di comorbidità, l’uso di più farmaci psicotropi può essere giustificato, ma richiede sempre grande prudenza e consapevolezza, nonché un solido razionale scientifico. L’aumento delle terapie combinate evidenzia infatti la necessità di un monitoraggio continuo: non si tratta di demonizzarle, ma di limitarne l’impiego per specifiche condizioni cliniche e solo quando supportate da evidenze ben documentate di efficacia e sicurezza. Anche in questo caso il farmacista ha un ruolo strategico nel valutare possibili interazioni, verificare la razionalità della terapia e favorire l’aderenza al trattamento farmacologico.

La Sif ha annunciato iniziative di monitoraggio e collaborazioni intersocietarie. Come potranno contribuire i farmacisti?

I farmacisti rappresentano un anello fondamentale del sistema di sorveglianza. I nuovi registri e i progetti con Sinpia, Sip e Sinpf mirano proprio a integrare competenze diverse, e il loro contributo sarà decisivo nella raccolta dei dati, nell’identificazione dei pattern prescrittivi, nel monitoraggio dell’appropriatezza terapeutica e nel dialogo con le famiglie. Solo una collaborazione multidisciplinare può garantire che l’aumento delle prescrizioni corrisponda a reali miglioramenti nei percorsi diagnostico-terapeutici per bambini e adolescenti. Per questo, come Sif, manteniamo un confronto costante con le altre società scientifiche e con tutte le figure sanitarie affinché questo dialogo cresca e si rafforzi nell’interesse dei pazienti e dell’intero Ssn.

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