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Quando i farmaci fanno stare peggio

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Quando i farmaci fanno stare peggio

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Siamo abituati a dire ai pazienti cronici che le terapie farmacologiche non si devono mai interrompere, che devono seguirle sempre, a prescindere dallo stato di salute. In realtà ciò non corrisponde sempre al vero, specialmente in questo periodo. Vediamo perché

Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttarne i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui

10 luglio 2025

di Sergio Cattani, farmacista

È estate, fa caldo, a volte molto caldo, spesso in maniera insopportabile. Le condizioni climatiche estreme hanno pesanti conseguenze sul fisico, specialmente per gli anziani. Pensiamo a chi non si idrata a sufficienza o a chi soffre: assumere determinati farmaci in presenza di disidratazione o grave malessere può essere causa di un problema più serio, perché molti medicinali possono aumentare il rischio di ulteriore disidratazione e portare a effetti collaterali potenzialmente gravi.

Le norme relative alla terapia per i momenti della vita in cui si sta male sono note come “Sick Day Rules” e fanno parte delle conoscenze farmacoterapiche internazionali. Nel sistema sanitario del Regno Unito sono molto note e citate, fin da quanto sul Drug and Therapeutics Bulletin nel 2015 apparve l’articolo “Sick Day Rules in kidney disease”, che ricordava come la popolazione anziana (quindi con funzione renale normalmente al di sotto dell’ottimale) a seguito di vomito e diarrea possa andare in sofferenza renale.

Purtroppo, in Italia se ne parla poco e ritengo che sia fondamentale che i farmacisti le conoscano, anche se naturalmente la responsabilità di decidere se una terapia vada sospesa o meno rimane del medico.

A quali farmaci occorre fare attenzione?

Secondo le Sick Day Rules, questi sono i farmaci che devono essere temporaneamente sospesi se si è a rischio di disidratazione, magari in seguito a episodi di vomito e/o diarrea, con o senza febbre:

  • ACE inibitori (lisinopril, perindopril, ramipril): in caso di disidratazione, possono compromettere il corretto funzionamento dei reni.
  • Sartani (losartan, candesartan, valsartan, olmesartan, telmisartan): anche questi principi attivi, in caso di disidratazione, possono compromettere il corretto funzionamento dei reni.
  • Diuretici (furosemide, idroclorotiazide, indapamide, spironolattone): quando già si è a rischio disidratazione, la perdita di ulteriori sali minerali come conseguenza della loro azione può aumentare il rischio di disidratazione.
  • FANS (ibuprofene, ketoprofene, naprossene, diclofenac): si sa che la tossicità dei farmaci antinfiammatori non steroidei verte sostanzialmente su reni e sistema gastrointestinale. Anch’essi, in caso di disidratazione, possono compromettere il corretto funzionamento dei reni, specialmente negli anziani e nei bambini.
  • Metformina: la disidratazione può aumentare il rischio di sviluppare un grave effetto collaterale chiamato acidosi lattica.
  • Inibitori SGLT2 (canagliflozina, dapagliflozina, empagliflozina, ertugliflozina): utilizzati nel trattamento del diabete, delle malattie renali o dell’insufficienza cardiaca, questi farmaci possono aumentare il rischio di disidratazione e, in caso di diabete, possono causare accumulo di acido lattico. Entrambi quersti effetti collaterali aumentano di incidenza in caso di vomito e/o diarrea.

Secondo le Sick Day Rules solitamente è possibile riprendere l’assunzione del farmaco dopo 24-48 ore dall’assunzione di pasti e bevande normali. Non è consigliato assumere dosi supplementari per le dosi dimenticate.

Warfarin, INR e disidratazione

Come se non bastasse, ci sono farmaci delicati come warfarin che in questi casi hanno bisogno di alcune precauzioni. Le alterazioni dello stato dei fluidi influenzano l’INR e i pazienti anziani ne sono particolarmente soggetti, a causa di varie patologie e fattori ambientali. La disidratazione può aumentare l’INR, che in seguito a un monitoraggio potrebbe quindi risultare fuori target ed esporre la persona a maggiori rischi di emorragia. Inoltre, la diarrea (così come la stipsi) può influenzare l’INR a causa del variabile assorbimento di warfarin nel tratto gastrointestinale.

Key takeaways

  • Quando una persona, specialmente anziana, riferisce vomito o diarrea chiedere informazioni sulle terapie che segue;
  • in caso di terapia antipertensiva, rafforzare la raccomandazione di monitorare la pressione, per prevenire il rischio di ipotensione;
  • se la persona riferisce dolore in concomitanza con episodi di vomito/diarrea ripetuti, invitare ad assumere paracetamolo, evitando FANS;
  • se la persona assume warfarin e opera monitoraggio INR, ricordarle che diarrea e vomito possono alterare i risultati;
  • nella maggior parte dei casi di vomito e diarrea la terapia necessaria e spesso sufficiente è l’idratazione, eventualmente con il supporto di una soluzione glicosalina.

Bibliografia minima:

Beier MT. Warfarin monitoring: consider the three Ds. J Am Med Dir Assoc. 2005 Jan-Feb;6(1):76.

Sick day rules in kidney disease. Drug Ther Bull. 2015 Apr;53(4):37;.

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