Sanità, l’AI convince ma la fiducia resta umana
IL RAPPORTO
Sanità, l’AI convince ma la fiducia resta umana
Lo STADA Health Report 2026 fotografa europei sempre più aperti all’intelligenza artificiale nella gestione della salute. Pur utilizzando sempre più strumenti digitali, continuano però a considerare medici e farmacisti i principali punti di riferimento per le decisioni di cura
9 luglio 2026
di Claudio Buono
L’intelligenza artificiale entra stabilmente nella gestione quotidiana della salute, ma non sostituisce il rapporto con i professionisti sanitari. È questo il messaggio che emerge dall’edizione 2026 dello STADA Health Report, l’indagine indipendente e rappresentativa condotta in 20 Paesi europei, che fotografa un sistema sanitario in trasformazione, nel quale tecnologia, autonomia dei cittadini e competenze professionali sono sempre più chiamate a convivere. I numeri parlano chiaro: l’82 per cento degli europei è favorevole a un ruolo dell’AI nella propria assistenza sanitaria e il 55 per cento la utilizza già per esigenze legate alla salute. Parallelamente, però, la fiducia continua ad avere un volto umano: il 77 per cento si affida al proprio medico di medicina generale o ad altri professionisti sanitari, farmacisti inclusi, nelle decisioni di salute e circa otto persone su dieci preferiscono ancora un consulto di persona.
Sistemi sanitari sotto pressione, cittadini sempre più protagonisti
Il report descrive uno scenario caratterizzato da tre grandi tendenze contrapposte: sistemi sanitari ancora in difficoltà a causa della pressione costante a cui sono sottoposti, cittadini sempre più consapevoli e capaci di prendersi cura autonomamente della propria salute, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella cura quotidiana.
Il gradimento nei confronti dei sistemi sanitari resta sostanzialmente stabile in tutto il continente: solo il 56 per cento degli intervistati si dichiara soddisfatto, un dato in linea con il 58 per cento rilevato nel 2025 e che conferma una situazione di sostanziale stallo dopo il calo registrato nel periodo post pandemico. Tra le principali criticità percepite emergono la carenza di personale sanitario e i lunghi tempi di attesa, indicati dal 67 per cento degli intervistati. Seguono l’invecchiamento della popolazione e la diffusione delle patologie croniche (56 per cento), l’aumento dei disturbi mentali (53 per cento) e le difficoltà di accesso a cure economicamente sostenibili (43 per cento). Non sorprende, quindi, che se potesse intervenire direttamente sul sistema sanitario, il 58 per cento degli europei sceglierebbe di ridurre i tempi di attesa aumentando il numero degli operatori sanitari, mentre il 49 per cento investirebbe sul miglioramento dell’accesso alle cure primarie. In questo contesto cresce anche l’autonomia dei cittadini nella gestione della salute: il 78 per cento si sente preparato a prendersi cura di sé, il 94 per cento ricorre all’automedicazione almeno per alcuni disturbi e l’85 per cento utilizza uno o più strumenti di monitoraggio, dai fitness tracker ai dispositivi per la misurazione domestica dei principali parametri.
L’AI è già parte della salute quotidiana
Per la prima volta, l’intelligenza artificiale non viene più percepita come una tecnologia del futuro, ma come uno strumento già presente nella vita delle persone. Oltre al 55 per cento che dichiara di utilizzarla in ambito sanitario, l’82 per cento si dice disponibile ad accoglierla nel proprio percorso di cura. Il 43 per cento sarebbe addirittura propenso a condividere la propria cartella clinica con sistemi di AI per migliorare diagnosi, prevenzione e trattamento, mentre il 49 per cento afferma di fidarsi già, oppure sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi elaborata dall’intelligenza artificiale.
La fiducia resta nelle mani dei professionisti
L’espansione dell’intelligenza artificiale non si traduce in una perdita di centralità per medici e farmacisti. Al contrario, secondo l’indagine, il 77 per cento degli europei considera il proprio mmg il principale punto di riferimento per le decisioni riguardanti la salute, mentre il 57 per cento riconosce lo stesso ruolo ai farmacisti, confermandone il valore come professionisti di prossimità e interlocutori qualificati.
Anche rispetto all’impiego dell’AI, gli europei fissano confini molto precisi. L’apertura è maggiore per le attività organizzative e di supporto, come la gestione degli appuntamenti e dei follow-up (50 per cento), oppure per la presa di appunti durante le visite e il monitoraggio delle patologie croniche (36 per cento). Quando invece si tratta delle decisioni cliniche e del rapporto con il paziente, prevale la richiesta di mantenere una forte componente umana. Il 38 per cento teme infatti una riduzione dell’interazione personale in un sistema sempre più guidato dall’intelligenza artificiale, mentre il 35 per cento è espressamente preoccupato per un peggioramento della qualità della comunicazione con gli operatori sanitari.
Farmacie sempre più protagoniste nell’integrazione tra competenze e digitale
Lo STADA Health Report evidenzia come l’evoluzione tecnologica non ridimensioni il ruolo degli operatori sanitari, ma ne trasformi le competenze. Nel dettaglio, il 41 per cento degli interpellati si aspetta un aumento dei consulti digitali e a distanza; il 30 per cento ritiene che medici e farmacisti diventeranno ancora più importanti come interlocutori umani affidabili; il 26 per cento immagina professionisti capaci di interpretare e contestualizzare il crescente flusso di informazioni generate dagli strumenti digitali. Solo il 20 per cento crede invece che l’importanza degli operatori sanitari diminuirà a causa dell’AI. E per quanto riguarda il ruolo della farmacia, il quadro delineato suggerisce una trasformazione di quest’ultima: non una sostituzione delle competenze professionali, ma un loro ampliamento grazie agli strumenti digitali.
Per il Ceo di STADA, Peter Goldschmidt, «questo cambiamento non rappresenta una soluzione temporanea per un sistema sotto pressione, ma sta diventando esso stesso il modello. Anche tra coloro che sono più aperti all’intelligenza artificiale, la richiesta è di supporto, non di sostituzione. Le farmacie sono uno dei punti di contatto più accessibili e affidabili che la maggior parte dei cittadini europei ha con il proprio sistema sanitario: la domanda, quindi, non è se cambieranno, ma come evolveranno in hub capaci di integrare competenze umane, velocità e potenzialità degli strumenti digitali».
