Se 220 euro vi sembrano pochi
L'EDITORIALE
Se 220 euro vi sembrano pochi
Nuova rottura, da parte dei sindacati, delle trattative per il rinnovo del contratto dei dipendenti di farmacia. Molte le proposte di Federfarma, l’opposizione continua: a chi giova?
5 febbraio 2026
di Laura Benfenati
Viene da chiedersi se i sindacati facciano davvero gli interessi dei lavoratori: sul rinnovo del contratto dei dipendenti di farmacia ancora un no e intanto i mesi passano. E si minacciano nuovi inutili scioperi che non porteranno da nessuna parte. Anche perché le proposte di Federfarma sono già state contestate sui social da alcuni titolari delle farmacie più piccole, che le ritengono insostenibili.
Nel comunicato stampa della Federazione – che pubblichiamo integralmente più sotto – c’è l’elenco delle proposte fatte. Oltre all’aumento di 220 euro mensili, una serie di vantaggi e riconoscimenti professionali. Questa l’amara conclusione nella parte finale del comunicato: “Le Organizzazioni Sindacali, purtroppo, si sono dichiarate ancora una volta insoddisfatte in merito alle proposte avanzate da Federfarma, con la conseguenza di rinviare ulteriormente la prosecuzione delle trattative e ritardare la possibilità per i dipendenti delle farmacie di fruire delle nuove condizioni economiche e lavorative nonché dei benefici fiscali previsti dalla legge di bilancio per il 2026”.
Sui social Francesco Nigro, che prima era titolare e ora fa il collaboratore – quindi ha una visione d’insieme che a molti pare sfuggire – ha scritto: “Si poteva chiudere un buon accordo. Peccato che i sindacati non l’abbiano capito. Io come dipendente questa volta dissento fortemente dal sindacato che mi rappresenta. Spero che a breve ci possa essere un nuovo incontro”.
In un articolo pubblicato oggi sul quotidiano RIF Day, diretto da Giorgio Flavio Pintus, i farmacisti collaboratori dovrebbero leggere con molta attenzione questa dichiarazione del sindacato Uiltucs: “Resta sempre la proposta economica avanzata da parte datoriale che le organizzazioni sindacali hanno giudicato insufficiente: un incremento salariale di 130 euro e un ulteriore incremento di 70 euro previsto unicamente per le farmacie e i farmacisti, escludendo dall’erogazione gli addetti e le addette non laureati”. E ora viene il punto interessante: “Una distinzione che, secondo la sigla di comparto della UIL, ‘va a creare un’ampia differenziazione all’interno dell’ambiente di lavoro, con tabelle salariali enormemente differenziate sulla base del ruolo’ ”.
E ci mancherebbe altro: ma sappiamo cosa significhi oggi laurearsi in farmacia? Una differenziazione di ruolo ci vuole, eccome, tra un professionista che ha studiato chimica, biologia, patologia, farmacologia cinque anni e ha una responsabilità penale al banco e un addetto che, per quanto bravo e professionale, non può in alcun modo essere paragonato a un laureato. Se fossi un collaboratore mi porrei qualche domanda su certe logiche sindacali “uno vale uno” che sono fuori dal mondo e portano a posticipare sine die la chiusura del contratto. Senza vantaggi per nessuno.





