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Sif: il futuro della farmaceutica tra innovazione e nuove regole

IL CONVEGNO

Sif: il futuro della farmaceutica tra innovazione e nuove regole

Il comparto farmaceutico punta su ricerca e autonomia produttiva per garantire la tenuta del Ssn e la competitività del Paese. Al centro del dibattito il nuovo Testo unico, atteso a fine 2026, per semplificare l’accesso alle cure e rilanciare la produzione nazionale di principi attivi

14 maggio 2026

di Emanuela Colantonio

La farmaceutica italiana giocherà nei prossimi anni una partita che va ben oltre il tema sanitario. In gioco ci sono competitività industriale, capacità di attrarre investimenti, autonomia produttiva e tenuta del Servizio sanitario nazionale. È il messaggio emerso dal confronto promosso dalla Società Italiana di Farmacologia (Sif), durante l’evento “Il futuro della farmaceutica” che ha riunito, lo scorso 7 maggio a Roma, istituzioni, industria e comunità scientifica. A indicare la direzione è stato Armando Genazzani, presidente della Sif, che ha fotografato un settore in piena trasformazione. Secondo le stime richiamate dal farmacologo, oltre il 50 per cento dei farmaci in arrivo nei prossimi cinque anni riguarderà l’oncologia, mentre il resto dell’innovazione si concentrerà soprattutto su sistema nervoso centrale, malattie infiammatorie e malattie rare. Quattro aree che, complessivamente, rappresenteranno circa il 90 per cento delle nuove terapie attese.

«L’industria farmaceutica sta cambiando pelle», ha spiegato Genazzani, sottolineando come diverse aziende italiane stiano iniziando a sviluppare farmaci innovativi «in grado di competere a livello globale, conquistando quote di mercato anche fuori dall’Italia e dall’Europa». Ma, ha avvertito, il punto decisivo è capire «se si tratta di casi isolati oppure se il Paese sia in grado di costruire un vero ecosistema della ricerca e sviluppo capace di trainare l’intero sistema».

Per il presidente Sif il nodo non è soltanto sanitario ma anche economico e strategico. «Il farmaco è un prodotto ad altissimo valore aggiunto: dalla scoperta alla commercializzazione il valore cresce in modo significativo», ha osservato, avvertendo che «non investire in ricerca e non costruire un sistema integrato fatto di investimenti pubblici e privati, formazione e poli di innovazione significa dipendere da altri Paesi». Da qui anche il richiamo alla competizione internazionale: «L’Italia ha aziende competitive, ma sono ancora poche rispetto ai grandi player di Stati Uniti e Cina, che stanno crescendo rapidamente e investono in modo massiccio in tecnologia e innovazione».

La stessa preoccupazione attraversa l’intervento del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha legato il futuro del settore al Testo unico sulla legislazione farmaceutica, il provvedimento con cui il Governo punta a riordinare circa 800 norme stratificate nel tempo, alcune risalenti addirittura agli anni Trenta. La deadline indicata dal sottosegretario è dicembre 2026: concluse le audizioni in Senato, il testo dovrà affrontare discussione parlamentare, fase emendativa e passaggio alla Camera prima della stesura definitiva dei decreti delegati.

Per Gemmato, il riordino normativo dovrà avere due effetti concreti. Il primo riguarda l’accesso ai farmaci: «La riorganizzazione della legislazione permetterà un migliore accesso del cittadino al farmaco», favorendo «l’aderenza terapeutica» e consentendo ai cittadini di «curarsi meglio», con un impatto positivo anche sui conti del Servizio sanitario nazionale.

Il secondo fronte è quello industriale e geopolitico. «Dobbiamo riappropriarci di quella che era la grande tradizione della chimica farmaceutica italiana nella produzione di principi attivi», ha spiegato il sottosegretario, ricordando che oggi «l’80 per cento dei principi attivi» viene importato da Cina e India. Una dipendenza che, alla luce delle tensioni internazionali e delle fragilità delle catene globali di approvvigionamento, viene ormai considerata un elemento critico per la sicurezza sanitaria europea. «Abbiamo immolato la grande tradizione della chimica farmaceutica di base italiana sull’altare del risparmio di pochi centesimi a pillola e oggi è il momento di controvertere questa narrazione», ha aggiunto.

Sul fronte industriale, Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, ha definito la farmaceutica «un asset strategico», non solo per la salute pubblica ma anche per occupazione, crescita economica e sicurezza nazionale. «Lo scenario internazionale impone oggi all’Italia scelte chiare e coraggiose», ha dichiarato, chiedendo di «rafforzare la capacità di fare sistema, semplificare i processi decisionali e garantire un accesso rapido e uniforme all’innovazione su tutto il territorio nazionale».

Cattani ha richiamato anche il peso crescente delle dinamiche internazionali, citando le politiche statunitensi come la clausola della “most favored nation”, che potrebbe avere effetti diretti sui prezzi e sugli equilibri del mercato farmaceutico globale. In questo scenario, ha osservato, «l’industria è pronta a fare la propria parte, investendo in ricerca, sviluppo e produzione», ma servono «regole stabili, prevedibili e capaci di valorizzare il contributo del settore». Da qui il sostegno al percorso parlamentare del Testo unico sulla legislazione farmaceutica, considerato «decisivo per il futuro del settore in Italia». Per il presidente di Farmindustria, infatti, «solo attraverso una collaborazione strutturata tra istituzioni, comunità scientifica e industria possiamo cogliere appieno le opportunità offerte da questa fase di trasformazione e consolidare il ruolo dell’Italia come hub farmaceutico di primo piano a livello internazionale». Cattani ha infine invitato a superare una visione esclusivamente economicistica della governance del farmaco. Il riferimento è alla revisione del prontuario Aifa, rispetto alla quale il presidente di Farmindustria chiede «un contesto favorevole all’innovazione, basato sulla valutazione e la valorizzazione degli esiti delle cure» e non soltanto sul contenimento della spesa.

Nel dibattito è emerso inoltre il tema dell’accesso precoce ai farmaci innovativi. Claudio Jommi, presidente eletto di Ispor Italy-Rome Chapter, ha evidenziato la forte frammentazione dei programmi italiani di early access, chiedendo un modello più strutturato e omogeneo, sul modello francese, con regole chiare su eleggibilità, gestione e sostenibilità.

A rendere ancora più delicato il quadro è il contesto internazionale. Massimo Riccaboni, direttore di Axes-Imt Lucca, ha spiegato che la politica americana della “most favored nation” rischia di trasformare i prezzi italiani – già tra i più bassi dei Paesi industrializzati – in un benchmark per il mercato statunitense, con possibili ripercussioni sulla capacità di attrarre investimenti esteri.

Infine, il tema della ricerca clinica. Giulio Pompilio, direttore scientifico del Centro cardiologico Monzino Irccs, ha sottolineato che il futuro della farmaceutica si giocherà nei Paesi capaci di integrare ricerca scientifica, sperimentazione clinica e visione industriale.

L’evento rappresenta il punto di partenza di un percorso che proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori momenti di confronto e approfondimento, fino al Convegno Nazionale Sif previsto al Lingotto di Torino dal 25 al 28 novembre 2026, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di un sistema farmaceutico più efficiente, equo e orientato all’innovazione.

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