Srl in farmacia: una scelta che non conviene a tutti
UNA DOMANDA A…
Srl in farmacia: una scelta che non conviene a tutti

Il passaggio alla società di capitali può offrire spazi di pianificazione fiscale e risultare funzionale in ottica di investimenti o di futura cessione, ma solo a condizioni precise. Livello di prelievo degli utili, impatto Ires-dividendi, perdita delle detrazioni Irpef e tutela patrimoniale rendono la srl una soluzione da valutare caso per caso
5 febbraio 2026
rispondono Francesco Capri e Francesco Manfredi,
dottori commercialisti – revisori legali, Studio Guandalini
Quando conviene trasformare la farmacia in una srl?
Posto che ogni valutazione di convenienza deve essere calata nella singola realtà, volendo tracciare un quadro generale, si può dire che la convenienza è solo parzialmente fiscale ed emerge nel momento in cui il titolare della farmacia non ha necessità di prelevare integralmente, o in larga parte, l’utile di esercizio.
Il paradosso della tassazione delle società di persone e delle imprese individuali risiede nel fatto che manca un allineamento tra tassazione e prelievo di utili: il socio che, in un determinato anno, non effettuasse alcun prelievo sarebbe comunque tenuto a pagare le imposte sulla quota di reddito derivante dalla partecipazione detenuta. La società di capitali, sotto questo profilo, consente invece una pianificazione lecita della fiscalità personale, poiché l’imposizione in capo ai soci si realizza solo al momento della distribuzione dei dividendi.
Se però adottiamo una valutazione immediata, la srl sconta comunque Ires a un’aliquota del 24 per cento sull’utile di bilancio tenuto conto delle eventuali rettifiche fiscali; sul reddito al netto dell’Ires della società, i soci, in caso di distribuzione, subiscono un’ulteriore ritenuta pari al 26 per cento, a titolo di imposta (ciò comporta l’impossibilità di far valere oneri deducibili e detraibili nel calcolo di quanto dovuto, come invece avviene per l’Irpef). Si pensi al farmacista socio di srl che, oltre ai contributi Enpaf, abbia effettuato, per esempio, spese di ristrutturazione con quote ancora da detrarre: il beneficio fiscale relativo a tali oneri andrebbe completamente perso.
Facciamo una breve esemplificazione
Ipotizziamo che due soci al 50 per cento, residenti nel Comune di Bologna (come la sede della loro farmacia), vogliano trasformare la loro snc in srl, e che il loro imponibile fiscale sia pari a 200mila euro. Nel regime di società di persone, considerando Irpef e addizionali, l’imposta complessiva ammonta a quasi 86mila euro; in caso di trasformazione in srl e distribuzione integrale dell’utile, il carico fiscale comporterebbe un aggravio di poco superiore al 2 per cento. Anche considerando imponibili più elevati, la differenza rimane sempre presente:
| Reddito imponibile | IRES + tassaz.dividendi | IRPEF + addizionali | Differenza |
| 200.000 € | 87.520 € | 85.714 € | 1.806 € |
| 250.000 € | 109.400 € | 107.214 € | 2.186 € |
| 300.000 € | 131.280 € | 128.714 € | 2.566 € |
| 350.000 € | 153.160 € | 150.214 € | 2.946 € |
| 400.000 € | 175.040 € | 171.714 € | 3.326 € |
Nel caso in cui i due soci invece prelevassero solo la metà degli utili netti e accantonassero a riserva il residuo, da utilizzare per effettuare investimenti sulla farmacia, la situazione sarebbe completamente ribaltata:
| Reddito imponibile | IRES + tassaz.dividendi | IRPEF + addizionali | Differenza |
| 200.000 € | 67.760 € | 85.714 € | -17.954 € |
| 250.000 € | 84.700 € | 107.214 € | -22.514 € |
| 300.000 € | 101.640 € | 128.714 € | -27.074 € |
| 350.000 € | 118.580 € | 150.214 € | -31.634 € |
| 400.000 € | 135.520 € | 171.714 € | -36.194 € |
Una scelta non per tutti
Indubbiamente, alcune componenti di reddito di impresa – si pensi per esempio alla tassazione dei dividendi per partecipazioni detenute in regime di participation exemption o anche PEX – beneficiano di una tassazione più contenuta (pari al 5 per cento) rispetto a quella prevista per imprese individuali o a società di persone. Tuttavia, affinché tale vantaggio produca un effetto significativo, occorrerebbe una farmacia dotata di ampia liquidità, investita massicciamente in strumenti partecipativi, peraltro più rischiosi rispetto agli impieghi tradizionali (titoli di stato od obbligazioni private). Va inoltre considerato che la legge di bilancio 2026 ha posto limiti a tale agevolazione, subordinandola al possesso di una partecipazione superiore a una determinata soglia.
Molti farmacisti, spesso su suggerimento di consulenti-guru, pensano a una holding familiare, ovvero una società che detiene le partecipazioni di più farmacie, per sfruttare al massimo questo meccanismo (al netto delle modifiche dell’ultima legge di bilancio). In realtà, tale soluzione non è sempre efficace. Se, per ipotesi, consideriamo una holding che detiene il 100 per cento di due farmacie ciascuna con un reddito di 100mila euro, la tassazione complessiva (tra Ires e imposta sostitutiva sui dividendi) arriva a sfiorare i 90mila euro qualora i dividendi vengano integralmente distribuiti. Questo schema si rivela vantaggioso solo nel caso in cui la holding funga da vera e propria cassaforte, con una distribuzione di dividendi estremamente limitata oppure in caso di cessione di partecipazioni detenute in regime di PEX (5 per cento), a condizione che la liquidità ottenuta venga reinvestita all’interno della holding stessa.
In effetti, la maggior parte delle trasformazioni nel mondo delle farmacie avviene nell’ottica di una futura cessione, a favore di acquirenti che preferiscono questa forma giuridica (come i grandi gruppi e i fondi); ma questa strada può essere praticata anche da farmacisti “stand-alone”, ovvero titolari che intendono trarre vantaggio dalla forma societaria (ricorrendo, per esempio, alla rivalutazione dell’avviamento, che consente un interessante risparmio fiscale), senza però costituire una compagine sociale (magari perché i figli hanno scelto strade professionali differenti), ovvero perché si preferisce rimanere soli al comando, in attesa di decidere cosa fare dell’azienda.
Il presunto vantaggio della responsabilità condivisa
Ultimo aspetto, di non poco conto, riguarda il tema della responsabilità dei soci. Nelle società di capitali, la responsabilità è limitata al capitale sociale mentre nelle società di persone e ditte individuali l’imprenditore risponde illimitatamente con il proprio patrimonio personale. La srl appare quindi particolarmente vantaggiosa in ottica di protezione patrimoniale, tuttavia nella pratica, questo vantaggio spesso resta solo teorico, soprattutto quando gli istituti di credito o altri stakeholder (in primis fornitori) richiedono il rilascio di garanzie personali da parte dei soci.
Quella della srl, quindi, non è una scelta “di principio”, ma una decisione che va calibrata sulla realtà della singola farmacia e sulle reali esigenze del suo titolare.