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STADA 2026: l’AI avanza, ma il fattore umano resta insostituibile

IL RAPPORTO

STADA 2026: l’AI avanza, ma il fattore umano resta insostituibile

Gli italiani guardano con interesse misto a prudenza alle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale in sanità, ma continuano a privilegiare il confronto con i professionisti sanitari. Sullo sfondo, un Ssn sotto pressione e una crescente attenzione alla prevenzione e agli anni da vivere in salute

1 ottobre 2026

di Claudio Buono

L’innovazione conquista spazio anche nel rapporto degli italiani con la salute, ma non sostituisce il valore della relazione umana. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal focus italiano dallo STADA Health Report 2026, presentato il 23 settembre a Milano nel corso di un evento promosso da EG STADA Group in collaborazione con Il Sole 24 Ore e alla presenza dei principali stakeholder del panorama sanitario.

L’indagine, realizzata da Human8 per conto di STADA, ha coinvolto circa 2mila connazionali tra i 18 e i 76 anni, nell’ambito di una ricerca on line condotta in 20 Paesi tra febbraio e marzo 2026, con l’obiettivo di analizzare come le persone percepiscono la salute e come i loro atteggiamenti si traducono nei comportamenti quotidiani, offrendo dati utili circa le principali tendenze e sfide sanitarie in Italia e in Europa.

«Questa edizione conferma come gli Italiani guardino al futuro della salute con un mix di apertura e pragmatismo», ha osservato Luca Vitaloni, Associate Director di Human8: dalla ricerca emerge infatti il crescente interesse per le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, mantenendo però una certa prudenza quando si tratta di affidarle decisioni legate alla propria salute. Una lettura condivisa anche da Salvatore Butti, General Manager & Managing Director di EG STADA Group, per il quale il Report evidenzia anche il valore che gli italiani attribuiscono alla salute e al Servizio sanitario nazionale, oggi alle prese con diverse criticità: «Pur in una fase complessa, il Ssn rappresenta una risorsa essenziale da tutelare, accompagnandone l’evoluzione senza perdere di vista l’importanza del rapporto umano».

AI sì, ma a determinate condizioni

Secondo il Report, dunque, quasi il 59 per cento degli intervistati (3 su 5) sarebbe disposto ad affidarsi all’intelligenza artificiale per un consulto anziché rivolgersi al medico. Un dato che segnala una certa apertura verso la digitalizzazione ma a determinate condizioni. Il 23 per cento accetterebbe di utilizzarla purché fosse possibile confrontarsi successivamente con un professionista sanitario, il 13 per cento la prenderebbe in considerazione soprattutto come secondo parere e l’11 per cento in presenza di disturbi lievi.

La prudenza permane comunque evidente: il 44 per cento dichiara di non avvalersi dell’AI per la propria salute, mentre tra chi già la utilizza, gli impieghi più frequenti riguardano la possibilità di comprendere meglio una diagnosi ricevuta (31 per cento) e di ottenere consigli per la prevenzione (25 per cento), per esempio su stile di vita, alimentazione e attività fisica. Le principali perplessità circa l’adozione dell’intelligenza artificiale riguardano in primo luogo il timore di errori o diagnosi non corrette (52 per cento), seguite dall’eventualità che i dati sanitari vengano utilizzati senza consenso (36 per cento) e dal rischio che l’AI possa comportare una riduzione dell’interazione umana (36 per cento). Eppure, le aspettative per quelli che potrebbero essere dei vantaggi concreti non mancano: il 44 per cento degli interpellati si aspetta diagnosi più rapide, il 39 per cento un’assistenza sanitaria meno costosa e il 35 per cento un accesso maggiormente semplificato ai servizi medici, anche nelle aree rurali o più svantaggiate.

Un sistema sanitario sotto pressione

Il rapporto con il Ssn appare invece più problematico. La soddisfazione complessiva degli italiani si attesta attualmente al 45 per cento, in calo rispetto al 48 per cento del 2025. La diminuzione è meno marcata rispetto agli anni precedenti, ma il dato evidenzia comunque una distanza persistente tra le aspettative dei cittadini e la loro esperienza quotidiana. Il problema più sentito sono i lunghi tempi d’attesa, indicati dal 73 per cento del campione tra le principali sfide del Sistema sanitario, anche in relazione alla carenza di personale. Seguono l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche (57 per cento), mentre il 55 per cento segnala il difficile accesso a un’assistenza sanitaria economicamente sostenibile. Non tutti gli ambiti, però, vengono percepiti allo stesso modo. Tra quelli che vedono il Ssn offrire un buon supporto spicca l’accesso ai farmaci (59 per cento). Più critici risultano invece il sostegno alla salute mentale (21 per cento), la disponibilità di strumenti e servizi digitali (23 per cento) e l’assistenza agli anziani (24 per cento).

Vivere di più e in salute

L’invecchiamento rappresenta un’altra delle questioni centrali del Report, che per l’occasione ha fotografato un ulteriore paradosso: gli italiani mirano alla longevità, ciononostante il 58 per cento degli uomini guarda con una certa apprensione agli anni che passano (quota che sale al 65 per cento tra le donne). A preoccupare maggiormente è la possibilità di avere bisogno di assistenza (65 per cento), seguita dal declino cognitivo (64 per cento), dai problemi fisici (61 per cento) e dalle malattie (60 per cento). Di converso, il 78 per cento degli intervistati considera importante vivere il più a lungo possibile, e per riuscirci dichiara di essere disposto a cambiare le proprie abitudini, rinunciando, in toto o in parte, a zucchero e dolci (84 per cento), al tempo trascorso davanti agli schermi (78 per cento), a fast food (77 per cento) e alcol (73 per cento).

Professionisti sanitari come punto di riferimento

È proprio sul ruolo degli operatori sanitari che emerge il dato più significativo della ricerca. La crescente digitalizzazione non sembra destinata a sostituire la relazione con medici, farmacisti e altri operatori del settore, ma piuttosto a modificare il modo in cui il professionista entra in relazione con il paziente. Se per il 74 per cento degli italiani sono proprio loro i principali responsabili dell’educazione alla salute, il 45 per cento ritiene parimenti che saranno sempre più coinvolti nell’offerta di consulenze digitali e a distanza, mentre per il 31 per cento assumeranno un ruolo crescente come consulenti e interpreti degli strumenti di AI, e il 26 per cento li vede invece destinati a rafforzare la propria funzione di punti di riferimento umani e affidabili. Anche quando si tratta di accedere ai servizi sanitari, infatti, il confronto diretto rimane la modalità preferita. L’incontro in presenza è scelto dal 78 per cento del campione sia per screening e controlli preventivi sia per i consulti medici. La stessa preferenza riguarda anche le consulenze del farmacista (69 per cento) e i percorsi di terapia o supporto psicologico (58 per cento).

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